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Stabilità 2016. Dal tribunale di Napoli un principio che può far discutere

In: Diritto

7 gennaio 2016 - 15:45


ripamontins

(Jamma) – Il Tribunale Penale di Napoli, con sentenza del 4 dicembre 2015, è tornato ad occuparsi della materia relativa alla raccolta di scommesse e del reato di cui all’art.4 legge 401/89, assolvendo l’imputato, assistito dall’avv.Marco Ripamonti, collegato ad operatore comunitario ritenuto tra i soggetti discriminati dal sistema concessorio italiano che si era veduto negare la licenza ex art.88 Tulps per la carenza del titolo concessorio in capo alla società preponente. Fin qui, nulla di inedito, considerate le innumerevoli pronunce in tal senso conseguite dal professionista viterbese anche se c’è un passo della Sentenza che, come ci precisa il difensore, afferma e ribadisce un principio importante in materia di libera prestazione dei servizi, suscettibile di far discutere sulla portata della legge di stabilità appena emanata relativamente alle previsoni in materia di commercio elettronico e gioco promozionale.

Il Tribunale partenopeo, infatti, ha affermato come costituisca espressione della Libertà di Prestazione dei Servizi non soltanto il diritto dell’operatore di offrire servizi in altro stato membro, ma anche il diritto del consumatore di beneficiare dei servizi offerti da operatore stabilito in altro stato membro e che tale libertà possa essere limitata esclusivamente per comprovate ragioni di interesse generale che rispettino esigenze di proporzionalità, chiarezza e non discriminatorietà.

Su tale tema abbiamo consultato proprio l’avv.Marco Ripamonti per comprendere se tale principio possa in qualche misura non conciliarsi con alcuni punti della Legge di Stabilità. Lo stesso ha così riferito: “Il Diritto Comunitario prevede e garantisce, come noto, il principio di libera prestazione dei servizi che va inteso con la specularità puntualizzata dal Tribunale di Napoli. Ciò significa che, a prescindere dalla materia del gioco e delle scommesse, l’operatore commerciale è libero di offrire i propri servizi in ambito comunitario con tutte le modalità previste dalla normativa specifica, come del resto il consumatore è libero e ha diritto di fruirne senza condizionamenti. Ciò posto, lo Stato membro che intenda ridurre o limitare le modalità di offerta o fruizione del servizio, andando ad esempio a limitarne le modalità in modo non compatibile con i principi del Diritto Europeo, rischia con concretezza di trovarsi nella condizione di violare pesantemente il Diritto Europeo stesso, sopratutto se va ad incidere in comparti che al contrario del settore del gioco siano pienamente armonizzati a livello normativo europeo, con disposizioni uniformi e chiare che impediscono allo stato membro di legiferare in maniera arbitraria e scomposta e sopratutto laddove si vada ad incidere su regolamentazioni tecniche senza il preventivo assolvimento degli obblighi di notifica ai sensi della Direttiva 98/34 CE, la cui violazione in passato ha comportato addirittura la disapplicazione di norma di ordine pubblica, quale l’art.110 tulps”.

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