HomeAttualità"Usa la testa": neuroscienze e prevenzione al centro del convegno Novomatic

“Usa la testa”: neuroscienze e prevenzione al centro del convegno Novomatic

Il gioco responsabile come leva strategica di prevenzione e tutela del consumatore è stato al centro del convegno promosso da Novomatic a Enada Primavera 2026, appuntamento che ha riunito esperti, operatori e istituzioni per riflettere sul ruolo dell’industria e della società nella gestione del rischio legato al gioco.

Tra gli interventi più significativi, quello del neurologo Gianluca Bruti (in foto) ha offerto una lettura profonda e scientifica del fenomeno, ponendo l’accento su un concetto chiave: “Usa la testa”. Non uno slogan, ma un invito a comprendere e governare il funzionamento della macchina cerebrale.

Secondo Bruti, la responsabilità nel gioco passa innanzitutto dalla consapevolezza del proprio cervello. “Usa la testa significa conoscere come funzioniamo, riconoscere le disfunzioni e intervenire su di esse”, ha spiegato, sottolineando come la capacità di autoregolazione emotiva e comportamentale sia un processo che accompagna l’intero arco della vita.

Il neurologo ha evidenziato il ruolo centrale della neurobiologia e della dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. “La dopamina non è il nemico: è gioia, è vita. Il problema nasce quando il sistema del piacere si altera e l’impulso prende il sopravvento sulla consapevolezza”, ha chiarito. In questo squilibrio si inserisce il rischio di sviluppare comportamenti compulsivi, tra cui il gioco d’azzardo patologico.

Bruti ha inoltre richiamato il peso delle esperienze precoci e dell’ambiente familiare nella costruzione del cosiddetto modello neurobiologico individuale. Attraverso meccanismi come epigenetica e neuroplasticità, il cervello può essere modificato nel tempo, ma resta fondamentale intervenire precocemente. “È più facile costruire un bambino forte che riparare un adulto fragile”, ha ricordato, citando un principio ormai consolidato nelle neuroscienze.

Un passaggio cruciale dell’intervento ha riguardato la distinzione tra gioco sano e gioco patologico. Il primo è legato al divertimento e alla capacità di fermarsi; il secondo, invece, nasce quando il controllo si perde e subentrano distorsioni cognitive, come la sopravvalutazione delle vincite e la rimozione delle perdite. “Chi azzarda rischia, e nel lungo periodo perde. La differenza sta nella consapevolezza di questo meccanismo”, ha affermato.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al contesto sociale. Il gioco online, ha spiegato Bruti, aumenta il rischio di comportamenti problematici perché priva l’individuo della relazione umana, elemento fondamentale per un equilibrio neurobiologico sano. La relazione sociale, infatti, rappresenta una delle principali fonti naturali di benessere e regolazione emotiva.

Nel suo intervento è emersa anche l’importanza degli strumenti di prevenzione, inclusi quelli tecnologici. Applicazioni e sistemi di monitoraggio possono aiutare il giocatore a riconoscere i segnali di disfunzione e a intervenire tempestivamente, affiancando percorsi terapeutici tradizionali.

Il messaggio finale è stato chiaro: il tema non è demonizzare il gioco, ma promuovere una cultura della consapevolezza. “Fino a quando l’inconscio guiderà le nostre azioni, non saremo davvero liberi. Usare la testa significa diventare protagonisti delle proprie scelte”, ha concluso Bruti.

Il convegno ha così ribadito la necessità di un approccio integrato, in cui industria, scienza e società collaborino per trasformare il gioco da potenziale rischio a esperienza controllata e sostenibile.

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