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Sale da gioco, il Tar Liguria condanna il Comune di Rapallo

In: Cronache, Diritto

26 luglio 2012 - 18:03


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(Jamma) In materia di sale giochi dopo il Comune di Verbania anche quello di Rapallo ha perso la sua battaglia. Lo scorso 12 luglio la camera di consiglio ha accolto il ricorso presentato da una società, titolare di autorizzazione (quale sub concessionaria)all’installazione ed uso di apparecchi da intrattenimento, che chiedeva l’annullamento degli atti con il quale il comune di Rapallo ha, per un verso, dichiarato l’inefficacia dell’autorizzazione e, per un altro verso, adottato variante urbanistica asseritamente contraria all’esercizio di tali attività di gioco in loco.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda) ha così deciso di accogliere il ricorso e conseguentemente di annullare il provvedimento dichiarandolo inammissibile. Inoltre, ha condannato il Comune al pagamento delle spese di lite in favore di parte ricorrente, liquidate in complessivi euro 3.000,00 (tremila\00).

 

Di seguito il testo della sentenza

 

 

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 193 del 2012, proposto da:

xxx, rappresentato e difeso dall’avv. xxx, con domicilio eletto presso xxx;

Comune di Rapallo, rappresentato e difeso dall’avv.  xxx, con domicilio eletto presso xxx, ; Ministero dell’Interno, Questura di Genova, Ministero Economia e Finanze, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Genova, v.le Brigate Partigiane 2; Provincia di Genova, Regione Liguria;

per l’annullamento della nota del comune di Rapallo prot. n. 781 del 5 gennaio 2012, della delibera consiliare n. 310 del 28 novembre 2011 nonché dell’ordinanza sindacale n. 13 del 28 novembre 2011 e della comunicazione degli orari di esercizio della questura di Genova datata 19\10\2011 nonché per il risarcimento del danno.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Rapallo e di Ministero dell’Interno e di Questura di Genova e di Ministero Economia e Finanze;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 luglio 2012 il dott. Davide Ponte e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe parte ricorrente, in qualità di impresa titolare di autorizzazione (quale sub concessionaria) all’installazione ed uso di sistemi di gioco ex art. 110 tullps, impugnava gli atti di cui in epigrafe con cui il Comune di Rapallo ha, per un verso, dichiarato l’inefficacia della predetta autorizzazione e, per un altro verso, adottato variante urbanistica asseritamente contraria all’esercizio di tali attività di gioco in loco.

Avverso tali atti venivano quindi dedotte le seguenti censure:

relativamente alla nota inibitoria comunale

– violazione degli artt. 97 Cost., 8 ss. l. 1150\42, l.r. 8\72, 9, 86 e 88 e 110 tullps, 1 l. 241\90, d.m. mef 22\1\2010, eccesso di potere per difetto dei presupposti e grave illogicità, in quanto all’epoca dell’adozione l’autorizzazione era conforme alla pianificazione;

– analoghe violazioni sotto il profilo dell’incompetenza del comune a dichiarare inefficace l’autorizzazione di sicurezza;

– analoghe violazioni per in conferenza del richiamo all’art. 9 tullps che fuoriesce da ambiti comunali;

– violazione delle norme su sospensione o autotutela di atti vigenti;

– analoghe violazioni per sviamento circa il riferimento alla pratica di condono;

relativamente alla delibera consiliare

– analoghe violazioni non basandosi la limitazione ad attività economica, nella specie, su previsione legislativa;

– difetto di motivazione e violazione dei limiti concernenti le varianti di interesse esclusivo locale;

relativamente all’ordinanza sindacale sugli orari degli apparecchi di gioco ed alla connessa nota del Commissariato:

– violazione degli artt. 41 e 117 Cost, 8 ss. citt. Tulps, per incompetenza trattandosi di materia esclusiva statale.

Veniva altresì formulata domanda di risarcimento dei danni conseguentemente patiti dall’attività.

L’amministrazione comunale e statale intimate si costituivano in giudizio chiedendo, per quanto rispettivamente rilevante per i propri atti, la declaratoria di inammissibilità ed il rigetto del gravame.

Con ordinanza cautelare n. 86\2012 veniva accolta la domanda cautelare proposta limitatamente al provvedimento di inibitoria, analogamente a precedente ordinanza resa su ricorso proposto avverso i medesimi atti da altro operatore del settore autorizzato nel comune di Rapallo. Alla pubblica udienza del 12\7\2012 entrambe le cause passavano in decisione.

Preliminarmente, va esaminata l’eccezione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse che deriverebbe, nella prospettiva comunale, dalla sopravvenuta approvazione della legge regionale n. 17\2012 che attribuisce il rilascio delle autorizzazioni di pubblica sicurezza per l’esercizio delle attività di gioco al Sindaco, subordinandole a specifici presupposti di distanza e temporali.

