Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

La Dia denuncia le infiltrazioni della malavita cinese e russa nel gioco d’azzardo

In: Cronache

16 luglio 2012 - 18:22


(Jamma) La Direzione Investigativa Antimafia è stata più volte impegnata nel contrasto a fenomeni di riciclaggio e di utilizzo dei capitali illeciti nel gioco d’azzardo, come emerge dalla relazione del Ministro degli Interni al Parlamento sulle attività svolte nel secondo semestre del 2011. Nel documento si evidenziano fenomeni come “l’infiltrazione di cittadini russi nel mondo del gioco d’azzardo e delle scommesse e del riciclaggio del denaro” e “la progressiva affermazione dei gruppi cinesi nella gestione del gioco d’azzardo in strutture clandestine aperte anche all’esterno della comunità cinese”. E ancora “l’interesse di alcuni criminali cinesi al settore informatico: si sono verificati casi di uso di strumenti elettronici che interferivano sul regolare funzionamento degli apparecchi per il gioco del videopoker, consentendo così agli utilizzatori la realizzazione di consistenti vincite”. Inoltre, si ricordano le operazioni più importanti, condotte nel corso del semestre, come quella che ha consentito di ricostruire il raggio d’azione dei clan D’Alessandro e Di Martino di Torre Annunziata. Nel documento si spiega che “dopo aver individuato flussi di scommesse ritenuti anomali dai Monopoli di Stato, il 23 settembre 2011 i carabinieri hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di 8 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’elusione di misure di prevenzione patrimoniale, esercizio di scommesse clandestine e riciclaggio di denaro di provenienza illecita”. Dall’indagine “è emerso il tentativo di espandere tale sistema in Emilia Romagna tramite la gestione occulta di agenzie di scommesse”. E ancora, l’operazione “Les Juex sont Faits” è sfociata nel “sequestro operato il 13 ottobre 2011 a Caltanissetta nei confronti di un pregiudicato per esercizio del gioco d’azzardo”. L’indagato era già stato posto in arresto nel marzo 2011, con le accuse di “frode informatica, truffa e peculato, in quanto avrebbe realizzato un sistema di gestione del gioco d’azzardo che, attraverso slot machine e software permetteva di eludere i controlli dei Monopoli di Stato”. Le indagini “avrebbero consentito di appurare come l’indagato avrebbe accumulato illegalmente un patrimonio calcolato in 7 milioni di euro circa”. Infine, nel secondo semestre del 2011, l’Unità di Informazione finanziaria presso la Banca d’Italia ha ricevuto 19 “segnalazioni di operazioni sospette inviate dagli operatori delle case da gioco della Lombardia”.

 

Commenta su Facebook


Realizzazione sito