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Tribunale di Firenze: Apparecchi di puro intrattenimento rientrano nella Direttiva Servizi e sono esclusi dal Monopolio Statale

In: Diritto

21 marzo 2016 - 15:30


flippervideogiochi

(Jamma) “I giochi di abilità, le macchine da gioco che non danno premi o che danno premi unicamente sotto forma di giocate gratis e i giochi promozionali il cui unico obiettivo è quello di incoraggiare la vendita di beni o servizi non rientrano nell’esclusione della direttiva Bolkestein (recepita dal D.lgvo 59/2010) in quanto non ledono interessi generali (salute, ordine pubblica, sicurezza, sanità pubblica); gli apparecchi rientranti in tale categoria sono comprese nel campo di applicazione della “Direttiva servizi” che prevale – per il principio della supremazia del diritto comunitario – sul diritto interno”. Così il Tribunale di Firenze chiamato ad esprimersi in merito ad una causa promossa da un gestore contro i Monopoli di Stato a seguito del provvedimento con il quale gli veniva ingiunto il pagamento della sanzione amministrativa di euro 6.000 per la violazione amministrativa di cui all’art. all’art. 110 comma 9 lett. d) del TULPS. In fase di controllo la Guardia di Finanza aveva infatti accertato la presenza di 47 apparecchi “rientranti nella categoria di cui all’art. 110 comma 7 lett. c) TULPS, sprovvisti del nulla osta rilasciato dall’AAMS per la messa in esercizio e distribuzione”.

 

Con una sentenza dell’8 marzo scorso il Tribunale ha accolto la tesi della società di gestione rappresentata dall’avvocato Cino Benelli precisando che il diritto interno “va dunque disapplicato per conformare il diritto interno a quello comunitario in posizione di primazia (primautè).
La direttiva CE approvata il 12 dicembre 2006 nr. 123, sulla libera prestazione dei servizi nel mercato interno, rappresenta la volontà del Parlamento Europeo e del Consiglio in materia di libertà di stabilimento (art. 43 del Trattato CE) e sulla libertà di prestazione di servizi (art. 49 del Trattato CE), sancendo, in particolare, il principio della c.d. “libertà di prestare il sevizio”, secondo il quale, tenuto conto dei principi di non discriminazione, necessità e proporzionalità, è vietata agli Stati l’imposizione al prestatore di servizi di un altro stato membro di requisiti aggiuntivi rispetto a quelli richiesti ai propri operatori, che non siano giustificati da ragioni di pubblica sicurezza, protezione della salute o dell’ambiente. Si deve, pertanto, rilevare che solo il settore dei “giochi con denaro, ivi comprese le lotterie e le scommesse” sono esclusi dall’ambito di applicazione di tale ultima direttiva “tenuto conto della natura specifica di tali attività che comportano da parte degli Stati membri l’attuazione di politiche di ordine pubblico e di tutela dei consumatori”.

“ Del resto gli artt. 31 e 34 del Dl 201/2011, – si legge ancora nella sentenza- convertito nella legge nr. 214 del 2011 (che consente la presentazione di una SCIA segnalazione certificata in inizio attività onde procedere all’installazione dei medesimi congegni anziché imporre il regime autorizzatorio ex ante), hanno poi introdotto il principio per cui l’esercizio di un’attività economica viene sottoposto ad un regime amministrativo concessorio/autorizzatorio solo se vi è un interesse generale e pubblico costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario nel rispetto del principio di proporzionalità; medesima ratio sottende l’art. 3 del DL 138/2011, convertito nella legge 148/2011 (in tema di abrogazione delle restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche) secondo il quale l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge” affermando che solo la lesione di interessi pubblici tassativamente determinati giustifica la deroga al principio; tali interessi pubblici vengono individuati a) nei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali; b)contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla conservazione della specie animali e vegetali, dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale; e) disposizioni relative all’attività di raccolta di giochi pubblici ovvero che comportano effetti sulla finanza pubblica”.
“Spettava a parte opposta (i Monopoli) provare che l’utilizzo di tali apparecchi lede gli interessi generali rientranti nel catalogo formulato dalla Corte di Giustizia (sempre che l’obiettivo perseguito non possa essere conseguito da una misura meno restrittiva), ovvero con l’ordine pubblico e con gli interessi dei consumatori in senso protettivo o la salute della collettività (v. da ultimo la legge regionale toscana nr. 85/2014 che ha espressamente espunto gli apparecchi da gioco di cui al comma 7 dell’art. 110 comma 7 TULPS dall’ambito delle previsioni finalizzate alla prevenzione della c.d. ludopatia)”.

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