La lotta alla manipolazione delle competizioni sportive non può basarsi soltanto sulla tecnologia o sul controllo delle scommesse. Serve soprattutto una cultura dell’integrità sportiva costruita attraverso prevenzione, educazione e cooperazione internazionale. È questo il messaggio lanciato da Donata Taddia, Policy Officer dell’Integrity & Compliance Office del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), intervenuta a Roma durante la Terza Edizione degli Stati Generali ADM nella sessione dedicata al match fixing.
Nel suo intervento Taddia ha spiegato come il fenomeno della manipolazione delle competizioni rappresenti oggi “una delle minacce più gravi all’integrità dello sport”. Un fenomeno che, ha sottolineato, non riguarda soltanto singoli episodi isolati, ma un sistema complesso che coinvolge atleti, organizzazioni sportive, reti criminali e, in alcuni casi, il mondo delle scommesse.
La dirigente del CIO ha anche chiarito una distinzione importante: nel contesto olimpico si preferisce parlare di “manipolazione delle competizioni” piuttosto che di match fixing, perché il problema riguarda discipline molto diverse tra loro, comprese quelle individuali e non soltanto gli sport di squadra.
“Proteggere l’integrità dello sport significa proteggere la credibilità dei Giochi Olimpici, ma soprattutto gli atleti e il lavoro che fanno ogni giorno”, ha dichiarato, evidenziando come il contrasto alla manipolazione debba necessariamente partire dalla prevenzione e dalla formazione.
Secondo Taddia, infatti, l’elemento umano resta centrale anche in un contesto sempre più dominato dai dati e dalle piattaforme tecnologiche. “C’è la tecnologia, ma l’analisi umana è indispensabile”, ha spiegato, ricordando che molti alert possono rivelarsi falsi positivi e che soltanto la conoscenza approfondita delle singole discipline consente di interpretare correttamente anomalie e comportamenti sospetti.
Per affrontare questa sfida il Comitato Olimpico Internazionale ha costruito negli anni un sistema strutturato di prevenzione e monitoraggio. Un percorso iniziato nel 2015 con l’adozione del Codice per la prevenzione della manipolazione delle competizioni, pienamente allineato alla Convenzione di Macolin del Consiglio d’Europa, e proseguito nel 2017 con la creazione di una unità dedicata: la Olympic Movement Unit on the Prevention of the Manipulation of Competitions.
Taddia ha illustrato i tre pilastri su cui si fonda il lavoro del CIO. Il primo riguarda il quadro normativo e disciplinare, necessario per garantire regole comuni e strumenti di intervento. Il secondo, definito “fondamentale”, è quello della prevenzione, dell’educazione e della sensibilizzazione di atleti, federazioni internazionali, comitati olimpici e organizzatori di eventi sportivi. Il terzo pilastro è invece rappresentato dalla gestione delle informazioni, delle indagini e delle attività di intelligence.
In questo ambito il CIO si affida a una rete internazionale di partner pubblici e privati: operatori specializzati nel monitoraggio delle scommesse, società tecnologiche, Interpol, Consiglio d’Europa e organismi governativi nazionali. “È un lavoro di squadra”, ha ribadito Taddia, spiegando che nessun soggetto, da solo, può contrastare efficacemente un fenomeno così globale e trasversale.
Particolarmente rilevante anche il ruolo dell’Information & Intelligence System, piattaforma sviluppata dal CIO nel 2014 per favorire lo scambio continuo e confidenziale di informazioni tra tutti gli stakeholder coinvolti. Attraverso questo sistema vengono raccolte segnalazioni, dati e alert che successivamente vengono elaborati per costruire analisi di rischio e individuare eventuali anomalie.
Ma al centro dell’intervento della rappresentante del CIO è rimasta soprattutto la dimensione culturale del fenomeno. “Per fare prevenzione dobbiamo lavorare sulla cultura dello sport”, ha affermato, sottolineando come la manipolazione delle competizioni non sia soltanto una questione economica o criminale, ma anche un problema etico e valoriale.
Per questo il lavoro educativo rivolto agli atleti assume un’importanza decisiva. L’obiettivo, ha spiegato Taddia, è costruire consapevolezza, responsabilità e capacità di riconoscere i rischi legati a pressioni esterne, interessi economici e dinamiche illegali che possono compromettere la regolarità delle competizioni.
Nel confronto emerso durante gli Stati Generali ADM è apparso chiaro come il contrasto al match fixing richieda ormai un approccio integrato: tecnologia, cooperazione internazionale, intelligence e strumenti normativi sono indispensabili, ma senza una cultura condivisa dell’integrità sportiva il rischio di manipolazione continuerà a rappresentare una minaccia concreta per tutto il sistema sportivo mondiale.







