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Tribunale del riesame di Alessandria GOLDBET. Danneggiata dal bando Bersani

In: Diritto

13 luglio 2012 - 08:38


ripadezanet

(Jamma) – Un nuovo ed importante successo per il bookmaker austriaco all’indomani della pronuncia della Corte di Cassazione sul caso Cifone ed ennesimo successo professionale per l’avv.Marco Ripamonti, reduce dal processo Black Slot in Venezia (con il Pubblico Ministero che ha rinunciato alle richieste di condanna per associazione a delinquere e falso le parti rappresentate dal difensore viterbese), nonchè dalla Corte di Cassazione, che ha annullato il provvedimento del Tribunale del Riesame nel caso Cifone.

Ed ora, un nuovo ed importante risultato utile per la posizione Goldbet e che si allinea ai pronunciamenti nella stessa direzione resi dai Collegi di Riesame di Catania, Messina, Siracusa, Palermo, Ragusa, Agritento, Reggio Calabria, Bari, Trani, Ancona, Napoli, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Roma, Livorno, Bologna, Reggio Emilia, Treviso, Torino, Piacenza, Modena, Cagliari, Sassari, nonchè di Tribunali monocratici e diversi GIP.

Stavolta è il Tribunale di Alessandria a pronunciarsi. E ciò il giorno successivo alla Sentenza della Corte di Cassazione sui casi Cifone ed altri legati ad altro bookmaker.

L’ordinanza si articola in 14 pagine, contenenti una accurata ricostruzione della giurisprudenza della Corte di Giustizia e della Corte di Cassazione, sia con riferimento al sistema autorizzatorio, che a quello concessorio.

Il Collegio, rilevati i motivi articolati proposti dalla Difesa e i numerosi provvedimenti di altri Tribunali del Riesame, tutti favorevoli alla tesi difensiva, nonchè precedenti di Tribunali Amministrativi Regionali, rilevando altresì la produzione della Licenza di Goldbet rilasciata in Austria, del contratto con il titolare del CE, nonchè della richiesta 88 Tulps e relativo diniego della Questura, basato sulla insussistenza della concessione italiana, accoglie il ricorso. Di grande rilievo la parte saliente dell’Ordinanza, che così testualmente recita: La sentenza richiamata (Costa – Cifone ndr) non si riferiva ad un procedimento penale instaurato a carico di una società affiliata a Goldbet (come nel caso di specie) ma è stata pronunciata a seguito di rinvio pregiudiziale effettuato dalla Corte di Cassazione nell’ambito di un procedimento penale in cui veniva dato rilievo alla posizione di due gestori di centri trasmissione dati CED per conto della società Stanley, rispetto ai quali si procedeva per l’ipotesi di reato di cui all’art.4 legge 401/89 per avere esercitato l’esercizio delle scommesse in assenza sia della prescritta autorizzazione di p.s. che della concessione dell’aams, secondo il cosidetto doppio binario previsto dal sistema concessorio italiano. Proprio in relazione alla differenza soggettiva ora segnalata, nell’ambito della giurisprudenza nazionale della Corte di Cassazione erano stati introdotti rilevanti distinguo rispetto alla giurisprudenza precedente che, per l’appunto, riguardava prevalentemente la società Stanley.

