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Ludopatia. Ulss 20 di Verona, più che raddoppiate le richieste di aiuto

In: Cronache

8 febbraio 2012 - 11:43


giocatore

(Jamma) Il problema del gioco d’azzardo si fa sempre più serio anche a Verona e le richieste di aiuto rivolte al Dipartimento Dipendenze Ulss 20 sono passate da una media di 1 o 2 al mese nel corso 2010 a circa 1 o 2 alla settimana nell’ultimo semestre del 2011.  “Stiamo parlando di circa il 50% delle nuove richieste totali di presa in carico negli ultimi 3 mesi del 2011 – spiega il dott. Maurizio Gomma del Dipartimento Dipendenze Ulss 20 di Verona – e la fascia di età coinvolta è molto ampia e va dai 25 ai 65 anni. La molla principale che porta giovani e meno giovani ad avvicinarsi al gioco d’azzardo – spiega Gomma – è spesso legata a motivi economici e a situazioni di precarietà lavorativa per cui si pensa al gioco come ad una forma di aiuto economico, innescando un circolo vizioso molto pericoloso”. L’avvicinamento al gioco d’azzardo da parte dei giovani può partire dai videogiochi per poi passare ai giochi online e successivamente al gioco d’azzardo online (sono sempre di più i siti che permettono di fare scommesse su Internet). Gli over 40 invece si concentrano solo sulle macchinette dei bar o delle tabaccherie, motivati dal miraggio di un guadagno economico oltre che dalla voglia di ingannare il tempo o ancora per pura curiosità. E la dipendenza da gioco d’azzardo è una patologia che colpisce maschi e femmine indiscriminatamente. “Se nella dipendenza da sostanze si assiste ad una forte disparità tra maschi e femmine, dove la componente maschile la fa da padrone – spiega il dott. Gomma – nel gioco patologico lo scarto tra i due sessi è molto basso, quasi nullo”. I servizi offerti dal Dipartimento Dipendenze Ulss 20 di Verona partono sempre da una prima fase di diagnosi del soggetto per capire se il problema sia legato solo al gioco oppure se siano presenti anche altre forme di dipendenze, ad esempio dall’alcol o dal tabacco o ancora se vi siano altre patologie quali i disturbi della personalità o del tono dell’umore. La seconda fase consiste in un Training di tipo psicologico⁄educativo suddiviso in sette fasi che aiutano il soggetto a capire che il gioco è un problema, a gestire il denaro e il tempo libero e insegnano a riconoscere e gestire il craving, cioè il momento in cui si avverte il bisogno impellente di giocare, puntare o scommettere. Questo percorso può essere sufficiente per aiutare molti soggetti ad uscire dalla dipendenza, soprattutto quelli per i quali è possibile un supporto aggiuntivo da parte della famiglia. Altri percorsi prevedono l’invio ai gruppi di auto-aiuto esistenti sul territorio e, nei casi più gravi, si può valutare un trattamento residenziale finalizzato al superamento della fase più delicata di dipendenza da gioco patologico. In questa fase può essere valutata l’opzione dell’amministratore di sostegno (figura espressamente prevista dalla normativa) per il controllo dei beni della persona in difficoltà. Per le richieste di aiuto è possibile contattare il seguente numero: 045-8622235

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