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Venezia, qualcuno pensa di vendere il casinò a prezzo ‘d’occasione’

In: Casinò

28 maggio 2014 - 10:16


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(Jamma) Vendere al ribasso o cercare di ristrutturare l’azienda tramite un accordo con i sindacati? Il Casinò di Venezia torna ad essere un argomento di animate discussioni a livello politico, con i partiti di maggioranza, tra cui il Pd che in Consiglio comunale fa la parte del leone, molto perplessi sull’attuale conduzione della Casa da gioco.

La perplessità non dipende tanto dall’andamento degli incassi (al 12 maggio meno 738mila 850 euro rispetto alla stessa data del 2013) quanto dal fatto che il precedente bando per la vendita delle azioni sia andato deserto nonostante il Casinò si fosse avvalso di consulenti di primaria importanza sia da un punto di vista legale che finanziario. Ci si aspettava compratori da Las Vegas o dall’estremo Oriente e invece nessuno ha presentato un’offerta. Le condizioni, secondo il Comune (che detiene il 100 per cento delle azioni) sarebbero state allettanti: una “una tantum” da 140 milioni tra il 2013 e il 2014 e poi dal 2016 il 10 per cento degli incassi fino alla scadenza del contratto, che prevede la subconcessione della licenza per trent’anni. Il tutto, mantenendo inalterati il numero e la retribuzione dei dipendenti per almeno 7 anni.

«Vorremmo capire – spiega il capogruppo del Pd, Claudio Borghello, che precisa di non essere tra i “falchi” che vogliono la testa dei manager – perché questa volta dovremmo fidarci e soprattutto vogliamo essere sicuri che in caso di gara deserta non si andrà a trattativa privata. Il Consiglio non lo permetterebbe».
La nuova ipotesi prevede uno “sconto” sulla base d’asta di circa 40 milioni, ma i consiglieri comunali temono di fare inutili “regali”. È forte il sospetto che dietro le gare deserte possa formarsi un cartello di investitori pronti a rilevare il Casinò per una pipa di tabacco. Il fatto è che la società non è in perdita e ha comunque versato oltre 20 milioni nelle casse del Comune. Venti milioni di utile saranno poca cosa rispetto ai 107 milioni di 6-7- anni fa, ma bisogna tener conto che il volume d’affari delle case da gioco è calato ovunque anche se a Venezia è forse calato più del previsto.
L’alternativa rimane il mantenimento del casinò tra le società partecipate e la sua ristrutturazione attraverso accordi sindacali che prevedano da un lato la riduzione del personale (circa 600 dipendenti dal costo medio di oltre 80mila euro l’anno) e dall’altro la messa in discussione del trattamento economico e degli accordi finora applicati. Ma la strada da fare non è né semplice né breve.
Il tempo stringe e l’obiettivo del Comune resta dunque pubblicare il bando di gara entro fine giugno per poter arrivare all’aggiudicazione in ottobre.

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