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Truffa milionaria su piattaforma VLT, pagate vincite inesistenti per 1,5 milioni di euro

In: Cronache

15 gennaio 2015 - 09:37


guardia_di_finanza

(Jamma) – I finanzieri del comando provinciale di Roma hanno portato a termine un’articolata operazione di polizia che ha messo fine all’attività di una banda di 11 soggetti, 10 italiani e un rumeno, specializzati negli accessi abusivi al sistema informatico di Gtech Spa (già Lottomatica), cui hanno sottratto un milione e mezzo di euro attraverso false vincite conseguite con apparecchi e congegni da divertimento (videolottery).

 

Gli organizzatori di questa truffa, si legge in una nota, sono due fratelli romani di 43 e 47 anni. Quest’ultimo aveva accesso al sistema di Gtech in quanto operava come consulente informatico esterno della stessa società, che è uno dei concessionari incaricati della gestione dei giochi pubblici con vincite in denaro del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In tal modo aveva libero accesso al sistema informativo che gestisce giocate e vincite e poteva inserire fraudolentemente i dati dei beneficiari di vincite in realtà mai avvenute.

 

I soldi venivano poi fatti transitare sui conti correnti di persone compiacenti, individuate dal fratello più piccolo, che, a fronte del riconoscimento di una provvigione del 20% circa, si prestavano a quella che è una vera e propria operazione di riciclaggio. La truffa è stata però smascherata dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma che, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, sono riusciti anche a sequestrare, a seguito di apposito provvedimento emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari, l’intero “gruzzolo” messo da parte degli indagati, costituito da disponibilità finanziarie per circa 800 mila euro nonché immobili ed esercizi commerciali, per un valore stimato in circa 700 mila euro.

 

Le indagini hanno preso avvio a seguito di una denuncia presentata nel marzo scorso dalla stessa Gtech, allorquando un suo dipendente addetto alla validazione informatica delle vincite si era accorto, nell’inserire i dati relativi alla prima pratica del giorno, che sul data base era stranamente presente una precedente validazione di una vincita dell’importo considerevole di 500.000 euro, inserita attraverso un indirizzo informatico (ID) non riconducibile a nessuno degli operatori abilitati della società. Le prime conseguenti verifiche consentivano di individuare altri ordini di pagamento non corrispondenti ad alcuna vincita reale, inseriti sempre attraverso il medesimo ID. I conseguenti approfondimenti delle Fiamme Gialle consentivano di risalire alla persona che aveva effettuato gli accessi abusivi al sistema informatico della società, ricorrendo a tre differenti hostname, progettati con il chiaro intento di rendere anonimo l’autore dell’intrusione. Una volta scoperto il consulente informatico si è passati alla individuazione dei complici che avevano il compito di trasferire le somme di denaro e del fratello, da considerarsi con molta probabilità la mente dell’intero meccanismo criminale.

 

A questo punto sono scattate le perquisizioni, che hanno consentito non solo di confermare le ipotesi accusatorie ma anche di reperire documentazione atta a comprovare una autonoma truffa ai danni dell’I.N.P.S. da parte del consulente informatico, che aveva usufruito delle indennità previste dalla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria anche quando lavorava presso la Gtech. In pratica questi aveva costituito una società, affidandone la rappresentanza legale alla convivente del fratello più piccolo, pur essendone di fatto il dominus, dalle quale era stato poi messo in Cassa Integrazione, come un qualsiasi dipendente, inducendo così in errore l’ente previdenziale. Al tempo stesso lavorava per la Gtech come consulente informatico.

 

Le Fiamme Gialle hanno anche scoperto, all’interno del locale commerciale di uno degli appartenenti alla banda, ubicato a Roma in via Flaminia, due video effettuati attraverso le telecamere di sorveglianza installate all’interno del locale, che documentano il pestaggio di uno dei riciclatori, che non era riuscito a restituire il pattuito maltolto, con calci e pugni al torace, ad opera proprio dei due fratelli. A seguito di tale aggressione il riciclatore riportava alcune fratture alle costole.

 

Il pestaggio veniva poi reiterato alcuni mesi dopo, tra l’altro nel giorno del compleanno della “vittima”, allorquando due soggetti gravati da numerosi precedenti penali, anche per reati a base violenta, dopo avergli intimato di restituire il denaro, l’avevano minacciato di morte, non esitando dapprima ad agitare un coltello a pochi centimetri dalla sua figura e, poi, a colpirlo violentemente al volto con un pugno, causandogli lesioni al setto nasale. In relazione alle due aggressioni e ad altri episodi di intimidazione, il gip del tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dei fratelli e degli altri due soggetti, contestando loro i reati di estorsione e lesioni personali.

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