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Casinò di Venezia. Il comune non tratta più con i sindacati

In: Casinò

28 marzo 2012 - 10:02


casino-venezia

(Jamma) Dopo una settimana di scioperi, i dipendenti del Casinò provano adesso la strategia del convincimento e della benevolenza per sensibilizzare i clienti della casa da gioco contro la possibile cessione ai privati della gestione di Ca’ Noghera e Ca’ Vendramin Calergi, per informarli dei rischi a loro avviso connessi all’arrivo dei privati.

Nel frattempo è saltato il previsto incontro che ieri – dopo la settimana di sciopero contro la possibile privatizzazione – il sindaco Giorgio Orsoni e l’amministratore delegato della casa da gioco Vittorio Ravà dovevano avere con i sindacati confederali per una teorica riapertura del confronto. L’incontro è saltato di fronte al no di Orsoni a incontrare con le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil anche i rappresentanti territoriali, che hanno dato vita alla protesta. Di qui la rinuncia dei confederali a presentarsi a Ca’ Farsetti, per non dividere il loro fronte, e un nuovo strappo che allontana ancor di più le già esili possibilità della ricerca di un accordo. Anche ieri i sindacati hanno inscenato nuove manifestazioni di protesta di fronte alla sede di Ca’ Noghera, anche se per questa settimana non sono per ora in programma nuovi scioperi, nonostante il “pacchetto” di altri dieci già approvato dall’assemblea dei dipendenti. Raccolte già circa duemila firme a Venezia e a Mestre dal personale del Casinò contro la cessione ai privati della gestione della casa da gioco. Saltata anche la Commissione consiliare congiunta Bilancio e Aziende che giovedì avrebbe dovuto ascoltare in audizione sulla situazione del Casinò Ravà e il presidente Massimo Miani, ma qui l’iniziativa è stata del presidente della Commissione Aziende Maurizio Baratello, del Pd, che sull’argomento, con i vertici del Casinò vuole ascoltare anche Orsoni e il vicesindaco e assessore al Bilancio Sandro Simionato. Perché la partita sulla casa da gioco – al di là di contrasti e prese di posizione – ha un termine preciso: il prossimo 30 giugno. Entro quella data Ca’ Farsetti deve infatti far approvare in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2012, già difficilissimo, e per allora – proprio per ciò che sarà necessario scrivere nel documento contabile – la procedura per la cessione in subconcessione ai privati dalle gestione del Casinò dovrà essere stata avviata – prevedendo anche i primi introiti dalla cessione di marchio e gestione per trent’anni – o, al contrario, annullata o rimandata, accontentandosi dei 40 incerti milioni di euro – visto il calo degli incassi già nei primi due mesi del 2012 – che la casa da gioco dovrebbe comunque corrispondere al Comune. I sindacati puntano ora molto sull’incontro pubblico che vorrebbero organizzare venerdì a Ca’ Noghera con i parlamentari veneziani di tutti i partiti, cercando di spostare la questione sul piano nazionale. Oggi intanto incontreranno i cinque consiglieri di maggioranza «trattativisti». Se l’opposizione a Ca’ Farsetti è compatta per il no – con la Lega Nord che rilancia l’idea di un referendum tra i cittadini sulla scelta della privatizzazione e mette sotto accusa la gestione-Ravà con 60 milioni di euro di ricavi persi in 21 mesi – il Pd, vero ago della bilancia, si “nasconde”. Da una parte ha già detto sì a Orsoni per l’arrivo dei privati, anche per problemi di bilancio, ma dall’altra vorrebbe comunque coinvolgere sindacati e dipendenti in un nuovo accordo. Ma la sintesi è impossibile perché il personale del Casinò di arrivo dei privati non vuol neppure sentire parlare, ma non è neppure disposta ad accettare le dure condizioni che Comune e Azienda propongono per un accordo, con taglio del costo del lavoro, nuovo contratto, e mobilità totale. Per questo il conto alla rovescia è cominciato e a Ca’ Farsetti si lavora già alla bozza di delibera sulle due gare pubbliche per la cessione ai privati della gestione del Casinò, da inviare al Ministero per l’autorizzazione definitiva

 



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