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Belluno, Dal Poz (Confcommercio): “Gioco d’azzardo, dallo Stato atteggiamento ipocrita”

In: Cronache

18 gennaio 2016 - 12:41


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(Jamma) – Crescono i mugugni, a Belluno, tra i titolari dei pubblici esercizi nei quali si trovano macchinette per il gioco d’azzardo. Dal primo gennaio scorso, infatti, è entrata in vigore l’addizionale Irap aggiuntiva contro il gioco d’azzardo.

 

Si tratta di una maggiorazione, rispetto alla quota precedente, dello 0.2 per cento. Questo nuovo balzello, secondo lo scopo del legislatore, servirà almeno in parte a far fronte ai costi socio-sanitari creati dal gioco patologico. Si tratta di un’altra tassa che si aggiunge alle già numerose a cui deve far fronte un imprenditore del commercio, se vuole continuare la propria attività.

 

“Quando c’è un sistema di aggravio e si apportano modifiche allo status quo, sono inevitabili i mugugni e il malcontento” precisa il direttore di Confcommercio, Luca Dal Poz. “Il comportamento alquanto contraddittorio dello Stato italiano che, da una parte, incentiva l’uso delle slot e comunque degli apparecchi per il gioco d’azzardo, trasformandoli in una fonte di reddito per gli esercizi pubblici, ma dall’altro dice di stare attenti al gioco patologico e per questo aumenta una tassazione per curarne gli effetti. Il bar, inteso come era un tempo, dove si beveva il caffè o il bicchiere di vino, non esiste più, ma i pubblici esercizi sono stati costretti ad integrare le entrate, aggiungendo prima la piccola ristorazione, poi l’intrattenimento serale e notturno. Per giungere, infine quando c’è stata la possibilità supportata dall’incentivo statale, all’introduzione di flipper e videogiochi e strutture molto più complesse di gioco. I locali sono stati spinti a dotarsi di queste macchinette, con incentivi e grazie a una serie di normative, mentre contemporaneamente queste attività sono state tassate. E dopo il loro diffondersi, lo Stato ha iniziato a preoccuparsi del fatto che potessero creare dipendenza patologica. A mio avviso, siamo di fronte ad un atteggiamento schizofrenico e anche un po’ ipocrita dello Stato. Stiamo parlando di attività lecita, incentivata da Roma, e sulla quale qualche imprenditore vive, pagando l’affitto e magari anche lo stipendio di qualche lavoratore. Siamo davanti a una situazione kafkiana”.

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