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Emilia Romagna. Una banca ‘no slot’ che inibisce i pagamenti delle carte di credito in sale giochi e siti online

In: Cronache

8 ottobre 2013 - 11:34


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(Jamma) La Banca popolare dell’Emilia Romagna ha inviato una circolare ai suoi 11 mila dipendenti, in cui spiega come individuare i clienti che rischiano di svuotare il conto corrente alle slot machine o ai giochi on line e come aiutarli a uscire dal tunnel. Non solo. Le sue carte di credito (tranne quelle per chi ha conti correnti a sei zeri) sono inibite a fare pagamenti nelle sale gioco o su siti internet dedicati al gioco d’azzardo. Infine, non venderà mai nelle sue filiali biglietti delle lotterie o i Gratta e vinci. “Una banca deve essere consapevole che le sue azioni hanno influenza sulla comunità locale – spiega Andrea Cavazzoli, responsabile delle relazioni esterne -, anche perché non è interesse di una banca lavorare un sistema sociale disgregato, in cui le persone si giocano tutto”.

Tra i correntisti della Banca popolare dell’Emilia Romagna ci saranno quasi sicuramente anche tabaccai, baristi e gestori di sale da gioco. “La nostra campagna di sensibilizzazione non è contro di loro -sottolinea Cavazzoli-. Ma contro il gioco d’azzardo patologico, quello che appunto porta sul lastrico le famiglie”. Nella circolare inviata ai dipendenti sono elencati i comportamenti “sospetti” che possono far capire che un cliente si stia giocando tutto alle slot. Per esempio se all’inizio del mese fa frequenti prelievi con il bancomat, tanto da esaurire il plafond mensile. Oppure se usa spesso la carta di credito per chiedere contanti. L’allarme inoltre può scattare se il correntista paga cifre consistenti con il bancomat o con assegno in tabaccherie, bar, sale da gioco o casinò. “Spetta poi al direttore della filiale contattare il cliente a rischio -spiega Andrea Cavazzoli-. Potrà reagire in tanti modi: magari ammette il problema, oppure nega e si arrabbia perché la ritiene un’ingerenza nella sua vita. Di certo è più facile intervenire se il cliente ha una posizione debitoria con la banca, in quanto non può liquidare la cosa dicendo che ‘sono fatti suoi'”. Finora sono tre i casi segnalati. “Al cliente vengono forniti indirizzi di associazioni e asl che possono aiutarli a liberarsi dalla dipendenza del gioco”, conclude Cavazzoli.

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