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Bingo online. Per il Consiglio di Stato non si possono applicare le regole elaborate per il ‘bingo intersala’

In: Bingo, Diritto, Online

8 maggio 2012 - 15:44


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(Jamma) Accolti presso il Consiglio di Stato i ricorsi di FederBingo, Gioco Digitale, Ministero dell’Economia e alcune sale contro la sentenza del Tar Lazio del febbraio 2010 che aveva annullato la disciplina del bingo online. Il giudice di primo grado accolse il ricorso originario, presentato da Assobingo e da una serie di sale. Non si pronunciò sui motivi di merito del ricorso (in particolare un vantaggio non giustificato di cui avrebbero goduto le sale maggiori), ritenendo sufficienti i vizi nell’iter normativo: ritenne infatti che il bingo online fosse una modalità di gioco del tutto nuova rispetto al bingo che viene giocato nelle sale, pertanto doveva essere disciplinato con un regolamento (provvedimento che avrebbe dovuto ottenere il parere preventivo del Consiglio di Stato, e esser sottoposto a visto e registrazione della Corte dei Conti) e non con un semplice decreto direttoriale. Il Consiglio di Stato ha ribaltato questa interpretazione: “è evidente” si legge nella sentenza, “che il legislatore ha considerato la raccolta a distanza come una mera modalità alternativa di convogliamento delle giocate, suscettibile di applicazione ad una pluralità di giochi e scommesse, ciascuno dei quali resta unitario e ben individuato nelle loro regole… E’ fondato e assorbente quanto rappresentato da tutti gli odierni appellati circa l’impossibilità di applicare sic et simpliciter alla raccolta del bingo “a distanza” regole e principi elaborati per il bingo “intersala”, stante la diversità del quadro normativo vigente per le due modalità di raccolta del gioco”.

E ancora: “sarebbe incongruo e artificioso considerare gioco logicamente autonomo il bingo a distanza – ma lo stesso varrebbe per il lotto a distanza e per altri giochi anch’essi suscettibili di prestarsi a tale modalità di raccolta delle giocate – per il solo fatto che il progresso tecnologico ha reso possibile una nuova forma di inoltro delle giocate, imponendone una specifica disciplina”. Ma il Consiglio di Stato si è pronunciato anche sulle questioni di merito – la presunta disparità di trattamento tra sale maggiori e minori – riproposte anche nel giudizio di appello. Il vantaggio che la disciplina potrebbe riconoscere a alcuni “esiste non solo nel ristretto ambito dei soggetti già affidatari di concessioni, ma più in generale fra tutti gli operatori interessati a divenire concessionari; di conseguenza, non potendo considerarsi una normativa anticoncorrenziale per il solo fatto che sul mercato possano esservi soggetti più competitivi sul piano tecnico ed economico, la par condicio fra gli operatori resta assicurata, compatibilmente con la necessità di non interferire nel funzionamento del mercato, dalla possibilità di ricorrere agli strumenti (associazione, avvalimento etc.) messi dalla legge a disposizione delle imprese non in possesso dei necessari requisiti di capacità tecnica ed economica”.

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