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Pubblicità. IAP, nel 2014 solo il 2% delle decisioni del Giurì hanno riguardato il gioco d’azzardo

In: Cronache

27 aprile 2015 - 12:45


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(Jamma) Gli operatori di gioco che fanno pubblicità rispettano le regole. E’ quanto emerge dal rapporto che l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria sull’attività svolta nel corso dell’ultimo anno.
Nel corso del 2014 l’Istituto si è occupato di 929 casi, 882 dei quali sono stati esaminati dal Comitato di controllo. In 63 casi il Comitato ha deciso di bloccare la campagna pubblicitaria e ben 679 sono stati i casi risolti in breve. Nella maggior parte dei casi ( 58,5%) il Comitato ha trattato campagne facenti parte del settore della cura della persona mentre le pubblicità sul gioco sono in coda alla classifica con un modesto 4,3%.
Delle 47 decisioni del Giurì ( 30 su messaggi segnalati da aziende e 17 segnalati dal comitato) solo il 2% riguardano il settore giochi.
Va ricordato che precise regole in materia di comunicazione sul gioco son stati inseriti nel settembre 2012 nel Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale dello Iap. Si tratta di undici regole frutto della collaborazione tra Iap e Sistema gioco Italia, la federazione della filiera dell’industria del gioco e dell’intrattenimento che fa capo a Confindustria Servizi innovativi e tecnologici.

Il Codice di autodisciplina vincola i soggetti che vi aderiscono. E se il Giurì si pronuncia, il messaggio scorretto deve immediatamente cessare. Il primo articolo del Codice recita: «La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta». Il secondo «La comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti».

L’articolo 28 ter, liberamente sottoscritto da Sistema Gioco Italia, elenca undici precisi divieti: «La comunicazione commerciale relativa a tali giochi non deve:

1) incoraggiare il gioco eccessivo o incontrollato
2) negare che il gioco possa comportare dei rischi
3) omettere di esplicitare le modalità e le condizioni per la fruizione degli incentivi e dei bonus
4) presentare e suggerire che il gioco sia un modo per risolvere problemi finanziari o personali, o costituisca una fonte di guadagno o di sostentamento alternativa al lavoro, piuttosto che una semplice forma di intrattenimento e di divertimento
5) indurre a ritenere che l’esperienza, la competenza o l’abilità del giocatore permetta di ridurre o eliminare l’incertezza della vincita o consenta di vincere sistematicamente
6) rivolgersi o fare riferimento, anche indiretto, ai minori, e rappresentare questi ultimi – o soggetti che appaiano evidentemente tali – intenti al gioco
7) utilizzare segni, disegni, personaggi e persone, direttamente e primariamente legati ai minori, che possano generare un diretto interesse su di loro
8) indurre a ritenere che il gioco contribuisca ad accrescere la propria autostima, considerazione sociale e successo interpersonale
9) rappresentare l’astensione dal gioco come un valore negativo
10) indurre a confondere la facilità del gioco con la facilità della vincita
11) fare riferimento a servizi di credito al consumo immediatamente utilizzabili ai fini del gioco».

Le segnalazioni allo IAP anche in considerazione della pressione mediatica sugli operatori di gioco ovviamente non mancheranno e l’Istituto, leggendo il contenuto di alcune decisioni che hanno riguardato per l’appunto queste imprese, no sembra esserci andata troppo per il sottile.
Con sommo disappunto, probabilmente, di chi invoca la messa al bando di qualsiasi forma di pubblicità sul gioco, le aziende sembrano essere molto meno indisciplinate di quelle che operano in altri settori e che in fatto di rispetto delle regole sembrano avere qualche problema.

“L’anno 2104 è stato per il Giurì un anno di tranquilla laboriosità che ha consentito all’organo decidente del sistema autodisciplinare di mantenere ed, anzi, accrescere la qualità delle sue pronunzie senza perdere la caratteristica celerità di redazione che contribuisce a far sì che le decisioni autodisciplinari siano le più veloci d’Italia” spiega Antonio Gambaro, Presidente del Giurì. E’ quindi anzitutto da sottolineare che nonostante i tempi singolarmente ridotti lo stile delle decisioni del Giurì tenda ad essere sempre più esaustivo sia nella esposizione dei fatti e delle ragioni della controversia che nella tematizzazione delle ragioni del decidere. Nell’anno 2014 il Giurì ha quindi confermato che la sua è una giurisprudenza colta, cosciente della complessità dei fenomeni comunicazionali e della intensità dello sforzo intellettuale che si richiede per armonizzare, secondo regole e principî di diritto, il benefico e legittimo pluralismo degli interessi e delle opinioni. Al riguardo si è confermato che il codice di autodisciplina (C.A.), continuamente perfezionato, è uno strumento assai efficace nell’orientare la composizione delle controversie nella direzione primaria dell’integrità del mercato e della tutela dei consumatori” conclude. bn

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