Si fa riferimento alle quattro pronunce di legittimità emesse dalla Terza e dalla Quarta Sezione della Suprema Corte nel corso del 2010. Ed invero, con ordinanza di rimessione ex art.234 Tratato CE del 10.11.2009, la Terza Sezione della Corte di Cassazione aveva rimesso la questione della conformità della legge italiana ai principi comunitari, ritenendo permanenti dubbi interpretativi circa l’estensione della libertà di stabilimento e di prestazione di servizi e ritenendo necessario chiarire se dette libertà potessero trovare una legittima limitazione in un sistema nazionale fondato su un numero limitato di licenze di PS. D’altro lato, con le sentenze n.20375 6274/10 e 5914/10 la Cassazione aveva invece riconosciuto la sussistenza del fumus commissi delicti in casi riguardanti proprio la Goldbet Sportwetten gmbh. In tali ultime decisioni la Corte ha affermato (…). Da tali premesse, la Suprema Corte giunge a concludere che nel caso in cui il bookmaker estero non sia stato discriminato nel momento di accesso alle procedure di concessione o autorizzazione previste dalla legge nazionale, non si pone dubbio sulla compatibilità comunitaria della normativa stessa e, dunque, l’intermediario in Italia della società concessionaria deve rispondere del reato di cui all’art.4 legge 401/89. Conseguentemente, poichè la società Goldbet risultava essere titolare, per il tramite della Goldbet Italia di due concessioni, e poichè si era instaurato legittimamente il regime concessorio, non poteva assumere rilievo l’eventuale contrasto tra le modalità di accesso al sistema concessorio in vigore in Italia e la garanzia comunitaria di libertà di stabilimento. Anche numerosi tribunali di Riesame hanno affrontato il caso Goldbet, prima e dopo la recente sentenza Costa – Cifone della Corte di Giustzia e, facendo leva sui vincoli di cui all’art.23 co 3 dello schema di convenzione del Bando Bersani, nonchè sulla situazione della società Goldbet, sono giunti in sisntesi ad affermare che quest’ultima è soggetto direttamente leso dai profili di incompatibilità comunitaria del suddetto bando in ragione, appunto, della decadenza delle concessioni conseguite, per ragioni discriminatorie ed illegittime, ed è quindi arrivata a ritenere illegittimo il diniego dell’istanza di licenza ex art.88 tulps basato sulla carenza del titolo concessorio italiano in capo alla società estera. Pertanto, essendo dovere del Giudice nazionale quello di disapplicare la normativa interna laddove rilevi la contrarietà della stessa ai principi ed alle disposizioni comunitarie self executing, in ragione del principio del primautè del diritto comunitario, la richiamata giurisprudenza è giunta a disapplicare la normativa penale italiana facendo con ciò venir meno il fumus commissi delicti necessario per mantenere i provvedimenti cautelari riferiti alla norma incriminatrice di cui anche l’indagato C. è accusato.

Questo Collegio, in ossequio all’efficacia immediata e vincolante delle disposizioni e dei principi self-executing di rango comunitario e delle pronunce della Corte di Giustzia che quegli stessi principi illuminano, aderisce pienamente alle condivisibili decisioni ed argomentazioni adottate dalla Corte di Giustizia nella sentenza Costa – Cifone e ritiene che la normativa italiana ed in particolare l’art.23 3 comma dello schema di convenzione difetti di quella chiarezza, precisione ed univocità che la Corte di Giustzia ha posto quali connotazioni necessarie per consentire di ritenere la normativa nazionale conforme ai principi comunitari e, in particolare agli artt.43 e 49 CE ed al principio di parità di trattamento, di trasparenza e di certezza del diritto.

Peraltro, i principi stabiliti dalla sentenza Costa – Cifone che, si ripete, si riferivano alla situazione della società Stanley ed ai suoi intermediari, non possono non trovare applicazione anche con riguardo a quella della Goldbet, stante la peculiarità dei due casi, laddove la sentenza Costa – Cifone riguardava la società estera Stanley che aveva deciso di non partecipare alla gara pubblica del 2006 mentre la Goldbet aveva partecipato ed aveva poi subito la decadenza della concessione. Ed invero la Stanley aveva aveva rinunciato a partecipare la propria candidatura per una concessione in assenza di qualsiasi sicurezza sul piano giuridico fintanto che fosse rimasta la situazione di incertezza riguardo alla conformità del suo modu operandi alle disposizioni della convenzione (in specie l’art.23 3 comma della stessa) da sottoscrivere al momento della attribuzione della concessione e che per tale decisione (imputabile alla mancanza di chiarezza sul piano giuridico dello Stato membro) la Stanley non poteva essere nè discriminata nè danneggiata. E’ evidente come del tutto assimilabile sia la posizione della Goldbet che addirittura ha dapprima ottenuto una concessione per poi essere dichiarata decaduta dalla stessa per violazione dell’art.23 dello schema di convenzione; in proposito si evidenzia come del tutto identico sia il modus operandi delle due società straniere, che entrambe prevedono l’instaurazione di un rapporto contrattuale con un soggetto autonomo (ced) dislocato sul territorio che agevola la conclusione della giocata e dell’apertura della giocata tra bookmaker e cliente finale, pur non entrando nella gestione delle scommesse e nella sua accettazione, nè nel rischio economico ad essa collegato. Oggi, peraltro, tale conclusione è avvalorata dall’ordinanza della Corte di Giustzia Europea del 16.2.12 – nella quale la Corte ha ritenuto la piena trasponibilità dei principi elaborati nella sentenza Costa Cifone anche alla Goldbet.

