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Gioco patologico. Il Ministero della Salute pubblica report definitivo progetto ministeriale

In: Cronache

8 febbraio 2012 - 13:09


(Jamma) Il Bollettino sulle Dipendenze, pubblicazione ministeriale a cura del Ministero della Salute, UNICRI e Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, dedica il suo ultimo numero al report ufficiale del progetto ministeriale sul GAP, condotto dalle Regioni Piemonte e Liguria e coordinato dal collega dr. Jarre.

Il report è tra l’altro una preziosa fonte di dati recenti sulla situazione dell’azzardo in Italia. Riporta infatti: a) i risultati della ricerca epidemiologica nazionale del CNR (che a sua volta ha anche rielaborato dati provenienti da una ulteriore ricerca curata da ALEA e il Centro Studi del Gruppo Abele); b) dati locali di solito destinati a rimanere nell’ambito della cosiddetta “letteratura grigia”; c) iniziative di amministrazioni locali per la limitazione dei danni da azzardo.

 

Scarica il report Gambling_Progetto_ministeriale_vol1_2011

 

 Il report è preceduto da una presentazione di Riccardo Zerbetto, socio fondatore e presidente onorario di ALEA

Ho accolto con piacere l’invito a scrivere una breve introduzione al presente volume sulle “Dipendenze comportamentali / Gioco d’azzardo patologico: progetto sperimentale nazionale di sorveglianza e coordinamento/monitoraggio degli interventi” promosso dal Ministero della Salute e coordinato da Gaetano Manna e Paolo Jarre.

Diciamolo apertis verbis: ci voleva finalmente un segnale di attenzione al grave fenomeno sociale (già definito nel 1980 “malattia sociale” dall’OMS) che venisse da una fonte governativa autorevole. E ci auguriamo che la “presa di coscienza” a livello di iniziativa scientificoculturale valga a tradursi in tempi brevi in “buone prassi” nel fronteggiare un fenomeno che sta dilagando con una accelerazione che nessuno avrebbe potuto prevedere. Nello scorrere questa interessante ricerca che raccoglie una sintesi di quanto di meglio è stato prodotto nel nostro Paese sul tema, possiamo individuare una successione di passaggi-chiave.

Il problema esiste

Da diversi studi sulla prevalenza del gioco d’azzardo problematico (GAP), che di seguito vengono analiticamente riportati emergono alcuni dati la cui gravità, senza mezzi termini,non può essere elusa: sono 15 milioni (il 38,3% della popolazione) gli Italiani che giocano con 3 milioni a rischio di sviluppare una dipendenza dal gioco. In particolare giovani tra i 25 e i 34 anni e residenti prevalentemente nelle regioni del Sud Italia.

Solo nel 2009 (ma i dati sono andati progressivamente crescendo) sono stati giocati 54 miliardi di euro con oltre i 1.000 euro della spesa procapite ponendo l’Italia tra i paesi industrializzati dove si gioca maggiormente. Il dato più significativo è tuttavia che siano soprattutto i giovani ad essere progressivamente attratti dal mercato del gioco d’azzardo (definito come tale se implica la prevalenza dell’elemento aleatorio e del denaro) dal momento che sono valutati in più di un milione di studenti ha giocato nello stesso anno e facendo registrare un aumento del 25% negli ultimi dieci anni. Tra questi, il 6% degli studenti ha speso più di 50€ nell’ultimo mese con una prevalenza geografica al Sud. Dato ancor più allarmante èche fra gli studenti/giocatori 1 su 4 è a rischio di sviluppare una dipendenza dal gioco con conseguenti problemi a scuola, rapporti difficili con i genitori e frequente associazione con l’uso di sostanze psicoattive.

