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Corte Costituzionale, oggi l’udienza Bplus sui requisiti di trasparenza e solidità dettati dalla Stabilità 2011

In: Diritto

10 marzo 2015 - 11:30


CORTE-COSTITUZIONALE

(Jamma) E’ iniziata da circa mezz’ora l’udienza di fronte alla Corte Costituzionale sui requisiti di trasparenza e solidità che la Stabilità 2011 ha previsto per i concessionari dei giochi. A sollevare le questioni di legittimità costituzionale è stato il Consiglio di Stato nel 2013, discutendo un ricorso di Bplus. Dopo la relazione del giudice Daria de Pretis, ha preso la parola Andrea Scuderi, legale Bplus, che nel suo intervento ha risposto alle eccezioni sollevate dall’Avvocatura di Stato nelle memorie. L’Avvocatura, in primo luogo, ha eccepito il difetto di rilevanza della questione, sostenendo che di fatto l’ordinanza non definitiva del Consiglio di Stato avrebbe risolto la questione. “Ma” ha obiettato Scuderi, “occorre considerare che la Stabilità 2011 prevedeva requisiti di moralità e stabilità finanziaria a carico dei nuovi concessionari. Le concessionarie slot, nel 2009, avevano già aderito alla facoltà prevista dal decreto Abruzzo, ovvero il lancio delle videolottery dietro il pagamento di 15mila euro per ogni macchina. La sola Bplus ha investito 180 milioni di euro. Tale facoltà comprendeva anche la prosecuzione della concessione in corso per altri 9 anni. Il Consiglio di Stato in sostanza ha affermato che la stipula di un atto integrativo violi il principio di legittimo affidamento, e che i concessionari storici avessero diritto a proseguire nel rapporto in corso senza modifiche.
L’avvocatura di Stato, ancora, ha sostenuto che il Consiglio di Stato non avrebbe effettuato un’adeguata interpretazione delle norme per ricondurle al dettato costituzionale, in sostanza il giudice amministrativo avrebbe dovuto verificare se quei sacrifici imposti dalla Stabilità del 2011 trovassero giustificazione in un interesse pubblico superiore, che limitasse l’interesse particolare delle compagnie degli apparecchi. Ma secondo Scuderi, “tale limite trova un contro-limite nel principio di legittimo affidamento che è base fondante del nostro ordinamento. Per questo il sindacato sul rispetto di questo principio viene affidato al giudice delle leggi”.
E entrando nel merito della controversia: “Non abbiamo mai contestato che i requisiti di onorabilità e trasparenza chiesti ai concessionari dovessero essere rafforzati. Ma quando questi requisiti sfociano in limiti sulla titolarità delle quote societarie, o su aspetti economici come il rapporto di indebitamento (e i concessionari avevano appena sostenuto pesanti investimenti per lanciare le videolottery, come chiesto dal decreto Abruzzo) si travalica il principio della proporzionalità”.

La questione

A sollevare la questione di legittimità costituzionale è stato il Consiglio di Stato nel 2013, affrontato il ricorso intentato dalla concessionaria delle slot Bplus. La Stabilità 2011, per assicurare un maggior controllo sul settore dei giochi, prevedeva infatti che i concessionari dovessero possedere una serie di requisiti (come quelli sulla solidità patrimoniale, o l’adozione di misure per evitare i conflitti di interesse in capo a amministratori e dirigenti) e osservare determinati obblighi (tra cui il mantenimento di un dato livello di indebitamento, o il divieto di effettuare trasferimenti di partecipazioni, o operazioni come fusioni, scissioni etc. senza l’autorizzazione dei Monopoli) nettamente più stringenti rispetto al regime precedente. La questione riguarda essenzialmente le compagnie “storiche”, quelle che avevano ottenuto le prime concessioni nel 2004: Bplus secondo il Consiglio di Stato può continuare a operare in virtù della vecchia convenzione, e per sottostare ai nuovi obblighi avrebbero dovuto sottoscrivere atti integrativi. In questo modo sarebbe stata costretta a accettare requisiti “tali” – ha osservato il Consiglio di Stato, nell’ordinanza di rimessione – “da incidere sulla effettiva possibilità di prosecuzione nel rapporto concessorio”. E i giudici spiegano: “l’incidenza sulla posizione di concessionario “in prosecuzione” interviene sacrificando una posizione per il conseguimento della quale lo stesso ha esercitato una facoltà “a titolo oneroso” l’acquisto dei diritti per l’istallazione delle videolottery, previste dal decreto per la ricostruzione delle zone terremotate d’Abruzzo, NdR – senza che la nuova disciplina preveda (di qui la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale con riferimento all’art. 42 Cost.), un qualche indennizzo per il sacrificio imposto”. I giudici di Palazzo Spada hanno quindi sollevato dubbi sulla “possibilità per il legislatore di introdurre, a fronte di una posizione “consolidata” (…), di un soggetto quale concessionario della pubblica Amministrazione – e ciò per effetto di una precisa norma primaria, che ha comportato anche a carico di tale soggetto, un esborso non irrilevante di somme di denaro – una nuova disciplina recante nuovi requisiti ed obblighi, tali da poterne pregiudicare la posizione di concessionario”. Inoltre, secondo il Consiglio di Stato “le norme introdotte con la l. n. 220/2010 comportano una incidenza diretta sul libero esercizio della libertà di impresa restringendo pesantemente ed inammissibilmente la possibilità di accedere alla posizione di concessionario del gioco lecito e comunque gravando i concessionari di intollerabili oneri aggiunti e prescrizioni eccedenti la natura e il contenuto del rapporto”.

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