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Tar Brescia: “Revoca concessione ricevitoria lotto non comporta obbligo decadenza gestione rivendita tabacchi”

In: Diritto

3 agosto 2015 - 15:41


tar45

(Jamma) – Il Tar Lombardia (sezione staccata di Brescia) ha accolto, tramite sentenza, il ricorso presentato dalla titolare di una ricevitoria per i giochi del lotto e del “dieci e lotto” (esercitata all’interno della rivendita tabacchi di cui è essa stessa titolare) con cui veniva chiesto l’annullamento del provvedimento con cui AAMS gli aveva revocato la titolarità della rivendita di generi di monopolio.

 

“A causa di alcuni problemi medici che le hanno causato un raptus, il 18 settembre 2014, ella ha inserito a terminale, in un’ora, 928 giocate “false”, non corrispondenti alle giocate di alcun cliente. Non essendovi stato il versamento di alcun importo in denaro, la ricorrente non ha riversato alcuna somma all’Azienda dei Monopoli, con la quale, per tale fatto, ha in corso un contenzioso, avanti il Tribunale di Bergamo volto ad annullare il provvedimento con cui è stata disposta la revoca della concessione di ricevitoria. Il 26 febbraio 2015, però, l’AAMS ha disposto anche la decadenza con effetto immediato della gestione della rivendita di tabacchi, quale conseguenza immediata e diretta dell’avvenuta revoca della concessione di ricevitoria del lotto.

 

La ricorrente contesta la legittimità di tale provvedimento, evidenziando come lo stesso dia conto del fatto che il “titolare può essere dichiarato decaduto dalla gestione della rivendita per essere stato rimosso dalle mansioni di ricevitore del lotto a norma del combinato disposto degli artt. 6, 9, 13 e 18 della legge 1293/57” e, dunque, non si tratterebbe di un obbligo di legge, ma di un potere discrezionale che potrebbe essere esercitato solo in esito ad apposita istruttoria. Tutto ciò premesso in fatto, il ricorso merita positivo apprezzamento.

 

 

Il Collegio non ravvisa ragione di discostarsi dall’orientamento giurisprudenziale seguito, da ultimo, nella sentenza del TAR Lecce, n. 714 del 10 marzo 2014, secondo cui l’estrinsecazione del potere amministrativo di revoca di una rivendita di monopoli, in caso di violazione degli obblighi nascenti da una coeva concessione del gioco del lotto, assume, invero, un carattere tipicamente discrezionale, con conseguente necessità che la stessa sia esercitata mediante un’adeguata istruttoria e un percorso motivazionale che dia conto dell’iter logico giuridico seguito.

 

L’art. 34 della L. 1293/1957, infatti, individua puntualmente le ipotesi tipiche di revoca della concessione delle rivendite di generi di monopolio, da esercitarsi con l’attivazione di un procedimento discrezionale. Ciò, unitamente all’assenza di previsioni di alcuna automatica interferenza delle vicende relative alla concessione del lotto rispetto a quelle della rivendita di generi di monopolio, induce a concludere che la revoca di quest’ultima debba essere adeguatamente valutata e motivata. Inoltre, come ancora evidenziato nella ricordata sentenza del TAR Lecce, n. 714/2014, “se in base al combinato disposto degli articoli 6, n. 9 , e 18, della l. n. 1293/57, non può gestire una rivendita di generi di monopolio chi sia stato rimosso da altre mansioni inerenti a rapporti con l’AAMS (tra cui anche la concessione della ricevitoria del lotto), a condizione che non siano trascorsi cinque anni dal giorno della rimozione, tuttavia l’assimilazione della rimozione dalle mansioni suindicate per la perdita delle condizioni soggettive alla revoca della concessione per mancato o ritardato versamento dei proventi del lotto non può essere effettuata dalla P.A. in maniera automatica ma deve essere valutata in relazione al caso concreto, alla gravità o meno delle infrazioni commesse e, in particolare, in relazione alla perdita o meno delle condizioni soggettive richieste.
L’assenza di tali valutazioni evidenzia il salto logico compiuto dalla P.A. nel disporre la revoca della rivendita di generi di monopolio per vicende strettamente e unicamente collegate alla concessione del gioco del lotto”.

 

Anche nel caso di specie, dunque, l’Amministrazione non avrebbe potuto disporre l’automatica decadenza dalla titolarità della rivendita di generi di monopolio, quale conseguenza immediata e diretta della revoca della concessione relativa alla ricevitoria. Ne discende l’accoglimento del ricorso, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato. Condanna l’AAMS al pagamento delle spese del giudizio”.

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