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Venezia. Privatizzazione del casinò: i sindacati si ribellano alla ‘svendita’

In: Casinò

28 agosto 2013 - 10:51


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(Jamma) A Vanezia si torna a parlare della privatizzazione della gestione del Casinò, per la quale la giunta ha predisposto una delibera che stabilisce quale contropartita per il Comune una base d’asta di 140 milioni per il primo biennio, il 10% degli incassi per non meno di 10 milioni l’anno fino alla scadenza della convenzione trentennale e il saldo di 40 milioni di debiti. Circa 540 milioni.

Sindacati e opposizione sulle barricate per il prezzo considerato da “saldo estivo”. «Non si può svendere il Casinò», tuona Usb in una nota, «in questi anni gli incassi sono precipitati e così il contributo al Comune, passato da 100 milioni l’anno ai 20 del 2012.

Certo c’è la crisi, il mondo dei giochi è cambiato, ma balza agli occhi che dall’insediamento dell’attuale management gli incassi sono crollati: -27,2% tra 2011 e 2012. In questi anni si è deciso di limitare il servizio alla clientela slot, trattata come bancomat ambulante e ora le sale sono vuote. Prima di svendere il suo “Parco della Vittoria” il Comune sostituisca questi dirigenti». Usb chiede di promuovere la partecipazione dei dipendenti alla proprietà e gestione. Lo stesso ministero dell’Interno viene in soccorso ai lavoratori. In una missiva del 8 agosto, il vice capo del Dipartimento per gli affari interni fissa alcune regole imperative per autorizzare l’operazione, come il fatto che va «previsto l’impegno del Comune al mantenimento dei livelli occupazioni esistenti» per tutta la durata della convenzione, che decadrà se confliggente con nuove norme; si dovranno chiarire i requisiti del concessionario, controllati dalla «Prefettura con i gruppi investigativi delle forze di polizia»; «va ribadito in modo perentorio che eventuali modifiche dovranno essere autorizzate dal ministero».

«Come Pd dobbiamo ancora fare una valutazione di merito della delibera, molto corposa», commenta il capogruppo Borghello, «di certo queste prescrizioni diventeranno nostri emendamenti, se non già acquisite, perché sono paletti ben fissi a garanzia di tutti. Sul prezzo bisognerà fare una valutazione dei debiti che si accollerà il gestore. Comunque, l’obiettivo è evitare che un’azienda comunale importante si “fermi” con la conseguenza di gravare ancor più con le entrate sui cittadini, ma “venderemo” solo se ne varrà la pena». Tutt’altri conti li fa il Pdl. «Siamo molto lontani dai 300-350 milioni cash subito dei quali si parlava un anno fa: è inaccettabile», dice il capogruppo Zuin, «è un piano economico che non giustifica l’operazione e la giunta non può pretendere di chiudere la questione con il voto in Consiglio il 15 settembre: troppi elementi da chiarire».

 



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