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Il Tribunale di Pescara dissequestra un CED di BETPASSION in piena applicazione della Biasci

In: CED e CTD, Diritto

8 ottobre 2014 - 14:15


betpassion

(Jamma) – Prosegue il filone giurisprudenziale avviato dal dipartimento legale del noto bookmaker maltese operante in Italia con il marchio BETPASSION, fondato sull’applicazione dei principi statuiti dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea nella sentenza Biasci+altri.
Dopo il primo riconoscimento ottenuto a Teramo oramai non si contano più le ordinanze dei giudici del riesame che hanno sposato questa rivoluzionaria tesi difensiva non più basata sulla mera illegittimità del bando di gara del 2012 quanto, invece, sulla legittima attività dei Centri Elaborazione Dati che abbiano richiesto l’autorizzazione di polizia, ancorché diniegata, e collaborino per bookmaker muniti di licenza emessa da uno stato dell’Unione Europea
Con l’ordinanza del 17 settembre 2014 i Giudici del Riesame di Pescara il 17 settembre 2014 hanno statuito, in modo tranciante, che l’esame del motivo fondato sui principi della nota sentenza Biasci, rende finanche superfluo l’apprezzamento dei restanti argomenti relativi all’illegittimità del bando Monti.
Questo il percorso logico operato dai giudici del riesame di Pescara: “Dalla lettura delle produzioni documentali del ricorrente si ricavano due elementi di fatto fondamentali ai fini della decisione: 1) …omissis… ha sottoscritto un contratto con la Betpassion Ltd con la quale si impegna alla raccolta di scommesse con invio dei dati alla mandante la quale gestisce, organizza e promuove in tutti i suoi aspetti la scommessa e ne riceve la proposta, dandone eventuale accettazione, concordando direttamente con il giocatore in tempo reale il contenuto e la modalità della giocata, predeterminazione degli eventi su cui scommettere, scelta delle quote, entità minima e massima delle giocate nonché incasso delle stesse e pagamento delle vincite, il tutto ad esclusiva competenza della società, che è l’unico soggetto tenitore di banco e gestore delle scommesse, il tutto esclusivamente con modalità e telematiche online; 2) Il Questore di Pescara ha rigettato la richiesta di autorizzazione ex art. 88 TULPS sul rilievo che né il ..omissis… nè la mandante fossero titolari di concessione dell’Aams. Ora secondo la sentenza della C.G.C.E. del 12.9.2013 (Biasci + altri), gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale che impedisca di fatto qualsiasi attività transfrontaliera nel settore del gioco indipendentemente dalla forma di svolgimento della suddetta attività e, in particolare, nei casi in cui avviene un contatto diretto fra consumatore e l’operatore ed è possibile un controllo fisico, per finalità di pubblica sicurezza, degli intermediari dell’impresa presenti sul territorio……….. Dall’affermazione del suddetto principio deriva, come logica conseguenza, che la limitazione del diritto all’esercizio dell’attività di raccolta di scommesse da parte di imprenditori stabiliti in un paese dell’UE operante con modalità transfrontaliere può essere compatibile con la normativa europea soltanto qualora sia giustificato da finalità di pubblica sicurezza. E ciò non è nel caso di specie, poso che, come si è detto, il diniego di autorizzazione ex art. 88 TULPS a …omissis… è stato determinato dalla mera constatazione che la mandante non è titolare di concessione Aams, e quindi in insanabile contrasto con i principi previsti dagli artt. 43 e 49 Trattato U.E. Si riscontrano, pertanto, i presupposti per la disapplicazione, con riferimento al caso di specie, della disposizione incriminatrice di cui all’art. 4 comma 4 bis L. 401/89, con conseguente insussistenza del fumus del reato ipotizzato. La ritenuta fondatezza di questo motivo di riesame rende superfluo l’apprezzamento delle ulteriori censure”.
Gli avvocati Andrea Vianello e Marco Colapinto, entrambi del Foro di Padova, sentiti dalla redazione, si dicono soddisfatti e convinti che l’indirizzo giurisprudenziale da loro avviato in moltissimi tribunali risolverà definitivamente l’annosa questione dei CED che svolgano intermediazione per conto di bookmaker europei che abbiamo deciso di esercitare attività transfrontaliera sul territorio italiano.

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