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Acierno (ex deputato Sicilia) sui soldi pubblici spesi al casinò: “Non sapevo che non erano miei”

In: Casinò

6 marzo 2012 - 11:49


 (Jamma) Alberto Acierno, ex deputato regionale accusato di peculato ai danni della Fondazione Federico II e del gruppo misto dell’Assemblea regionale siciliana si difende così deponendo davanti alla quarta sezione del Tribunale, secondo l’accusa si sarebbe appropriato di denaro pubblico per viaggi e spese personali. Il danno erariale è stato quantificato in quasi 150 mila euro. Ad Acierno la Corte dei Conti , che lo ha condannato a risarcire 102 mila euro, ha contestato di aver utilizzato la carta della Fondazione Federico II, di cui era direttore generale, per viaggi alle Maldive e a Panarea tra alberghi, ristoranti e supermarket, poi anche a Barcellona e oltre 17 mila 900 euro spesi nei siti dei casinò on line.

«Era prassi sia all’Ars che in Fondazione – ha detto Acierno – utilizzare la carta per fatti personali. In ogni caso, mai per spese personali io ho usato più della metà del mio stipendio. Alla fine del mese, esaminavo gli estratti conto e dicevo all’amministrazione quali erano le mie spese personali». Ma quelle spese non sono mai state decurtate dallo stipendio. «Non me ne accorsi», si è giustificato Acierno rispondendo al presidente del tribunale e al pm Sergio De Montis che lo incalzavano. «Non spettava a me controllare», ha ribadito. Per pagare i viaggi Acierno usava l’American Express della Fondazione a lui intestata, mentre per le spese per il gioco on line sono state effettuate utilizzando un’altra carta che si appoggiava a un conto sulla banca Credem aperto da Gianfranco Micciché, ex presidente dell’Ars e designatore di Acierno alla guida della Fondazione. «Le spese al casinò non le ho fatte io – ha puntualizzato Acierno – Quando mi chiamò la banca io tagliai la carta e la rispedii all’istituto di credito. In una lettera d’accompagnamento scrissi anche di non mandarmene un’altra. Non volevo che succedesse nuovamente un episodio simile». Ma di quella lettera non c’è traccia. «Abbiamo chiesto anche alla banca – ha detto Acierno – ma non ci hanno ancora risposto». Dal conto della Fondazione ci sono stati anche prelievi in contanti per 48mila euro. «Erano delle anticipazioni di soldi di cui io poi presentavo fattura o restituzioni di soldi da me anticipati – ha detto l’ex deputato – In altri casi, non sono stato io a prelevare quelle somme. La contabilità presenta evidenti manomissioni». Oltre al suo stipendio di 15mila euro al mese, Acierno aveva anche degli extra. Per esempio chiese centomila euro più Iva come «consegnatario delle opere d’arte esposte per il sessantesimo anniversario dell’Ars». «Fu una retribuzione decisa da Micciché, anche perché io non avrei accettato per meno», ha sottolineato Acierno. Ma Micciché, deponendo nelle scorse udienze ha detto di non aver mai preso quell’accordo e che quando lo seppe si infuriò perché era una cifra enorme.



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