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Giochi e onlus. E’ giusto accettare fondi dalle imprese di gioco?

In: Cronache

29 gennaio 2013 - 16:51


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(Jamma) Le sponsorizzazione delle onlus da parte delle società che gestiscono servizi per il gioco pubblico nel mirino della stampa. Il mensile Terre di Mezzo attacca le imprese “ del gioco che hanno bisogno di mostrarsi attente ai problemi sociali” e elenca le molte “associazioni, cooperative e onlus che cercano fondi per i loro progetti di solidarietà” . “Lottomatica, nel 2011- si legge nell’articolo- , ha destinato 7,2 milioni di euro per sponsorizzazioni nel campo dello sport (2,9 milioni), della cultura (3,3 milioni) e del sociale (999mila euro). Tra i beneficiari compaiono le ong Avsi, Ai.bi e Amref, a cui sono stati finanziati interventi a favore dei bambini di Paesi del Sud del mondo. Sisal invece sostiene Save the children, con progetti a Roma e Napoli per prevenire l’abbandono della scuola e l’iniziativa “Siamo tutti mamme” contro la mortalità infantile.

La Comunità di Sant’Egidio, di cui è stato presidente Andrea Riccardi, ministro uscente per la Cooperazione del governo Monti, ha avuto nel 2010 come sponsor la Snai, in occasione della serata di gala al Teatro dell’Opera per l’anteprima del “Moïse et Pharaon” di Gioacchino Rossini, diretta da Riccardo Muti. Nel 2011 Lottomatica ha sostenuto la mostra “Noi, l’Italia”, che presentava 150 opere realizzate da persone con disabilità che frequentano i laboratori d’arte di Sant’Egidio. Il gioco del Lotto nel 2011 ha contribuito alle spese del poliambulatorio di Emergency di Palermo. La scelta di alcune associazioni o ong di farsi aiutare dai gestori del gioco d’azzardo è controversa. Slot machine, gratta e vinci e ogni altro tipo di scommessa possono portare le persone alla dipendenza: secondo una ricerca del Cnr, in Italia ci sono almeno 800mila giocatori d’azzardo patologici e 1,7 milioni sono a rischio di diventarlo. Perdono risparmi, lavoro, casa, legami familiari: un costo per la società che si aggira intorno ai 6 miliardi di euro all’anno. È giusto accettare fondi da un settore che crea questo tipo di “indotto”?

“Queste risorse potrebbero essere utilizzate diversamente -afferma Mariano Bottaccio del Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza (Cnca) e promotore, insieme ad altre organizzazioni, della campagna Mettiamoci in gioco contro i rischi dell’azzardo-. Noi chiediamo che per legge una parte dei proventi sia utilizzato per la prevenzione e per la cura della dipendenza dal gioco d’azzardo. È necessario creare un meccanismo istituzionale, in modo tale che nulla sia lasciato al caso”. Da ottobre, grazie al decreto Balduzzi, la ludopatia è considerata una malattia vera e propria, ma per le Asl non ci sono fondi in più per curare chi ne è affetto. Il mondo dell’azzardo, invece, si mobilita ogni anno per Telethon: i Monopoli di Stato hanno dato vita al progetto “Il gioco fa rotta sulla ricerca”, che coinvolge 11 società (Cogetech, Lottomatica, Sisal, Snai, Bwin, Codere, Eurobet, Gamenet, Gioco Digitale, Intralot e Merkur) e che negli ultimi otto anni ha raccolto 4 milioni e 400mila euro. Mettono a disposizione i loro punti vendita dove le persone possono andare a fare l’offerta (senza l’obbligo di giocare) e destinano poi una parte degli introiti alla fondazione Telethon.

Lo stesso meccanismo, Sisal lo usa per le campagne a favore della Fondazione Umberto Veronesi, della Fondazione italiana di ricerca per la Sla e della Giornata nazionale per la ricerca sul cancro”.

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