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Tar Toscana. L’impatto territoriale delle sale giochi legittima la regolamentazione urbanistica

In: Diritto

23 ottobre 2012 - 11:08


martellotribunale

(Jamma) Il Tar Toscana ha dato ieri ragione al comune di Lucca che ha rifiutato la licenza ad una sala giochi in centro storico in base a quanto stabilito dal Regolamento urbanistico.

“Sarebbe piuttosto singolare che, solo perché l’attività di sala giochi è riconducibile astrattamente all’attività di prestazioni di servizi, essa non potesse essere regolata sul piano urbanistico da un ente locale” hanno spiegato i giudici toscani.

La richiesta della sala giochi era stata infatti respinta poiché ritenuta incompatibile con la qualificazione delle aree del centro storico secondo quanto previsto dal Regolamento Urbanistico.

 

Il ricorrente ha contestato di fronte al tribunale amministrativo regionale toscano il fatto che l’attività di cui si discute “è regolata dal T.U.L.P.S. non rientrando né tra le attività commerciali né tra i pubblici esercizi e perciò non sono applicabili nei suoi confronti le disposizioni che il Comune di Lucca ha emanato per queste categorie di attività economiche poiché si tratta di un’attività di produzione di servizi; si esula pertanto dal campo di applicazione del D.lgs. 114\98. Ciò impedisce che attraverso gli strumenti urbanistici e i regolamenti di polizia si incida su attività diverse da quelle che prevedono una vendita al dettaglio neanche per salvaguardare nei centri storici le attività commerciali tradizionali.

 

Inoltre la delibera è viziata – seconto il ricorrente – di incompetenza essendo stata adottata dalla Giunta e non dal Consiglio Comunale e non sussistono per giustificare la sua adozione neanche motivi di ordine pubblico legati al traffico o all’igiene non essendo sufficiente un generico riferimento alla tutela del centro storico. La delibera non coglie che una sala giochi dovrebbe essere equiparata ad una tabaccheria per la quale sarebbe impensabile una limitazione come quella posta a base dei provvedimenti impugnati”.

 

Nella sentenza del Tar, i giudici toscani spiegano che “i ricorrenti insistono molto sulla non riconducibilità dell’attività da autorizzare alle categorie del commercio e del pubblico esercizio e da ciò vorrebbero ricavare la inapplicabilità della disciplina restrittiva adottata dal Comune di Lucca per le nuove attività da aprire nel centro storico. Ma l’infondatezza delle prospettazioni di parte ricorrente discende dalla circostanza che anche se fosse condivisibile questa sorta di actio de finis regundorum, ciò non sottrarrebbe la sala giochi dalle regole programmatorie che il Comune di Lucca ha inteso adottare. Sarebbe piuttosto singolare che, solo perché l’attività di sala giochi è riconducibile astrattamente all’attività di prestazioni di servizi, essa non potesse essere regolata sul piano urbanistico da un ente locale tenuto conto oltretutto che le sale giochi per loro natura richiamano molte persone e generano un assembramento nei dintorni del locale non certo minore di attività commerciali o di pubblici esercizi; è evidente che si tratta di attività con impatto sul territorio il cui uso è una delle finalità della regolamentazione urbanistica.

Pertanto la scelta di incompatibilità di un’attività come quella che avrebbe voluto promuovere parte ricorrente rispetto ad una parte del territorio comunale, non costituisce una violazione del principio di libertà di iniziativa economica poiché non esiste un divieto indiscriminato, ma una valutazione di incompatibilità con una parte significativa della città cioè quella più pregevole sul piano storico-artistico e rispetto alla quale le scelte pianificatorie fatte dal Comune non sembrano irrazionali.

I motivi aggiunti devono essere dichiarati inammissibili – concludono i giudici – perché propongono ulteriori censure tardivamente rispetto alla conoscenza dei provvedimenti non giustificate dalla successiva conoscenza di nuovi atti che avrebbe determinato una sorta di remissione in termine per rilevare ulteriori ragioni di illegittimità”.



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