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Tar. Legittime le norme anti-slot introdotte con la legge regionale del Friuli Venezia Giulia

In: Diritto

24 settembre 2015 - 11:22


regione friuli

(Jamma) I giudici del Tar Friuli, sezione Trieste, hanno respinto il ricorso di un esercente contro il provvedimento comunale datato 11 maggio 2015 con il quale si ordina la cessazione immediata dell’attività di giochi leciti all’interno dell’esercizio commerciale svolta in difformità dalla normativa e la rimozione degli stessi. Il ricorrente, quale titolare di un esercizio di somministrazione bibite e alimenti, chiedeva l’iscrizione nell’elenco di cui all’art 1 comma 82 della legge 220 del 2010.A seguito di sopralluogo è emerso che per l’installazione di giochi non sussistevano le distanze minime previste dalla lr 1 del 2014.
Secondo i giudici : “non si può dubitare che le case di riposo e centri di aggregazione siano sia il teatro sia il giardino pubblico, indipendentemente dagli orari di apertura e dalle loro dimensioni, elementi non considerati dalla legge regionale. Quanto alle misurazioni non si può contestare un accertamento tecnico comunale, facente fede.
Quanto al profilo di incostituzionalità, riguardo il presunto contrasto tra le limitazioni proposte dalla legge regionale e i principi europei di libera concorrenza e di libertà economica il Collegio osserva come i principi invocati risultano recessivi rispetto alla tutela della salute, motivo principale della normativa regionale mirante a contrastare la ludopatia.
“La stessa Corte di Giustizia CE- scrivono- ha precisato che i principi di libera circolazione e di divieto di limitazione o restrizione presidiati dalle regole di trasparenza e pubblicità della Direttiva 98/34 non sono né assoluti né generalizzati e, in particolare, che la disciplina dei giochi d’azzardo rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri divergenze considerevoli di ordine morale, religioso e culturale, in base alle quali restrizioni alle predette attività di gioco possono essere introdotte se giustificate da ragioni imperative di interesse generale, come la dissuasione dei cittadini da una spesa eccessiva legata al gioco medesimo (cfr sentenza 24 gennaio 2013, n. 186/11, resa nelle cause riunite C-186/11 e C-209/11).
Da tutto ciò può pertanto concludersi nel senso che ex dell’art. 36 (già art. 28) del Trattato CE – il quale fa salve eventuali restrizioni imposte dai singoli Stati membri giustificati, tra l’altro, anche da motivi di tutela della salute e della vita delle persone – nel territorio di uno Stato membro sono perfettamente ammissibili restrizioni che vadano sino al divieto delle lotterie e di altri giochi a pagamento con vincite in denaro, trattandosi di un divieto pienamente giustificato da superiori finalità di interesse generale”.
Nel caso di specie la legislazione regionale introduce – per l’appunto – un limite alla generale possibilità di collocazione delle macchine per giochi leciti che questo giudice nazionale, in applicazione della sentenza della Corte Giustizia CE, 19 luglio 2012 n. 213, reputa non influenzi “in modo significativo” la commercializzazione delle slot machines medesime vietandone l’installazione in determinate e del tutto circoscritte aree “sensibili” frequentate da soggetti facilmente inducibili alla ludopatía: e ciò in dipendenza dei predetti, primari interessi dettati dall’ordine pubblico e della tutela della salute, da intendersi quest’ultima essenzialmente quale “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”, secondo la ben nota e del tutto attuale definizione data al riguardo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (C d S V 23 ottobre 2014 n 5251).

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