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Casinò: i ricavi, gli ingressi e il cigno nero

In: Casinò

22 marzo 2016 - 15:54


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(Jamma) Ricavi e proventi. In un precedente articolo ci si era domandati se i ricavi di un’impresa fossero un indicatore anche solo molto parzialmente di vago riferimento per valutarne lo stato di salute.Invero, l’analisi dei dati relativi ai puri e semplici ricavi non è in alcun modo sufficiente né a valutare lo stato di salute del settore, né a fornire anche solo parziali evidenze delle singole performance degli operatori.

Il “fatturato”, che è un valore di sintesi non relativizzato, non puo’ rivestire il ruolo di principale indicatore per un’analisi di spessore che richiede, invece, l’elaborazione di una serie d’indicatori di sintesi relativizzati e comparabili.

Gli “ingressi”. Se il “fatturato” da solo è largamente insufficiente a illustrare le performance aziendali, la dinamica degli “ingressi”, in special modo nel settore casinò, lo è, se possibile, ancora di meno, molto di meno.

Non serve soffermarsi troppo per comprenderne i motivi: le potenzialità e il contributo portato in termini di ricavi dalle varie fasce di clientela che frequentano le case da gioco sono fortemente diseguali così come profondamente diversi sono i profili psico-socio-deomografici cui si rivolgono gli articolati prodotti delle case da gioco.

Ne consegue che i ricavi per cliente di una casa da gioco, mostrano sempre un’elevatissima varianza (scarto quadratico medio o indice di dispersione) tra i singoli dati rilevati (punti di osservazione) e il relativo valore medio, cosa che rende pressoché inutile utilizzare il dato degli ingressi da solo sic et simpliciter per dedurre andamenti positivi o negativi.

La Gaussiana. Nicolas Taleb, epistemologo, esperto di scienze statistiche, ex trader di Wall Street ed …efficacissimo gestore delle proprie ricchissime finanze, ci ammonisce sull’utilizzo della “Gaussiana” ai fini previsionali.

In poche parole, la “Gaussiana” ovvero la curva su cui si distribuiscono le osservazioni di un fenomeno, fornisce utili indicazioni in condizioni stabili, ripetibili e non “scalabili”.

La sua analisi diventa, invece, un’inutile perdita di tempo anzi diviene fuorviante, in ambienti turbolenti o in presenza di eventi “imprevedibili” ovvero di “cigni neri”.

Il cigno nero. Che cosa è un cigno nero? Fino alla scoperta dell’Australia, gli europei ignoravano l’esistenza di cigni neri….i cigni erano bianchi, that’s it…La scoperta di un “nuovo mondo”, ha contribuito, involontariamente, a relativizzare le percezioni e le certezze umane ma forse più umanoidi…
E ci ha insegnato che una premessa errata (tutti i cigni sono bianchi) porta a conclusioni errate (non esistono cigni neri)…

Il cigno nero è l’evento imprevisto e imprevedibile anche per i più arcigni stress tests. Per esempio l’attacco alle torri gemelle a NY è un cigno nero…un evento imprevedibile e devastante…che azzera ogni analisi prospettica e ogni piano d’azione…e ci getta nella disperazione cancellando le nostre certezze e sicurezze, tuttavia, facendoci rendere conto della profonda caducità delle cose umane…

Scalabilità, mediocristan e encefalite letargica. Basarsi sulla “Gaussiana”, soprattutto quando la dispersione dalla media sia formidabilmente elevata, significa spesso accettare l’appiattimento del pensiero su valori mediani (e in quanto tali solo virtual teorici).
E ciò porta a elaborare scenari pedanti, ripetitivi, fuorvianti, inutili, nocivi, da Mediocristan….una vera sindrome da encefalite letargica…una sindrome che ha colpito duramente banche e finanziarie negli ultimi anni, cogliendole completamente impreparate di fronte all’evento che spariglia le carte…

La “scalabilità” di eventi come l’attacco alle Torri gemelle equivale a nascere con le doti di Magic Johnson ovvero di un cestista inarrivabile per chiunque anche qualora ci si allenasse 7/24 per 3-4.000 anni di fila con i migliori coaches…

Miami Brickell e Brazilian cachaca. Ecco, quindi che in ambienti instabili e imprevedibili, l’analisi dei dati in valore assoluto (fatturato, ingressi ecc.) così come di medie, mediane e di altre misure equipollenti, se non supportata da una serie univoca di indicatori relativizzati di sintesi, vale incommensurabilmente meno di un cocktail Brazilian cachaca style a Miami Brickell…

Burger King e Zara. Torniamo a noi. In poche parole, se per il mass market o per Burger King o per Zara (con cui ci scusiamo per la citazione) un aumento del 10% degli ingressi o dei clienti equivale grosso modo a un aumento dei ricavi della stessa o simile percentuale, è inverosimile che vi sia un’equivalente relazione per una casa da gioco dove le dinamiche dei ricavi sono fortemente influenzate sia dall’aleatorietà del gioco, sia dalla forte variabilità di contributo pro capite portato da ogni cliente.

Quindi, +10% di ingressi per un casinò potrebbe voler dire anche solo, per esempio, un 1% in più di ricavi o anche +0% in più…mentre un calo degli ingressi del 10% potrebbe convivere con ricavi in forte crescita…

Paradossi? No, peculiarità di settore che, pertanto, non si possono misurare con indicatori buoni per il food&beverage o l’abbigliamento d stile ma every day low price.

Un cockpit che dia visibilità. Una cosa è certa e facilmente condivisibile: aumentare il numero di ingressi senza aumentare i proventi o aumentandoli molto marginalmente, francamente serve a molto poco e potrebbe anche avere effetti nocivi sulla solidità economico finanziaria di un’impresa qualora l’acquisizione di nuovi clienti o l’aumento del numero degli ingressi non solo non contribuisca o contribuisca poco all’aumento dei ricavi, ma venga anche accompagnato da costi incrementali di acquisizione superiori ai ricavi aggiuntivi.

In tal caso, non serve altro commento.

I ricavi, la capacità produttiva, il mix di prodotto, l’organico on field, gli indici di efficacia e di efficienza, le score cards ecc. ecc. ecc. Nel prossimo articolo aggiungeremo qualche elemento in più per la costruzione di un tableau de bord articolato su indicatori adeguati a comprendere quale sia l’efficienza, l’efficacia e lo stato di salute del settore casinò.

di Marco Baranzelli

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