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I Monopoli gli chiudono la sala giochi e lui scrive ad Alfano

In: Cronache

3 settembre 2014 - 09:51


alfano angelino

(Jamma) Alberto Raimondi scrive ad Angelino Alfano. Il titolare della Planet Games di via Foscolo a Viareggio si rivolge con una lettera al ministro. Due settimane fa i Monopoli di Stato hanno spento le macchinette della sua sala slot per decisione del Tar a seguito della entrata in vigore, lo scorso ottobre, della legge sul gioco d’azzardo, che prevede il divieto di aprire esercizi del settore entro un raggio di 500 metri dai luoghi definiti protetti. Raimondi ribadisce di aver ricevuto permessi e licenze prima di quella data.

“Nel giugno 2013 avendo pensato di aprire una sala giochi in Viareggio, per occupare me stesso (col vizio di lavorare) e anche per mia figlia, che a cinquant’anni non ha reddito e non avrà una pensione, ripeto nel giugno 2013 mi reco: in Comune – in Questura – ai Monopoli e chiedo se è possibile aprire una sala giochi in Viareggio, via Ugo Foscolo 53 (avendo io individuato il locale).

Tutti mi rispondono che non ci sono problemi e in particolare, alla Questura di Lucca due funzionari: la Sig.ra Degli Innocenti e l’Ispettrice Foli (persone assolutamente apprezzabili e di grande umanità) mi rispondono: “il lavoro che lei vuole fare è lecito ci porti due cose essenziali per poterle rilasciare la licenza: 1) Il contratto di affitto registrato
2) Il contratto con un concessionario (nel mio caso Sisal S.p.a.)

Quindi procedo a concludere il contratto di affitto in data 12.07.2013 ed il contratto con Sisal S.p.a. e porto il tutto in Questura.

Ovviamente a luglio 2013 do inizio a tutti i lavori necessari, per rendere i locali idonei per una sala giochi, spendendo oltre 120 mila euro, tutti i miei risparmi di una vita di lavoro. A settembre 2013 porto i contratti richiesti in Questura e i Funzionari, sempre gentilissimi, mi dicono: “Bene! Le avviamo la procedura per il rilascio della licenza e attendiamo che lei ci chiami, quando avrà tutto pronto, perché sia noi che i Monopoli dobbiamo venire a fare visita per verificare l’idoneità di quanto realizzato.

A fine settembre 2013 informo la Questura ed i Monopoli che è tutto pronto e dopo qualche settimana, in Ottobre 2013 ricevo le visite con esito positivo. Tutto questo descritto avviene entro il 10 ottobre 2013. Intanto la Regione Toscana vara la norma che, a decorrere da novembre 2013 non si possono aprire sale a meno di 500 metri da luoghi sensibili: chiese, scuole, ecc. Si può anche riflettere su questo divieto che esprime discutibile moralismo perché lascia funzionanti le slot in tutti i bar, che non proteggono i minori, a ridosso dei luoghi sensibili e attacca sale come la mia, ermeticamente chiusa alla vista dei minori e altamente specializzata (con 40 macchine) dove possono entrare solo maggiorenni che decidono liberamente di giocare, principio questo di libertà e democrazia, assolutamente rispettato dalle leggi dello Stato. La mia sala è a 400 metri circa da una chiesa (non vicina).

La data della licenza della Questura (in cartaceo) è 03 Gennaio 2014. Ma è assolutamente chiaro e documentato che tutto da parte mia è stato fatto prima della norma di divieto.

Ora ad agosto 2014, dopo sei mesi di attività (che ho dovuto supportare con ulteriori spese: avviamento, pubblicità, ecc.)
il Tar Toscana accogliendo il ricorso di una sala sita in via Mazzini 50, a 60 metri da una chiesa ma legittima perché aperta prima della norma restrittiva, ha ordinato la sospensione della mia attività, indicando una prima udienza a Gennaio 2015, per la trattazione nel merito, trascurando il fatto importantissimo che 4 persone rimangono senza lavoro.

E’ importante dire che i Funzionari della Questura, dimostrando grande comprensione ed umanità per la mia situazione difficilissima, non hanno voluto eseguire, temporaneamente, l’ordine del TAR Toscana.

I Monopoli invece, con il concorso della Sisal s.p.a, in data 21 agosto 2014 alle ore 16.30 senza neanche formale preavviso (con clienti presenti in sala) hanno spento il funzionamento delle macchine.

Sig. Ministro capisce che, fermare il funzionamento della sala significa creare disperazione in quattro persone che perdono il lavoro e rovinare in via definitiva il sottoscritto che ha speso tutti i risparmi di una vita e posto tante speranze nell’attività intrapresa.

Le sono molto grato, sig. Ministro Alfano, per l’attenzione e confido ancora nella possibile ripresa del nostro lavoro, rivolgendole la preghiera di fare quanto Le è possibile per un cittadino, piccolo imprenditore, che ha grande stima per Lei e grande apprezzamento per il suo operato”.

 

 

 

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