L’eccezione è destituita di fondamento.

Nella specie si può prescindere dai dubbi in ordine alla compatibilità col vigente quadro costituzionale ed ordinamentale di tale normativa regionale, a fronte della evidente irrilevanza della nuova disciplina rispetto alla presente fattispecie. Infatti, nel caso in esame oggetto del gravame è la legittimità di provvedimenti adottati dal Comune in ordine ad atti ed attività in essere anteriormente all’entrata in vigore di tale normativa regionale; se sulla base di quest’ultima il Comune intenderà adottare ulteriori futuri provvedimenti ciò non ha alcuna incidenza sulla attualità e concretezza dell’interesse alla statuizione in merito alla proposta impugnativa. Piuttosto, l’introduzione normativa parrebbe costituire la base per il superamento proprio dei vizi dedotti (e positivamente valutati in sede cautelare) in termini di insussistenza dell’esercitato potere inibitorio. Peraltro, anche in assenza di disciplina transitoria e retroattiva sul punto, va ribadita l’irrilevanza della sopravvenienza normativa ai fini di causa.

Nel merito il ricorso appare prima facie fondato, come già evidenziato in sede cautelare, in ordine all’atto inibitorio con conseguente applicazione dell’art. 74 cod proc amm

In proposito, va ribadita l’insussistenza di qualsiasi presupposto normativo per l’esercizio del potere inibitorio, da parte del Comune, di un atto autorizzatorio rilasciato dalla competente amministrazione statale. Ciò sia in assoluto, in quanto il potere di intervenire in via di ritiro o di sospensione fa generale capo alla stessa p.a. che ha adottato l’atto inciso o da altro organo previsto per legge; in proposito, oltre in generale al chiaro disposto normativo di cui agli artt. 21 quater ss. l. 241\1990, nel dettaglio l’unico potere sospensivo viene disciplinato dallo stesso tullps e non viene comunque invocato dal comune.

Né nel caso di specie il dirigente comunale ha inteso invocare altre peculiari norme attributive di competenza, se non il generale disposto dell’art. 9 tulps, a mente del quale “Oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un’autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse”.

Orbene, tale norma rimette all’autorità di P.S., che nel caso non è il dirigente del Comune di Rapallo, le prescrizioni nel pubblico interesse, le quali peraltro risultano adeguatamente indicate nell’autorizzazione di P.S. oggetto di inibitoria da parte del Comune.

In tale contesto, se per un verso l’autorizzazione di P.S. non richiama in alcun modo né le limitazioni urbanistiche in corso di perfezionamento né la corrispondenza prodotta in giudizio dal Comune ed intercorsa in data 30\11\2011 (nota Comune – Commissariato) e 13\12\2011 (nota Commissariato – Comune), risultando infatti richiamate nelle premesse dell’autorizzazione solo due precedenti note comunali datate 9\11 e 24\11, per un altro verso la rilevanza di tali elementi non potrà che essere, ai fini autorizzatori in questione, autonomamente valutata dalla stessa Autorità di P.S.; ciò anche in considerazione del fatto che l’efficacia della variante è successiva all’autorizzazione ed all’inizio dell’attività.

A quest’ultimo proposito, pertanto, ne deriva il carattere assorbente dei vizi concernenti l’inibitoria, in quanto la valutazione degli eventuali effetti sulla rilasciata autorizzazione deve essere previamente analizzata nella naturale sede procedimentale. Infatti, a fronte dell’accoglimento del gravame nei termini predetti e del conseguente annullamento dell’atto inibitorio, nessun concreto interesse diretto ed attuale può residuare nei confronti dell’impugnativa della delibera consiliare.

Prima facie fondata appare l’eccezione di inammissibilità, formulata dalla difesa erariale, delle note in tema di limitazioni di orario, in quanto atti privi di autonoma e definitiva lesività, la quale è ricollegabile al solo atto autorizzatorio, nella specie non gravato sul punto.

Nessuno spazio poi, a fronte dell’accoglimento della domanda cautelare, residua relativamente alla domanda risarcitoria, proposta in sede di ricorso introduttivo.

Le spese di lite, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza sostanziale nei confronti del Comune. Sussistono giusti motivi per compensarle nella restante parte.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte qua e conseguentemente annulla il provvedimento dirigenziale comunale prot 781 del 5 gennaio 2012; lo dichiara inammissibile nella restante parte.

Condanna il Comune resistente al pagamento delle spese di lite in favore di parte ricorrente, liquidate in complessivi euro 3.000,00 (tremila\00), oltre accessori dovuti per legge. Spese compensate nella restante parte.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2012

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