Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Casinò di Venezia. Dopo gli scioperi, nuove polemiche per le mance

In: Casinò

10 aprile 2012 - 10:53


casinòvenezia2

Casinò di Sanremo. E’ guerra tra sindacato Snalc e presidente Di Meco

 

(Jamma) Mentre il Casinò è ancora bloccato dagli scioperi e il Comune “viaggia” spedito verso l’approvazione in Consiglio della delibera che crea la nuova società per il gioco, separandola dalla parte patrimoniale, è già iniziata sotto traccia la ricerca dell’advisor che poi dovrà seguire anche negli aspetti economici e organizzativi la complessa partita della gara ad evidenza pubblica e del rapporto con le possibili cordate di privati pronti a entrare nella gestione della casa da gioco. Si fanno già i nomi di di Bnp Paribas, Goldman Sachs e Banca Imi, tra i papabili per il delicato incarico.

Ma nel frattempo continua il braccio di ferro tra comune e dipendenti. Il personale è schierato contro il progetto del sindaco Orsoni di affidare ad un privato la gestione della casa da gioco. Ma in questi giorni si è compiuto anche un duro confronto generazionale: giovani contro vecchi. In ballo il ricco ammontare delle mance – che costituisce i due terzi dello stipendio – ripartite tra i 400 addetti ai giochi: circa 10 milioni di euro. E i giovani hanno vinto, aggiudicandosi il referendum che cancella i benefit a favore dei più anziani – che prendevano il 50% in più – ma lasciando strascichi di tensione che si ripercuotono anche nella durezza dello scontro di questi giorni, con la guerra totale lanciata dallo zoccolo duro del personale più agée, determinante nella decisione di bloccare la casa da gioco nei giorni del ponte pasquale, affollati di potenziali clienti.

Davanti a buste paga quasi sfacciate, i croupier si difendono però all’unisono: «Costiamo pochissimo al Comune, perché la maggior parte del nostro stipendio è autoprodotta con le mance che i clienti ci lasciano grazie al nostro lavoro, che al 40% incassa il Comune». Pronta la replica dell’amministrazione davanti ai «no» sindacali al piano industriale, con riorganizzazione dei giochi e tagli del 10% degli stipendi: «Il Casinò esiste solo perché lo Stato ha riconosciuto a Venezia entrate straordinarie: se non dà più contributi, la concessione non ha più senso di esistere e il personale rimarrà davvero senza lavoro».

Intanto, ieri, il sindaco è tornato a farsi sentire. «Si deve sapere», commenta Giorgio Orsoni, «che sia l’azienda sia l’azionista Comune non saranno condizionati in alcun modo dalla strategia distruttiva di questi scioperi. Chi la adotta, deve assumersi la responsabilità sociale verso gli altri lavoratori del Casinò e dell’indotto, in primis di Meeting & Dining Services, e non ultimo verso i cittadini tutti. Lo sciopero non è uno strumento di dialogo e il solo effetto certo è il crollo degli incassi in un momento di recessione». Orsoni ha già paventato la messa in liquidazione dell’azienda, a fronte del crollo dei contributi al Comune, che quest’anno rischiano di non raggiungere i 20 milioni contro i 107 del 2008. E altri casinò incalzano: se Venezia è scesa al 33% della quota di mercato, Campione è salita al 26,8%, con una flessione del 4% negli incassi nel 2011, contro il 13% di Venezia. «Non si capisce perché se protestiamo contro questa gestione provochiamo danni irreparabili», commenta Francesco Francalli dello Snalc, «mentre se il managment perde 5 milioni nel primo trimestre il sindaco lo mantiene dov’è».

 

Commenta su Facebook


Realizzazione sito