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Ma è davvero ‘etica’ la Banca che inibisce al gioco le carte di credito?

In: Cronache

2 settembre 2014 - 11:00


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(Jamma) Una cosa è certa, la Banca popolare dell’Emilia Romagna ha scommesso bene quando ha scelto la lotta al gioco d’azzardo come forma di promozione. Con questo non voglio dire che la tanto pubblicizzata scelta di inibire le carte di credito al pagamento

delle giocate sui siti online sia solo una trovata pubblicitaria, ma di fatto è senz’altro riuscita a far parlare dell’Istituto Bancario in un momento non troppo felice per la categoria.

Tra scandali e inchieste la reputazione delle Banche non si può certo dire sia ai massimi livelli, e in questo panorama alla Bper è riuscito il colpaccio. A maggior ragione se si pensa che l’iniziativa è vecchia di un anno.

Per chi non lo sapesse l’Istituto ha deciso di bloccare le 480.000 carte di credito del gruppo per le operazioni di pagamento in siti Internet classificati come ‘gambling’ (gioco d’azzardo). Unica eccezione: alcune decine di carte di credito black. Quelle riservate ai clienti più facoltosi.

“Siamo una banca cooperativa con un forte radicamento territoriale e siamo consapevoli che ogni decisione che prendiamo o non prendiamo avrà conseguenze sulla comunità” ha dichiarato Andrea Cavazzoli, responsabile del settore ‘Responsabilità sociale d’impresa’. “Qualsiasi azienda ha interesse a operare in una comunità sana e non in una dominata da degrado e illegalità. Rispetto al gioco d’azzardo non abbiamo adottato un atteggiamento di condanna verso i giocatori o verso chi opera nel settore, ma di contrasto della sua patologia perchè può avere conseguenze gravi per il giocatore e per chi gli vive accanto”.

Nel luglio del 2013 Bper aveva inviato ai suoi 11.200 dipendenti una circolare informativa sul gioco d’azzardo patologico, sulle operazioni bancarie che possono essere considerate sospette, su come individuare i soggetti affetti da gioco d’azzardo e sulle strutture che offrono percorsi di recupero. Il tema e’ stato anche inserito nelle lezioni di educazione al consumo e al risparmio consapevole e responsabile per giovani e adulti e in quelle di educazione finanziaria per gli studenti. Oltre ad aver bloccato le carte di credito, Bper ha scelto di non proporre mai allo sportello i ‘gratta e vinci’, come invece accade negli uffici postali.

 

Quella che insomma molte giornali hanno definito la ‘carta intelligente’ contro l’azzardo farà sì che i clienti possano giocare probabilemente su siti non autorizzati dallo Stato italiano all’offerta di servizi di gioco online oppure su altri che sfuggono alla classificazione di gambling perchè magari non risultano autorizzati da alcun Paese Eu.Le stesse carte di credito, e non potrebbe essere altrimenti, possono sicuramente essere utilizzate per effettuare scommesse e o pagamenti per giocate effettuate in forma diversa. Magari per acquistare grattaevinci o pagare giocate al Superenalotto, per dirne una. Per non parlare per l’accesso alle case da gioco, comprese quelle oltre confine. Insomma l’operazione è sicuramente di quelle che lasciano il segno, ma che risulterà ben poco efficace rispetto alle aspettative. Per questo sarà bene che altri Istituti ci pensino bene prima di prendere esempio.

Ma sappiamo già che così non sarà. Già in altre occasioni le Banche hanno dimostrato la tendenza a condividere scelte non proprio giustissime,senza badare troppo alle conseguenze.

Compresa la Bper, istituto che punta forte sull’etica, e che, ahimè, non ha potuto fare a meno di finire nella lista dei clienti che, esattamente con il Monte dei Paschi di Siena, si è affidata a broker non propriamente ‘limpidi’. Per fare un esempio è cosa nota che la Bper, come molti altri istituti bancari italiani, ha avuto a che fare con Lutifin, la società d’intermediazione svizzera al centro dell’indagine condotta dalla Procura di Milano sulle transazioni sospette svolte dall’Area finanza di Banca Monte dei Paschi di Siena. Il broker elvetico sarebbe stato utilizzato come veicolo«per effettuare pagamenti riservati ad alti dirigenti» del Montepaschi nell’ambito della compravendita di un derivato con Dresdner.

Questo non vuol dire che tutti abbiano operato illecitamente,ma sicuramente che abbiano sottovalutato la reputazione di alcuni soggetti con cui scelgono di avere rapporti. L’operazione anti-azzardo che ha avuto così eco sui media nazionali potrebbe, al di là delle reali intenzioni, far dimenticare velocemente che non sempre, e non tutti, siamo perfetti.

 

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