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Casinò di Venezia. In Consiglio comunale la Sinistra chiede di continuare a trattare con i sindacati

In: Casinò

5 marzo 2012 - 10:08


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(Jamma) Il consigliere comunale della Federazione della Sinistra Sebastiano Bonzio ha chiesto al Comune di continuare a trattera con il sindacati. «Chiedo con forza – spiega Bonzio – che la Giunta e il Sindaco incoraggino il percorso della tattativa lasciandone aperti i termini di scadenza per rispettare apieno le indicazioni del Consiglio Comunale». Giampiero Antonini del sindacato autonomo Usb chiede invece un’audizione urgente al sindaco, agli assessori competenti e al Consiglio comunale per fare chiarezza sulle responsabilità della crisi attuale della casa da gioco.

Nonostante il calo di incassi, il Casinò di Venezia, che resta il più grande d’Europa, resta appetibile per grandi gruppi stranieri nel campo del gioco che sono pronti a rilevarne la gestione in subconcessione. E’ ciò che alla metà di marzo confermerà in Consiglio comunale il sindaco Giorgio Orsoni, invitando l’assemblea di Ca’Farsetti a fare una scelta tra il passaggio alla gestione privata – si parla di 450 milioni di euro cash e 25 milioni l’anno per venticinque anni, come prezzo base della gara da lanciare tra i quattro gruppi stranieri che sarebbero in corsa – e il mantenimento in mano comunale, con un accordo con i sindacati, con una consunzione che, però, sempre più accelerata. Dai contatti finora intercorsi i gruppi privati sarebbero interessati ad acquisire la piena proprietà sia di Ca’ Vendramin Calergi, sia di Ca’ Noghera, ma il Comune non vorrebbe invece perdere la dote patrimoniale. C’è in particolare sul tappeto una proposta americana che sembra più avanzata delle altre. Ricordiamo che interessate sarebbero 4 cordate straniere con in testa due «big» del gioco d’azzardo americano come Mgm Resorts e Caesars Entertainment. Ci sono poi in lizza i francesi del Groupe Lucien Barrière e ultimi concorrenti quelli del colosso alberghiero russo Kempinski, qui in cordata con altri imprenditori russi guidati da Yuri Korablin, patron del Venezia Calcio che puntano a investire su Tessera.

L’eventuale conclusione dell’operazione condizionerà inevitabilmente anche il bilancio del 2012 del Comune, come conferma l’assessore e vicesindaco Sandro Simionato. «Per ora noi manterremo in bilancio i 40 milioni di euro di contributo già previsti del Casinò – spiega Simionato – perché non c’è motivo di cambiare al momento la quota. Certo è che nell’eventualità che si chiuda come è possibile, entro l’anno, la trattativa per la cessione in subconcessione ai privati della cessione della casa da gioco, questo influenzerebbe inevitabilmente, in positivo, il nostro bilancio. Le cifre riportate dai giornali sono indubbiamente interessanti, ma vanno verificate realmente. Nel caso si scelga questa strada, sarà inevitabile una gara europea, ma i tempi potrebbero consentire di chiudere l’operazione entro l’anno. In questo caso, più che una grossa cifra in contanti e subito, che potrebbe crearci qualche problema anche con il rispetto del Patto di Stabilità, sarebbe preferibile poter contare su un contributo scaglionato nel tempo, che eviti eccessivi entusiasmi e non rischi di vanificare il percorso di “pulitura” del bilancio, con i tagli di spesa che abbiamo intrapreso». Anche sul fronte dell’azienda Casinò, nonostante si confermi il calo di circa 4 milioni di euro di incassi nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2011, rimane un certo ottimismo sulla possibilità di garantire comunque i 40 milioni di euro previsti per Ca’ Farsetti, contando sia su una ripresa degli incassi nei prossimi mesi, sia una riduzione degli oneri finanziari legata al miglioramento generale della situazione creditizia. Quello che non è destinato a calare, almeno per il momento, – oltre ai debiti accumulati che sfiorano i 180 milioni di euro – è il costo del lavoro dei dipendenti della casa da gioco ed è anche uno dei motivi principali del fallimento della trattativa con i sindacati con un “patto” proposto che l’azienda non può sottroscrivere. Si ricorda, a questo proposito, che il casinò ha oggi 115 dipendenti (sugli oltre 600 totali) che guadagnano più di 100 mila euro l’anno. Retribuzioni d’altri tempi e di altre situazioni finanziarie. Per questo, al di là della ritualità che prevede comunque che anche la controproposta sindacale presentata negli ultimi giorni finisca all’esame del Consiglio comunale, la strada per l’arrivo dei privati sembra spianata, attraverso appunto una gara europea. Un capitolo delicato da scrivere in essa sarà proprio quello delle garanzie per i dipendenti e per gli attuali livelli occupazionali, perché chiunque arriverà, Americani, Francesi o Russi, vorrà comunque le mani libere per attuare quella riorganizzazione aziendale e dell’organizzazione del lavoro che gli attuali amministratori della casa da gioco hanno potuto attuare solo in parte limitata, alla ricerca comunque di un accordo condiviso con i sindacati interni. Un accordo che non ha però risolto nulla.



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