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Tracciabilità e pagamenti nel gioco, Cassetta (UIF): “Senza informazioni anche il digitale diventa opaco”

Nel settore del gioco, dove circolano volumi di denaro significativi, la tracciabilità dei pagamenti rappresenta un presidio fondamentale non solo per il contrasto al riciclaggio, ma anche per la tutela degli operatori e dei giocatori. È il messaggio al centro dell’intervento di Alessia Cassetta (in foto), Capo Divisione Settori Speciali UIF Banca d’Italia, intervenuta alla sessione dedicata a tracciabilità e sicurezza dei pagamenti – promossa da Admiral Pay – nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.

Cassetta ha richiamato innanzitutto i numeri, sottolineando il peso del comparto nelle segnalazioni di operazioni sospette. Nel 2025, su oltre 160mila segnalazioni complessive ricevute dall’Unità di informazione finanziaria, più di 10mila, circa il 7%, provengono dal settore del gioco, con una prevalenza significativa del canale online, da cui arriva circa due terzi delle segnalazioni.

Un dato che conferma, da un lato, la rilevanza del comparto, dall’altro la crescente attenzione degli operatori verso gli obblighi antiriciclaggio. Il presidio funziona ed è stato compreso, anche perché rappresenta uno strumento di tutela condiviso lungo tutta la filiera.

Al centro dell’analisi ci sono spesso gli strumenti di pagamento utilizzati dai giocatori. Molte segnalazioni nascono proprio da anomalie legate alle modalità di ricarica o movimentazione dei fondi. In questi casi, il lavoro consiste nel ricostruire l’origine delle risorse, incrociando dati e informazioni disponibili. Non basta rilevare una stranezza, serve valutarne la coerenza con il profilo del soggetto.

Il tema dell’informazione emerge come elemento decisivo. Anche il contante, spesso considerato meno tracciabile, può essere ricondotto a un quadro più chiaro se accompagnato da dati adeguati. Attraverso l’analisi di altre fonti informative, come i flussi degli intermediari finanziari o l’anagrafe dei rapporti, è possibile comprendere se un soggetto ha una reale capacità di movimentare denaro o se emergono elementi di incoerenza.

Diverso il caso in cui le informazioni manchino. È un errore pensare che il digitale sia sempre tracciabile. Senza dati associati, anche uno strumento elettronico può diventare opaco. Un esempio riguarda le carte di pagamento, per le quali gli operatori non sempre dispongono dell’identità del titolare, a causa di sistemi di anonimizzazione come il codice PAN criptato.

Questa lacuna informativa non è rilevante solo ai fini antiriciclaggio, ma anche per altri profili, come la tutela dei minori. Sono stati riscontrati casi di strumenti di pagamento intestati a minorenni utilizzati per il gioco, a dimostrazione di quanto sia necessario rafforzare la circolazione delle informazioni tra i soggetti coinvolti.

In questo contesto, l’integrazione delle banche dati diventa un passaggio cruciale. La separazione tra archivi, come quello dei conti gioco e quello dei rapporti finanziari, rallenta le verifiche e riduce l’efficacia dei controlli, anche se protocolli di collaborazione già attivi consentono di superare in parte queste criticità.

Guardando al futuro, il riferimento è anche al quadro europeo, con le nuove regole sul trasferimento dei fondi e il rafforzamento delle normative antiriciclaggio, che dovrebbero migliorare la disponibilità e la qualità delle informazioni.

La conclusione è netta. Non è lo strumento di pagamento, in sé, a determinare il livello di rischio, ma la presenza o meno di dati. La vera chiave resta la qualità e la condivisione delle informazioni, indispensabili per garantire tracciabilità, sicurezza e tutela nel settore del gioco.

Redazione Jamma
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