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A proposito del sottosegretario Baretta, Delega Fiscale e insonnia notturna

In: Cronache

18 febbraio 2015 - 09:03


insonnia

(Jamma) “Non guardare le cose brutte che poi la notte non dormi”. E come non dare ragione alla mamma. Ad averci pensato prima avrei evitato di vedermi per intero la replica della trasmissione andata in onda ieri in tarda serata. Si parlava di gioco, tanto per cambiare, e delle misure previste dal decreto di Delega Fiscale. Vista l’attenzione su questo provvedimento tanto vale sottoporsi, ancora una volta, alla somministrazione delle solite teorie, numeri e considerazioni sull’unico e devastante problema del nostro Paese: il gioco d’azzardo.
Un talk show, in seconda serata, su un canale in cui il tuo telecomando approda solo digitando la doppia cifra, in genere finisce per conciliarti il sonno. E invece questa volta non è stato così.
Più che un vero incubo quello di cui ho sofferto la scorsa notte è stata una crisi di insonnia. A procurarmela non è stato certo l’esponente dei No-Slot, perfettamente coerente con quanto va dicendo da tempo, o Monsignor D’Urso con i suoi racconti sul rapporto tra gioco d’azzardo e usura. E nemmeno, strano a dirsi, il sottosegretario Baretta con le sue anticipazioni (alcune preoccupanti a dire il vero) sui contenuti del Decreto di la delega fiscale. Tant’è che su quanto ha detto Baretta farò solo un accenno finale.
La visione davvero inquietante è stata quella di Italo Marcotti, Vicepresidente di Sistema Gioco Italia-Confindustria, nonché presidente di Federgioco e concessionario di sale bingo. Una fugace apparizione la sua, una presenza subito sostituita al tavolo dal rappresentante dei No-Slot che ha esordito chiedendo se fosse opportuno che un esponente dell’industria di settore venisse chiamato ad esprimere un giudizio su interventi di limitazione dell’offerta e della promozione delle attività di gioco.
Alla domanda del giornalista su quale fosse il suo giudizio sui contenuti (annunciati) della Delega (riduzione del numero delle slot sul mercato, sostituzione in due anni di tutti gli apparecchi con eliminazione delle Awp) il signor Marcotti ha esordito con un lapidario “ottimo”. “Nel luglio 2014 siamo stati noi, di Sistema Gioco Italia, a presentare una proposta di razionalizzazione dell’offerta delle slot. Ci siamo resi conto noi per primi per avevamo esagerato. Le macchine sul territorio erano troppe e causavano problemi di dipendenza”. Beh, fin qui tutto chiaro. Questa non è una novità. SGI lo sta sbandierando da anni. Se non dormi dopo una dichiarazione come questa non è per i contenuti in sé, semmai perché ti risulta difficile collegare tutti i fatti di cui sei a conoscenza.
Sistema Gioco Italia è una associazione che riunisce gli operatori del gioco, forte anche grazie alla partecipazione dei concessionari storici Sisal e Lottomatica. Le stesse concessionarie, insieme ad altre, dal 2004 al 2014 non si può certo dire che si siano ‘stracciate le vesti’ di fronte alla prospettiva di allargare il mercato e di ampliare l’offerta. Non mi risulta abbiano protestato più di tanto quanto l’AAMS e il legislatore hanno deciso per un allargamento dei criteri del contingentamento e l’apertura dele tabaccherie al mercato delle slot. Non si sono disperate nemmeno quando sono state introdotte le videolotterie (57.000). Adesso invece sostengono sia necessario togliere dal mercato almeno 100.000 apparecchi. Ora, che la prospettiva piaccia anche al signor Marcotti, concessionario del Bingo e presidente di Federbingo, è abbastanza comprensibile. Dalla ‘concentrazione’ dell’offerta delle slot in ambienti ‘dedicati’, lui, personalmente, non può che trarne dei vantaggi. E come dargli torto. Poi però, complice il silenzio della notte, ti ricordi che in Sistema Gioco Italia ci sono anche Assotrattenimento, associazione dei gestori e c’è stata Acmi, l’associazione dei costruttori italiani. Quanto quest’ultima, al momento, influenzi la politica di SGI è difficile da capire. La sensazione è che la posizione sia piuttosto defilata, ma, nei fatti, quando il vicepresidente Marcotti fa le veci dell’associazione, purtroppo, rappresenta anche loro. Così come rappresenta As.tro, il cui presidente Massimiliano Pucci, ricopre lo stesso ruolo di Marcotti in SGI.