A fronte di tale incremento nella diffusione del fenomeno, manca in Italia una legge a tutela dei giocatori esposti al rischio di cadere in forme di ludopatia. La stessa non viene inclusa tra i “Livelli essenziali di assistenza” (Lea) e non ha quindi alcuna copertura finanziaria per interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. Siamo al contrario esposti ad un crescente bombardamento pubblicitario che incentiva i cittadini a giocare di più, più spesso e dovunque con promesse mirabolanti che non fanno che aggravare le condizioni economiche e umane di pensionati, disoccupati, extracomunitari e giovani. A giocare d’azzardo, in definitiva, non sono più le classi abbienti a cui era quasi augurabile spillare qualche soldo nei casinò per finanziare opere sociali, ma quelle “classi deboli” che si ritrovano ad essere tragicamente ancor più svantaggiate nel fronteggiare una congiuntura economica già di per sé difficile per tutti.

Qualcosa si muove

Alla rilevazione sulla presenza di servizi in ambito pubblico e privato che hanno iniziato ad operare sul GAP condotta inizialmente dal Gruppo Abele di Torino in collaborazione con ALEAAssociazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio (che a partire dal congresso nazionale del 2000 ha raccolto i professionisti che per primi si sono occupati del fenomeno) avevano aderito 410 strutture. Di questi, 379 erano Servizi pubblici delle Az.ASL territoriali (pari al 68,2% dei servizi di cui il 40% nelle regioni del Nord Italia, il 20,8% al Centro, il 26,7% al Sud ed il restante 12,7% nelle Isole) rappresentati in modo pressoché esclusivo dai Servizi per le Tossicodipendenze (SerT), e 31 erano strutture del privato-sociale.

C’è da augurarsi che anche la “migrazione” del GAP dalla categoria dei Disturbi del Controllo degli Impulsi non altrove classificati prevista dal DSM IV alla istituendo categoria “Addictions and related disorders” che sostituisce, proprio per includere il GAP, la precedente “Substance use disorders” possa facilitare la possibilità di convogliare risorse omogenee al settore delle dipendenze (dove attualmente vengono elargite le prime misure di intervento) superando la incongruenza di una classificazione sino ad ora di competenza dei servizi di Salute mentale.

Verso una strategia di “gioco responsabile”

Importante la sezione riservata a: “Momenti di confronto con le organizzazioni e istituzioni imprenditoriali del mondo del gioco”. Va ricordato che la dizione di “gioco responsabile”,oggi pateticamente abusata da gestori di attività di gioco che cercano di addomesticare la promozione delle loro offerte con il semplice richiamo ad un uso controllato (responsabile) del gioco d’azzardo conserva il senso compiuto con il quale viene utilizzata nei paesi dove effettivamente si incontrano i tre soggetti che unicamente attraverso una convergenza di intenti possono elaborare una autentica strategia complessiva di gioco responsabile: l’autorità politica (governo), i gestori delle attività di gioco ed i professionisti che conoscono i diversi aspetti della ludopatia. Sino ad ora, a livello nazionale, tale “tavolo di concertazione” non ha avuto luogo. Ed i modesti tentativi di coinvolgere dei tecnici nella elaborazione di campagna promozionali e di sensibilizzazione sono ancor più ingannevoli del non aver fatto nulla dal momento che è appunto dall’autorità politica che è mancato lo stimolo (che dovrebbe essere cogente) a contenere i danni di un indiscriminato allargamento del fenomeno negando che si tratti di autentica patologia (in un numero rilevante di casi, valutati attorno ai 2-3 milioni di individui distribuiti in forme di diversa gravità).

In alcune realtà cittadine, provinciali e regionali non sono mancate iniziative di vario genere a riprova dell’inconfutabile gravità avvertita dagli amministratori locali che si sono prodigarti ad adottare misure preventive e riabilitative pur nella totale e colpevole assenza di qualsivoglia normativa di indirizzo di carattere governativo. Tali iniziative vengono opportunamente riportate nel testo a sostegno di iniziative analoghe che auspicabilmente possano diffondersi sul territorio nazionale sempre nelle more di quegli atti responsabili e doverosi che spettano ad un governo che ha a cuore il benessere psicofisico oltre che socio-economico dei cittadini e non di una minoranza di speculatori da cui attendersi un flusso di denaro a spese, in gran parte, dei più deboli.

