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La vendita del Casinò di Venezia oggetto di un’interrogazione parlamentare

In: Casinò

3 febbraio 2012 - 19:19


CASINOROU

(Jamma) In un’interrogazione presentata ieri l’onorevole Angelo Santori ha chiesto al ministro dell’Economia se risulti vera la notizia che il Ministero dell’interno abbia dato via libera all’avvio della procedura di vendita ai privati del Casinò di Venezia e a quali condizioni;

se sia stato valutato quali garanzie o azioni potrà esercitare l’ente pubblico se la casa da gioco verrà completamente ceduta ai privati (esempio rispetto eventuali infiltrazioni mafiose o rispetto la tutela occupazionale) e quali elementi giuridici rendono giuridicamente possibile l’alienazione del bene.

“Ieri il Gazzettino di Venezia del 22 gennaio 2012 – scrive Santori nell’interrogazione – titolava « Casinò di Venezia, primo sì di Roma – Via libera del Ministero dell’interno alla procedura per cedere la gestione »;
l’esercizio della casa da gioco spetta per legge al comune di Venezia a ciò autorizzato dal Ministero dell’interno giusto regio decreto-legge 16 luglio 1936, n. 1404, convertito dalla legge n. 62 del 1937;
il Casinò di Venezia è la più antica casa da gioco al mondo risale al 1638. La quota detenuta, rispetto al mercato è del 38,22 per cento dei casinò in Italia;
lo statuto della società casinò, all’articolo 2, recita così: « La Società ha per oggetto sociale la gestione dell’esercizio della Casa da gioco di Venezia, nonché la realizzazione di iniziative culturali, turistiche, promozionali, ricreative e ricettive direttamente o indirettamente connesse all’esercizio della Casa da gioco »;
dunque la missione della casa da gioco veneziana è quella di gestire l’esercizio di quella potestà attivata dalla legge a favore del comune di Venezia, di istituire e condurre case da gioco nel territorio comunale, ai fini di un interesse generale per la collettività amministrata, massimizzando le entrate tributarie a tale titolo percepite dal comune stesso. Una missione, dunque, che è espressione della natura stessa della società, la quale, pur mantenendo la propria struttura e organizzazione di diritto privato, assolve al contempo una rilevante funzione pubblica;
sono nulli i trasferimenti di azioni che vengono a ridurre la partecipazione del comune al di sotto del 51 per cento;
da anni e soprattutto negli ultimi tempi, le entrate del casinò hanno subito una particolare flessione;
le minori entrate del casinò si riflettono sul desolante bilancio del comune di Venezia, giunto oramai agli sgoccioli;
il sindaco di Venezia ad avviso dell’interrogante sembrerebbe depauperare il patrimonio pubblico al solo fine di « fare cassa » e sanare i debiti di bilancio;
dopo aver alienato parte del patrimonio culturale della città, si appresta a vendere la casa da gioco, cercando modalità giuridiche ed autorizzazioni che gli permettano questo atto che l’interrogante ritiene si tratti di una vera e propria offesa alla città;
il gioco d’azzardo è un illecito penale per questi motivi l’esercizio è autorizzato al comune secondo criteri di ordine pubblico –:
se risulti vera la notizia che il Ministero dell’interno abbia dato via libera all’avvio della procedura di vendita ai privati del Casinò di Venezia e a quali condizioni;
se sia stato valutato quali garanzie o azioni potrà esercitare l’ente pubblico se la casa da gioco verrà completamente ceduta ai privati (esempio rispetto eventuali infiltrazioni mafiose o rispetto la tutela occupazionale);
quali elementi giuridici, rispetto al regio decreto-legge 16 luglio 1936, n. 1404, che ne motivava le finalità pubbliche, rendono giuridicamente possibile l’alienazione del bene”.

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