In Germania un giocatore di poker online potrà recuperare oltre 64mila euro giocati, e persi, sulla piattaforma Pokerstars. Lo ha stabilito il Tribunale regionale di Wiesbaden con una sentenza dei giorni scorsi, riconoscendo il diritto alla restituzione delle somme giocate perché, nel periodo contestato, il gestore non disponeva della licenza necessaria per offrire giochi d’azzardo online nel Paese. Oggi Pokerstars è uno dei pochi operatori autorizzati ad operare in Germania fornendo servizi di raccolta di giocate di poker online.
Il caso riguarda un giocatore che tra febbraio 2016 e gennaio 2023 aveva partecipato dalla Germania a partite di poker online e giochi da casinò attraverso la versione in lingua tedesca del sito Pokerstars. Nel corso degli anni le perdite accumulate avevano superato i 64.500 euro. Secondo il tribunale, tuttavia, tali somme non possono essere considerate definitivamente perse, poiché i contratti stipulati con il gestore della piattaforma sono stati ritenuti nulli.
Alla base della decisione vi è la normativa tedesca sul gioco d’azzardo. Fino al 30 giugno 2021, infatti, ila norma di riferimento, nella versione del 2012, vietava in linea generale l’organizzazione e la mediazione di giochi d’azzardo online. Solo a partire dal 1° luglio 2021 il quadro normativo è stato modificato con una parziale liberalizzazione, che ha consentito agli operatori di richiedere una licenza nazionale per offrire legalmente servizi di gioco via internet.
Nel periodo preso in esame dal tribunale, però, la società che gestiva la piattaforma Pokerstars non disponeva di una licenza valida in Germania. L’autorizzazione è stata ottenuta soltanto nel marzo 2023, cioè dopo la conclusione del periodo in cui il giocatore aveva effettuato le giocate contestate. Di conseguenza, secondo i giudici, l’offerta di gioco violava il divieto vigente e i contratti conclusi con il cliente dovevano essere considerati giuridicamente nulli.
La sentenza chiarisce inoltre un aspetto rilevante del dibattito giuridico sul gioco online in Germania: anche il poker su internet rientra nella categoria dei giochi d’azzardo online disciplinati dal trattato statale sul gioco. Il tribunale ha quindi respinto l’interpretazione secondo cui tali attività potrebbero essere considerate diversamente rispetto ai giochi da casinò digitali.
Nel corso del procedimento la difesa dell’operatore aveva sostenuto che la piattaforma si limitasse a fornire l’infrastruttura tecnica per le partite di poker tra utenti, trattenendo soltanto una commissione organizzativa mentre la gran parte delle somme veniva redistribuita ai giocatori sotto forma di vincite. Il tribunale ha però ritenuto irrilevante questo argomento, sottolineando che ciò che conta è la perdita economica subita dal giocatore. Inoltre, secondo la corte, l’operatore non poteva ignorare il quadro normativo vigente e ha continuato a offrire giochi online nonostante il divieto.
Per questa ragione i giudici hanno applicato le disposizioni del codice civile tedesco relative all’arricchimento senza causa, stabilendo che la società deve restituire le somme incassate senza una base giuridica valida. Il tribunale ha richiamato in particolare il principio secondo cui chi riceve prestazioni economiche in violazione della legge è tenuto alla restituzione.
La decisione affronta anche la questione del diritto europeo, spesso invocato nei contenziosi sul gioco online. Secondo il tribunale di Wiesbaden, il divieto previsto dalla normativa tedesca non contrasta con la libertà di prestazione dei servizi garantita dall’Unione europea. I giudici hanno ricordato che la Corte di giustizia dell’UE ha già riconosciuto che restrizioni nazionali al gioco possono essere giustificate quando perseguono obiettivi di interesse generale, come la prevenzione della dipendenza dal gioco e la tutela dei consumatori.
Il tribunale ha inoltre escluso che la richiesta di rimborso possa essere respinta per il fatto che il giocatore abbia partecipato a un’offerta di gioco illegale. Nel caso esaminato non è emerso che il cliente fosse consapevole del divieto o che abbia deliberatamente ignorato la normativa. Di conseguenza, la sua richiesta di restituzione è stata ritenuta legittima. Anche il tema della prescrizione è stato affrontato dai giudici, che hanno stabilito che i termini non sono ancora scaduti.







