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Addizionale 500 milioni su slot e vlt. Bernardi scrive a Baretta: “Almeno ci spieghi come dovremmo giustificarla in contabilità”

In: Cronache

8 aprile 2015 - 17:12


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(Jamma) “Nel ringraziarla per avermi consentito di esporre le decine di dubbi sull’ultima bozza circolata di Delega fiscale e sul comma 649 dell’art.1 Legge 190, sul quale mi permangono molti dubbi che le avevo brevemente esposto e che a tale proposito anche alla luce di quanto scritto nella bozza, Le chiedo da contribuente maggior certezza interpretativa da punto di vista fiscale” E’ quanto scrive Eugenio Bernardi, Consulente e operatore del settore AWP, in una missiva inviata oggi al Sottosegretario Economia Pier Paolo Baretta.
“A tale riguardo le faccio la domanda chiave che tanti gestori e i loro commercialisti si stanno ponendo ( non certo i concessionari ): ma questi denari da riversare ai concessionari a loro richiesti dal comma 649 dell’art.1 Legge 190 ( 200 o 500 milioni che siano e dopo il pronunciamento del TAR Lazio che non ha concesso la sospensiva e che dalle Sue dichiarazioni stampa chiede insistentemente), come si devono imputare in contabilità?
Questa “decurtazione degli aggi”, che altro non sono che residuo della raccolta, del comma 649 art.1 della Legge di Stabilità come la si imputa fiscalmente?

Ci dite non essere una tassa ( non è PREU e cos’è?), gli viene però assegnato un codice tributo [i]  mediante il modello F24 Accise, della somma in parola, la risoluzione 28/E/2015 del 18 marzo 2015 istituisce il seguente codice tributo:– 5388 denominato “Versamento di cui all’art. 1, c. 649, della Legge 23/12/2014, n. 190”, come deve essere inquadrato fiscalmente questo che l’Agenzia delle Entrate e anche ADM non definisce e che definirei  “balzello patrimoniale retroattivo” richiesto per interposto soggetto al concessionario ma che pagherà nella quasi totalità il gestore, visto che il riferimento temporale è agli apparecchi installati alla data del 31/12/2014 indipendentemente che questi abbiano lavorato un giorno, un mese o l’intero anno e già di per sé non mi pare corretto questo modo impositivo “una tantum”.

Retroattivamente si chiede una riduzione di quanto percepito nel 2014, in base a contratti che non lo prevedevano e da versare nel 2015 a chiusura di bilanci (30 aprile – è anche data di scadenza della 1a rata) e viene richiesta una rinegoziazione ma per il futuro e quindi per il 2015, (dove al 31 ottobre dovrebbe scadere la 2a rata sempre riferita al 2014).
Manca la portabilità dei nulla osta di messa in esercizio, come si possono attuare nuovi contratti se non si da la possibilità ad un gestore di recedere e di poter passare massivamente ad altro concessionario?

Deve essere contabilizzata per cassa o per competenza? Penso la seconda, visto che i concessionari spalmano ai gestori gli importi (un una tantum giornaliero sotto la voce comma 649 art.1 della Legge di Stabilità) senza comunque il rinnovo di alcun contratto e li richiedono solo sugli apparecchi attivi al 31/12/2014 e non anche su quelli installati successivamente dal 1°gennaio 2015 e se si dismette un apparecchio viene richiesta in toto la cifra di 1.207 euro in funzione sempre del comma 649 art.1 della Legge di Stabilità.
Ma se così è, come fa un gestore a richiedere lo storno di quanto ha già percepito ad un esercente che avesse cessato la propria attività il 31/12/2014 o anche precedentemente a tale data?
Chi ha scritto quella norma sa cos’è la partita doppia, sa come si chiudono dei bilanci, sa che le norme una tantum e retroattive sono incostituzionali (non vorrei facessimo la fine della Robin tax!)?
So che i quesiti che le ho posto sono da richiedere all’Agenzia delle Entrate, ma vista la carica che ricopre all’interno del MEF e visto che nelle bozze di Delega fiscale compaiono svariate ipotesi, per una corretta informazione al contribuente (non al suddito) e in vista della scadenza della prima rata del 30 aprile 2014, sarebbe bene conoscere correttamente il modus operandi, perché poi non accada che l’Agenzia delle Entrate a posteriori, come tante volte in passato è accaduto, contesti l’applicazione fatta dal contribuente.
Infine due considerazioni me le faccia fare: Le ricordo che questa decurtazione graverà sui bilanci delle oltre 4 mila aziende di gestione che alla fine pagheranno e verseranno meno IRPEF e IRES ecc.ecc. quindi lo Stato percepirà meno introiti, vale il detto “è il cane che si morde la coda”.
Questa politica che dice ancora oggi “non aumenterò le tasse”, sa come funziona fiscalmente un settore economico o legifera solo a spot e slide?” conclude Bernardi.

[i]  tributo Nell’antica Roma, contribuzione obbligatoria dei cittadini allo Stato, pagata in rapporto al censo e prelevata per tribù (donde il nome). Il termine ha poi assunto significato più ampio, per indicare ora un’imposizione pagata dal suddito al signore e dal cittadino allo Stato, ora un’imposizione pagata da principe a principe o da Stato a Stato. Oggi, denominazione generica di qualsiasi prestazione in denaro dovuta dai cittadini allo Stato e agli altri enti pubblici e cioè imposte generali e speciali, erariali e locali, sovrimposte, tasse e contributi obbligatori.

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