 

 

L’avv.Marco Ripamonti, raggiunto da Jamma per un commento, ha così dichiarato: “Un ordinanza eccellente, frutto di un ragionamento in diritto articolato ed approfondito. Le Sentenze della Cassazione del 2010 sfavorevoli a Goldbet sono ormai conosciute da tutti i magistrati e spesso vengono menzionate anche nei provvedimenti di riesame e nei decreti di archiviazione e dissequestro. La stragrande maggioranza dei Collegi di Riesame ha affermato, tuttavia, di non condividerle già da prima del deposito delle conclusioni dell’Avvocato Generale CE nel caso Costa Cifone. Ebbene, una ragione ci dovrà pur essere se la stragrande maggioranza dei Collegi d’Italia che si sono occupati del caso, pervengono a diverse conclusioni rispetto alla nostra Suprema Corte. Ma credo proprio che l’Ordinanza della Corte CE del 16.2.2012 abbia ormai sgombrato il campo da ogni equivoco, confermando la bontà dell’orientamento di tutti i tribunali sopra detti. Certamente, nella legge dei grandi numeri statisticamente può capitare di tutto, sopratutto quando i giudici di merito si trovano ad affrontare casi risalenti a due o tre anni or sono, quando diversi operatori non avevano neanche richiesto la licenza 88 tulps, anche perchè c’era un certo filone giurisprudenziale che poteva additrittura giustificare ciò.

Passando ad altro, per quanto riguarda il caso Cifone, sono molto soddisfatto, ma non posso certamente dimenticare di ringraziare l’avv.Daniela Agnello, che per quanto mi riguarda ha svolto il ruolo di gran lunga più importante nella annosa vicenda giudiziaria, riuscendo a convincere la Cassazione a sollevare la questione pregiudiziale sul Bando Bersani e poi illustrando con gli altri difensori la questione in Corte di Giustizia, dove sono stato attento spettatore.

Mi rallegro vivamente anche per il successo ottenuto, in conseguenza, dall’operatore britannico Stanley, al quale all’epoca dei fatti il sig.Cifone era legato.

Quanto alla sentenza del Tribunale di Roma di cui si è parlato nei giorni scorsi, con cui un operatore Goldbet (privo della richiesta 88 tulps e per fatti del 2009) è stato condannato, torno a precisare che qualche giorno prima altro operatore Goldbet in analoghe circostanze era stato assolto sempre dallo stesso Tribunale, pur se da magistrato diverso. Come detto, è la legge dei grandi numeri, come del resto ci insegna la attuale pendenza di processi di operatori legati a Stanley, di cui mi sono occupato in qualche raro caso. Addirittura, proprio il Tribunale di Roma, con recente sentenza del 4.11.2011 (e quindi successivamente alla pregiudiziale comunitaria sollevata dalla Cassazione sul Bando Bersani ) ha ritenuto di infliggere ad un operatore Stanley, non da me assistito nel primo grado, una condanna a ben mesi sei di reclusione. A mio avviso ingiusta. Ho avanzato appello avendo ricevuto mandato in tal senso e sono sicuro che la sentenza verrà riformata dalla Corte d’Appello di Roma. Però – ripeto – è la legge dei grandi numeri.

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