Le piattaforme di gioco possono essere utilizzate anche come strumento per movimentare e disperdere rapidamente fondi provenienti da truffe informatiche, frodi online e altri reati digitali. È uno dei passaggi contenuti nella nuova comunicazione pubblicata l’8 giugno dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), documento dedicato all’operatività connessa a truffe, frodi agevolate dalla tecnologia, money muling e cybercrime.
Pur non essendo una comunicazione specificamente rivolta al comparto del gioco pubblico, il testo contiene diversi elementi di interesse per concessionari, operatori online e responsabili della compliance antiriciclaggio.
Nel descrivere le modalità con cui i proventi di attività illecite vengono rapidamente reimpiegati, la UIF evidenzia che le somme accreditate sui conti coinvolti in schemi fraudolenti vengono spesso trasferite verso altri rapporti, anche esteri, oppure utilizzate attraverso diversi canali. Tra questi figurano l’acquisto di cripto-attività, gli acquisti di beni, i prelievi tramite ATM e, appunto, le operazioni di gioco.
Il riferimento conferma che il settore del gaming continua a essere osservato dalle autorità come uno dei possibili punti di transito di flussi finanziari collegati a fenomeni di riciclaggio derivanti dal cybercrime.
La comunicazione segnala inoltre una crescita significativa delle segnalazioni di operazioni sospette riconducibili a truffe e frodi informatiche. Dal 2021 al 2025 la UIF ha ricondotto oltre 80 mila SOS a tali fenomeni, con un incremento che ha portato le segnalazioni da poco più di 9 mila nel 2021 a oltre 30 mila nel 2025. Un trend che, secondo l’Unità, continua a manifestarsi anche nel 2026.
Tra i rischi emergenti individuati dall’autorità figurano l’utilizzo di identità rubate, fittizie o sintetiche, l’impiego di strumenti di anonimizzazione come VPN e proxy, la manipolazione dei dati acquisiti durante le procedure di identificazione e l’uso di dispositivi virtualizzati per aggirare i controlli. Si tratta di fenomeni che interessano direttamente anche il settore del gioco online, dove l’identificazione a distanza del cliente e il monitoraggio dell’operatività rappresentano elementi centrali dei presìdi antiriciclaggio.
La UIF richiama l’attenzione su una serie di indicatori che possono rivelare comportamenti anomali: accessi provenienti da località geografiche incompatibili con il profilo del cliente, utilizzo dello stesso indirizzo IP per più rapporti formalmente intestati a soggetti diversi, frequenti modifiche delle caratteristiche tecniche dei dispositivi utilizzati e connessioni effettuate attraverso sistemi di anonimizzazione non coerenti con le normali abitudini dell’utente.
Particolare attenzione viene dedicata anche al fenomeno del money muling, ossia l’utilizzo di soggetti che, consapevolmente o meno, mettono a disposizione conti, carte o wallet per trasferire denaro di provenienza illecita. Secondo la UIF, tra i profili maggiormente esposti figurano giovani, pensionati e persone vulnerabili, spesso reclutate attraverso false offerte di lavoro o altre forme di inganno online.
Un passaggio significativo del documento riguarda inoltre la necessità di integrare maggiormente le funzioni antifrode e quelle antiriciclaggio. Dall’analisi svolta dall’Unità emerge infatti che la collaborazione tra questi presìdi consente di individuare più efficacemente schemi criminali complessi e di cogliere la dimensione spesso transnazionale delle operazioni sospette.
Per gli operatori del gioco si tratta di un’indicazione particolarmente rilevante. Le informazioni raccolte dai sistemi antifrode relativi agli accessi, ai dispositivi utilizzati, alle anomalie comportamentali e ai tentativi di impersonificazione possono infatti assumere valore anche ai fini delle valutazioni antiriciclaggio e delle eventuali segnalazioni di operazioni sospette.
La comunicazione introduce infine tre nuovi codici fenomenologici che dovranno essere utilizzati nelle SOS: “Truffe e frodi agevolate dalla tecnologia”, “Money muling” e “Cybercrime”. L’obiettivo è migliorare la classificazione dei fenomeni e agevolare le attività di analisi finanziaria e investigativa.
Nel complesso, il documento rappresenta un ulteriore segnale dell’attenzione crescente delle autorità verso l’intersezione tra criminalità informatica, sistemi di pagamento digitali, cripto-attività e canali di gioco. Pur senza introdurre nuovi obblighi specifici per il settore, la UIF richiama implicitamente concessionari e operatori a rafforzare i controlli sugli accessi digitali, sulle procedure di identificazione dei clienti e sul monitoraggio delle movimentazioni finanziarie, in un contesto in cui le minacce provenienti dal cybercrime risultano sempre più sofisticate e difficili da individuare.