 

I corollari sul da farsi

sono semplici, conseguenti e trovano consenso in varie proposte di legge o documenti prodotti a livello scientifico e/o di autorità locali. Nella sintesi proposta da Alea – che già a partire dal 2000 aveva inoltrato un simile documento alle autorità d Governo, si tratta di: • inserire nei livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria e socio-assistenziale il “gioco d’azzardo patologico e le sue complicanze, al fine di garantire la presa in carico delle persone affette presso i servizi dei dipartimenti per le dipendenze • equiparare i giocatori d’azzardo patologici in trattamento ai tossico/alcooldipendenti ai fini delle modalità di accesso ai servizi e dell’esenzione dal pagamento dei ticket sanitari

garantire la possibilità per i giocatori d’azzardo patologici di fruire gratuitamente di percorsi terapeutici ambulatoriali, semiresidenziali e residenziali specifici, come accade per i tossico e alcol dipendenti, con le medesime garanzie relativamente al mantenimento del posto di lavoro fruendo di apposite aspettative

garantire una tutela e cura omogenea su tutto il territorio nazionale, definendo piante organiche minime per costituire, nell’ambito dei dipartimenti per le dipendenze, équipe specialistiche multidisciplinari atte alla presa in carico e prevenzione

promuovere e finanziare una campagna capillare di formazione specialistica accreditata rivolta agli operatori in materia di gioco d’azzardo (sia nei servizi specialistici, sia nei servizi sanitari e sociali di base, sia nelle funzioni legali e finanziarie (legali, magistrati e consulenti finanziari)

estendere il gratuito patrocinio a spese dello Stato a favore dei soggetti affetti da GAP nell’ambito dei procedimenti civili e penali instaurati per fatti connessi, direttamente o indirettamente,con il gioco d’azzardo patologico

promuovere la formazione e presenza diffusa in tutto il territorio nazionale di amministratori di sostegno con competenze specifiche sul GAP • garantire il potenziamento delle fondazioni antiusura, con adeguate allocazioni economiche • predisporre percorsi giuridici atti a proteggere le persone che hanno manifestato sintomi di dipendenza da gioco dall’accesso ai giochi d’azzardo (con tecniche di esclusione sia volontaria che imposta)

cambiare lo stile della comunicazione pubblica (adeguando i messaggi pubblicitari alle linee guida internazionali, in particolare escludendo il richiamo alle vincite possibili e facili quale leva per invogliare al consumo)

affermare e pubblicizzare energicamente e con chiarezza il divieto di accedere a qualsiasi forma di gioco con vincite in denaro ai minori di anni 18, con definizione delle sanzioni previste per i gestori contravvenenti

abbandonare definitivamente terminologie scorrette sotto il profilo scientifico per riferirsi al disturbo di gioco d’azzardo patologico (GAP)

promuovere programmi di prevenzione secondo le linee guida internazionali scientificamente validate

costituire una commissione tecnica sulla protezione dai rischi del gioco d’azzardo che vagli e proponga pareri tecnici ed eventuali raccomandazioni sui provvedimenti governativi sul gioco d’azzardo per la concreta realizzazione di una rete di contenimento sul GAP si ritiene che lo 0.5%

del denaro giocato (in parti uguali a carico dello Stato e delle società concessionarie) venga vincolato e ripartito su fondi regionali in proporzione ai volumi giocati dalle popolazioni locali, da adibirsi esclusivamente al finanziamento delle attività di cura e prevenzione psico-socio-sanitaria del gioco d’azzardo patologico (anche per la presa in carico di aspetti finanziari e legali impattati dall’azzardo), e che tali fondi vengano utilizzati in primis valorizzando le realtà territoriali che hanno maturato significativa esperienza documentabile in relazione al GAP, anche attraverso procedure di accreditamento.

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