Quindi, pensi, che negli ultimi mesi si siano parlati, e abbiano anche concordato una linea comune in merito alla Delega Fiscale. E invece no. La conferma ti arriva sempre dalle parole di Marcotti quando il giornalista gli chiede le ragioni della spaccatura in SGI e la fuoriuscita di ACADI. “Una divergenza di vedute – spiega- sono usciti i concessionari il cui core business è legato alle slot e che sono danneggiati dall’addizionale di 500 milioni prevista dalla legge di Stabilità. Pensi che per alcuni di loro l’imposta da versare nel 2015 supera il fatturato annuo”. Accidenti, ma è davvero scandaloso che una impresa protesti per questo! Chi è rimasto in SGI invece trova sia normalissimo. Così come trova normale escludere di ‘imperio’ centinaia di imprese di gestione dal mercato non sulla base dei loro requisiti o della solidità economica, ma in base al numero delle slot che posseggono. Così come trova normale sostituire entro il 2017 l’intero parco macchine esistente eliminando le Awp e introducendo un apparecchio a vincita limitata che prevede il software da remoto, ovvero una versione ‘leggera’ delle videolotterie. E magari visto che ci vuole del tempo per mettere a punto questi apparecchi, come ha spiegato Baretta, tanto vale togliersi dai piedi qualche centinaio di costruttori italiani e mettere tutto nelle mani di due o tre marchi.
La crisi di insonnia peggiora quando cerchi di capire se a far più male al settore siano i politici poco illuminati ed informati, quelli che sono contro il gioco, a prescindere, o piuttosto chi questo settore è convito di rappresentarlo.
Caro sottosegretario Baretta, mi creda, lei oggi sta scrivendo le norme con le quali cercherà di rimediare a quei danni dovuti ad un ‘eccessivo allargamento dell’offerta’, come lei stesso ha detto. Queste stesse norme determineranno effetti sul mercato, e non solo, di cui dovrà assumersi tutte le responsabilità e dalle quali non si potrà tornare indietro. Se il signor Marcotti, preso forse dall’emozione delle telecamere, le ha detto che le misure del Decreto ‘sono ottime’ è perchè di questo settore, della sua storia, non ne conosce nulla. Se Marcotti trova strano che una società concessionaria adotti una protesta forte contro una imposta che supera il fatturato di un anno, ha dei problemi perfino con il concetto di incasso-guadagno-costo. E forse è bene che vada a chiedere i danni alla sua maestra delle elementari. Se il presidente di Assotrattenimento passa dalla partecipazione ad un tavolo di SGI con Marcotti e poi ad una riunione di gestori che stanno contando le ore da qui alla chiusura delle loro aziende, lo perdoni… perché forse non sa quello che fa. Se i rappresentanti dei costruttori di apparecchi da intrattenimento non sono ancora corsi a spiegarle che le Awp oggi sul mercato sono collegate in rete esattamente come le videolotterie e che il software da remoto, ovvero la videolotterie, non è di per sé una garanzia contro i ‘taroccamenti’ (come da lei stesso dichiarato) è forse per il l’effetto anestetizzante delle rassicurazioni somministrate da chi è solito incontrarla (mentre loro restano fuori dalla porta).
Tra tre giorni o forse più, sottosegretario Baretta, presenterà il suo decreto. Ci sarà la riduzione degli apparecchi, la licenza 88 tulps per tutti gli operatori, la cancellazione, in due anni, delle AWP, l’aumento del Preu a partire dal 2016. Ma soprattutto ci sarà la certezza che mai un settore industriale sarà capace di farsi così male come è riuscito a farsi quello del gioco. Tanti sforzi, energie, professionalità, capitali e buona volontà azzerati da quattro chiacchiere messe in fila da qualche buon imbonitore. Dieci anni buttati al vento, e forse altri dieci per rimettere a posto le cose. Ci sarà davvero poco da ridere, e una magra, magrissima consolazione, poter dire: lo sapevo che Marcotti, quella volta, aveva detto una str….ta.mc

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