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Sicilia. Slot taroccate ma senza mafia. 40 condanne per frode informatica, assoluzioni per associazione mafiosa

In: Cronache

19 maggio 2015 - 07:18


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(Jamma) Cadono le accuse di mafia, associazione mafiosa per alcuni imputati e concorso esterno per altri. Cadono anche le accuse di peculato per tutti gli imputati. Rimangono invece confermate dal giudizio di primo grado le accuse di frode informatica .Si conclude così il primo grado di giudizio nato dall’operazione “Les Jeux Sont Faits”, la mega retata della squadra mobile di Caltanissetta su un giro di slot machines taroccate

Accuse in parte confermate e in parte no, dalla sentenza di primo grado emessa ieri.

Il collegio giudicante (presidente il giudice Antonio Napoli, a latere Marco Sabella e Valentina A.Balbo) ha assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso e peculato l’imprenditore Salvatore Allegro (difeso dall’avvocato Massimiliano Bellini). Per lui il pm Giovanni Di Leo aveva sollecitato 18 anni di carcere. Suo figlio Luigi Allegro, invece, è stato condannato a 3 anni di carcere e 900 euro di multa per frode informatica.

Assolto dall’accusa di essere un esponente di spicco di Cosa Nostra Salvatore Di Marca (difeso dall’avvocato Dino Milazzo), anche lui prosciolto dalle accuse di peculato, illecita concorrenza aggravata dalla metodologia mafiosa “per non aver commesso il fatto”.

Non è un affiliato a Cosa Nostra neanche Marco Angotti (difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Iacona) che è stato assolto dal reato di associazione mafiosa “per non aver commesso il fatto”, ma condannato a 8 anni di reclusione e 3.600 euro di multa per tentata estorsione senza l’aggravante mafiosa e frode informatica. Resta detenuto, ma non per il 416 bis.

Cade l’accusa di illecita concorrenza anche per Giuseppe Vinci, Salvatore Cataldi e Lirio Torregrossa (il fatto non sussiste) così come è stato assolto il napoletano Stefano Cristiano per non aver commesso il fatto. Si è sgretolata per tutti – noleggiatori di slot e titolari di bar – l’accusa di peculato, che era già stata respinta prima dal Tribunale del Riesame e poi dalla Cassazione.

Imputazione scartata dal tribunale che ha assolto “perché il fatto non sussiste” Salvatore Allegro, Luigi Allegro, Marco Angotti, Salvatore Cataldi, Lirio Torregrossa, Salvatore Fonti, Salvatore Frangiamore, Anna Iapichino, Vincenzo Lanzafame, Maria Catena Giuseppa Lipani, Vito Aldo Amico, Giancarlo Barberi, Salvatore Massimo Barberi, Santo Bassolino, Franco Bingo, Giuseppe Corbo, Francesco Paolo Cravotta, Giuseppe D’Anca, Pietra Di Marco, Alessandro Domenico Farruggia, Aldo Alessandro Foglietto, Giuseppe Amedeo Foglietto, Roberto Lo Bello, Luigi Lo Monaco, Maurizio Lo Piano, Luigi Lombardo, Alfonso Martorana, Vincenzo Felice Martorana, Giuseppe Monelli, Maria Paternò, Salvatore Arcangelo Romano, Fabio Massimiliano Saja e Michelangelo Vinciguerra. Di contro tutti quanti sono stati condannati a 1 anno e 400 euro di multa per frode informatica.

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