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Giochi e pubblicità: nel 2015 spesa crollata del -34%. Televisione canale privilegiato con l’82% degli investimenti

In: Cronache

21 settembre 2015 - 10:50


giovani-azzardo

(Jamma) Crolla la pubblicità nel settore dei giochi. In un solo anno gli investimenti nel gaming hanno perso oltre 13,1 milioni di euro (pari al -34%) attestandosi a 25,6 milioni nel periodo di riferimento gennaio-luglio 2015, contro i 38,7 milioni dei primi sette mesi dello scorso anno. E’ quanto emerge dal rapporto Nielsen sulla pubblicità nel settore del gioco che Agimeg ha potuto visionare in anteprima. Lo studio evidenzia come, nonostante la spesa complessiva sia scesa di un terzo, alcuni settori abbiano beneficiato di maggiori investimenti pubblicitari. E’ il caso del gioco online, cresciuto del 16,3%: se nei primi 7 mesi dello scorso anno nei casinò games e nel poker via internet erano stati investiti 7,6 milioni di euro, nel 2015 si sono sfiorati gli 8,9 milioni. Nettamente al ribasso, invece, il gioco fisico. Il caso più evidente è quello delle scommesse: dagli oltre 15,5 milioni del 2014 si è passati a investimenti per 7,2 milioni (-53%). Perdono quota anche i giochi numerici: su Lotto e Superenalotto la spesa pubblicitaria è scesa del 32,6% passando da 6,9 milioni a 4,6 milioni. Segno rosso anche per le lotterie istantanee (-42%): gli investimenti nei gratta e vinci, che nel 2014 sono stati pari a 3,5 milioni di euro, nei primi sette mesi del 2015 sono passati a poco più di 2 milioni. In controtendenza, invece, le lotterie tradizionali, che hanno potuto beneficiare del +23,6%. Riguardo ai canali utilizzati dalle aziende per la pubblicità dei propri prodotti di gioco, l’82,3% del mercato è nelle mani della televisione, con oltre 21 milioni di euro sui 25,6 milioni complessivamente investiti. In tv passa il 97% della pubblicità del gioco online, il 95% di quella dei gratta e vinci, l’82% delle scommesse e il 78% dei giochi numerici. Internet è il secondo mezzo più diffuso – anche se nettamente più distante – con 2,1 milioni di euro e una quota mercato dell’8,2%. I quotidiani si attestano al 5,8% con investimenti per 1,5 milioni, seguiti dalla radio con poco più di 450 mila euro (1,7%).

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