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Suprema Corte di Cassazione: pregiudiziale comunitaria per il noto bookmaker maltese operante in Italia

In: Diritto

14 maggio 2014 - 08:56


martellotribunale

(Jamma) – Martedì 7 maggio 2014 la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha esteso al bookmaker maltese operante in Italia con il marchio BETPASSION, trovandosi in una situazione di fatto e di diritto totalmente sovrapponibile, la pregiudiziale comunitaria relativa alla limitata durata del bando Monti, sollevata lo scorso 5 febbraio 2014, nell’ambito del ricorso promosso dal titolare di un CED di Teramo avverso l’illegittimo sequestro di materiale informatico subito.
Secondo la Cassazione, infatti, è più che ragionevole il dubbio che il bando Monti del 2012 non solo non abbia sanato l’illegittimità del sistema concessorio italiano, ma abbia altresì determinato un ulteriore indebito vantaggio a favore degli operatori di gioco storici che, in virtù di procedure comunitariamente discriminatorie, risultano detentori di posizioni commerciali privilegiate.
I legali di BETPASSION hanno anche sottoposto all’attenzione della Terza Sezione della Cassazione un’interpretazione dell’ormai nota sentenza Biasci che, di fatto, risolverebbe il contrasto tra tutti i bookmaker comunitari e lo Stato italiano, nel pieno rispetto dei reciproci interessi.
La decisione della Corte Europea, se correttamente applicata, sancisce inequivocabilmente la legittimità dell’attività transfrontaliera di tutti quei bookmaker che, operando all’interno dello Stato comunitario di appartenenza, si avvalgano di intermediari presenti sul territorio italiano, in quanto è proprio sui titolari dei CED/CTD che lo Stato italiano deve effettuare un controllo fisico, per finalità di pubblica sicurezza.
Con la modalità operativa bookmaker europeo – CED/CTD italiani, infatti, viene esercitato il diritto comunitario della libera prestazione di servizi che, sebbene comprimibile per motivi imperativi di interesse generale, deve potersi liberamente azionare, dicono i Giudici della Corte di Giustizia Europea, “e in particolare, nei casi in cui avviene un contatto diretto fra il consumatore e l’operatore ed è possibile un controllo fisico, per finalità di pubblica sicurezza, degli intermediari dell’impresa presenti sul territorio”.
E’ noto a tutti, peraltro, che il controllo fisico inteso dalla Corte Europea, nell’ordinamento italiano viene svolto, in via preventiva e successiva, dalle autorità di pubblica sicurezza ai sensi dell’art. 88 T.u.l.p.s. e costituisce, seguendo il ragionamento dei Giudici comunitari, lo strumento meno impattante sulle libertà garantite dai Trattati istitutivi dell’Unione Europea.
Questa la linea che il dipartimento legale di BETPASSION illustrerà alla Terza Sezione della Cassazione anche il prossimo luglio chiedendo, in caso di dubbio, di sollevare una nuova questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per risolvere, una volta per tutte, l’illegittima limitazione di ogni attività transfrontaliera che lo Stato italiano, mal celando interessi di natura squisitamente finanziaria, ostacola in violazione dei Trattati comunitari.
I legali di BETPASSION, peraltro, hanno rappresentato alla Suprema Corte che i propri CED/CTD italiani collegati commercialmente a BETPASSION producono alcun danno erariale allo Stato italiano poiché l’operatore maltese impone a tutti gli intermediari italiani l’adempimento, in autoliquidazione, del pagamento dell’imposta unica dovuta per le scommesse “a terra” in ottemperanza all’interpretazione della normativa vigente in materia che, ad oggi, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli promuove e segue strenuamente in relazione all’attività transfrontaliera nel settore del gioco e delle scommesse.

Aggiungono i legali di BETPASSION è ovvio che se le Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali prima, e la Cassazione poi, avessero a dichiarare un errore interpretativo dell’Aams circa la doverosità dell’imposta unica, ci attiveremo per conto di tutti i nostri CED per richiedere la restituzione del’indebito versato all’Erario.
Certi che così facendo, se le Commissioni Tributarie e la Cassazione statuissero al contrario la doverosità dell’imposta come dovuta almeno i CED operanti per BETPASSION non si vedrebbero comminare oltre al versamento dell’imposta anche le relative sanzioni.
Il suggerimento di BETPASSION insomma è quello che tra la scelta al versamento dell’imposta e la scelta di non versarla, il male minore sia quello di pagare l’imposta unica ed eventualmente chiederne la restituzione poiché così facendo si evitano, nell’incertezza interpretativa, le sanzioni a carico dei titolari dei CED ai quali va assolutamente garantita una piena tutela anche patrimoniale.

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