“Ogni anno il Cheltenham Festival ci ricorda perché le corse dei cavalli restano uno degli sport più coinvolgenti al mondo. Pochi eventi riescono a combinare competizione di altissimo livello, atmosfera e tradizione come questo. Ma il ritorno del Festival pone anche una domanda più difficile: cosa servirà perché anche le prossime generazioni provino lo stesso entusiasmo?”. E’ quanto scrivono in una nota Seb Butterworth, Strategic Racing Director per Flutter UK & Ireland, e Dan O’Sullivan, Head of Programme Delivery presso la British Horseracing Authority.
“In tutto il settore delle corse cresce la consapevolezza che la risposta stia nell’ascoltare con maggiore attenzione il pubblico e nel rispondere con un’innovazione autentica. Questo approccio è al centro del Project Beacon della British Horseracing Authority, il più ampio programma di ricerca sui consumatori mai realizzato sulle corse britanniche, che ha coinvolto oltre 7.500 persone tra appassionati attuali e potenziali nuovi pubblici. I risultati – prosegue la nota – confermano che le corse mantengono un enorme fascino come spettacolo e come competizione sportiva. Con 25,2 milioni di adulti nel Regno Unito e in Irlanda considerati raggiungibili da questo sport — due terzi dei quali potenziali o occasionali fan senza un coinvolgimento attuale — l’ampiezza dell’opportunità è difficile da ignorare. Tuttavia emergono anche due criticità che dovrebbero far riflettere il settore, soprattutto perché sono sfide che lo sport affronta in tutto il mondo.
Per chi è nuovo o poco familiare con le corse, le preoccupazioni sul benessere animale rappresentano una barriera reale: il 27% del mercato potenziale lo cita come motivo di distanza, rendendolo il principale ostacolo al coinvolgimento. L’idea che le corse pongano problemi etici è una percezione che si è rafforzata al di fuori del pubblico abituale e, anche tra chi già segue questo sport, il benessere dei cavalli emerge come la questione più importante. Per molte persone che potrebbero apprezzare le corse – evidenziano Butterworth e O’Sllivan – esiste poi un’ulteriore barriera: lo sport non è mai riuscito davvero a farle sentire parte del suo mondo. Lo percepiscono complesso, difficile da comprendere e non progettato pensando alla loro esperienza. Per affrontare questo problema è già in corso un lavoro, con lo sviluppo di un racecard semplificato come primo passo di una serie di iniziative, ma l’ambizione deve andare oltre. L’obiettivo non è semplificare le corse, perché la complessità è parte del loro fascino. Il form book, l’allevamento, l’interazione tra cavallo, fantino, allenatore e pista: non sono ostacoli da eliminare, ma enigmi da risolvere. Ciò che le corse devono fare è dare ai nuovi pubblici le chiavi per decifrarli. Demistificare, non banalizzare.
Nel complesso – si legge ancora nella nota -, questi risultati indicano una direzione chiara. Le corse devono diventare più attente, più accessibili e più disponibili ad abbracciare l’innovazione. Non si tratta di una concessione alla modernità, ma di un modo per proteggere ciò che rende questo sport degno di passione. E non è una sfida esclusivamente britannica. Le corse affrontano le stesse tensioni in quasi tutti i mercati in cui operano, quindi le soluzioni sviluppate qui possono avere una portata globale. È anche da queste riflessioni che è nato il Future of Racing Innovation Program, una collaborazione tra la British Horseracing Authority, Flutter e partner provenienti da tutto l’ecosistema delle corse. Più di 100 aziende dei settori sportivo e tecnologico — provenienti da tutto il mondo — hanno risposto all’iniziativa. Il mese scorso una selezione di innovatori si è riunita negli uffici londinesi di Flutter per il primo Future of Racing Summit, presentando le proprie idee ai leader del settore per individuare tecnologie con un reale potenziale. La varietà delle proposte è stata notevole e si è concentrata su tre ambiti in cui le corse devono evolvere maggiormente. Sul fronte del coinvolgimento dei fan, Fanbase sta sviluppando piattaforme che aiutano le organizzazioni sportive a costruire comunità più profonde collegando contenuti digitali, identità dei tifosi e commercio in un’unica piattaforma — mantenendo il legame con i sostenitori tra un grande evento e l’altro, non solo durante i festival.
Per quanto riguarda l’accesso alla proprietà dei cavalli, Horsebox sta esplorando modalità per rendere più accessibile la proprietà di cavalli da corsa attraverso marketplace dedicati ai sindacati di proprietari. Nel campo della salute, Theo Health ed EquiTech Analytics stanno applicando tecnologie di monitoraggio al benessere dei cavalli e all’analisi delle prestazioni. Insieme rappresentano il tipo di pensiero vario e pragmatico di cui questo sport ha bisogno. Ciò che rende questo approccio realmente promettente – spiegano Butterworth e O’Sllivan – è la combinazione che crea. Le startup portano velocità e nuove prospettive. Le corse offrono un ambiente straordinariamente ricco di dati — dalle metriche di prestazione in gara ai registri veterinari — in cui queste idee possono essere testate su problemi concreti.
Naturalmente il summit è solo l’inizio. La vera misura del successo sarà capire se le idee più promettenti potranno essere trasformate in progetti pilota concreti e se il settore avrà la volontà di portarli avanti. Questo richiede collaborazione tra tutte le componenti dell’ecosistema: proprietari, allenatori e ippodromi, ma anche autorità di regolazione, operatori delle scommesse e partner tecnologici. Mentre il Cheltenham Festival torna ancora una volta a riempire il mondo delle corse di entusiasmo, il lavoro per garantirne il futuro è già in corso, silenziosamente. L’eredità delle corse è solida, ma il loro futuro dipenderà da quanto sapranno abbracciare conoscenza e innovazione — proprio ciò che la prossima generazione di appassionati si aspetterà”, conclude la nota.







