HomeAttualitàRiordino gioco pubblico terrestre: sempre più probabile la proroga delle concessioni

Riordino gioco pubblico terrestre: sempre più probabile la proroga delle concessioni

Mancano poche settimane alla scadenza della delega fiscale per il riordino del gioco pubblico terrestre e l’ipotesi che il Governo riesca a completare la riforma entro agosto 2026 appare sempre meno credibile.

Al contrario, prende sempre più forza lo scenario di una nuova proroga delle concessioni attualmente in vigore, soluzione che consentirebbe di evitare vuoti normativi ma che certificarebbe l’ennesimo rinvio di una riforma attesa da oltre un decennio.

Il tema è tornato al centro del dibattito parlamentare durante la discussione delle mozioni sul gioco pubblico alla Camera, dove è emersa con chiarezza la distanza ancora esistente tra gli obiettivi fissati dalla delega fiscale e la concreta possibilità di portarli a termine nei tempi previsti.

Per arrivare all’approvazione definitiva del decreto legislativo sul riordino della rete fisica sarebbe infatti necessario completare in poche settimane una procedura particolarmente articolata, che comprende il via libera preliminare del Consiglio dei ministri, il passaggio nelle Commissioni parlamentari competenti, il confronto con Regioni ed enti locali e infine il ritorno del provvedimento sul tavolo del Governo per l’approvazione definitiva. Un percorso che richiede tempi tecnici difficilmente comprimibili, soprattutto considerando che il riordino del gioco terrestre rappresenta uno dei dossier più delicati della legislatura, capace di intrecciare interessi economici, esigenze di tutela sanitaria, competenze territoriali e rilevanti implicazioni per la finanza pubblica.

A rallentare ulteriormente il processo contribuisce l’assenza di un’intesa politica sui punti più controversi della riforma. Restano infatti aperte questioni fondamentali come il ruolo dei Comuni, la riduzione dei punti vendita, la disciplina delle distanze dai luoghi sensibili, la redistribuzione territoriale della rete e le misure di tutela per i soggetti vulnerabili. Su tutti questi temi le posizioni continuano a essere distanti e rendono sempre più difficile immaginare una sintesi condivisa in tempi brevi.

A ciò va aggiunto il clima politico che si è creato in questi ultimi giorni: in Italia è già iniziata la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche.

Proprio per questo motivo nel settore cresce la convinzione che il Governo possa ricorrere ancora una volta a una soluzione già utilizzata negli ultimi anni, rinviando la scadenza delle concessioni e posticipando il completamento della riforma.

Le possibilità legislative per farlo non mancano. Una prima strada potrebbe essere quella di un decreto-legge estivo. In alternativa, il veicolo normativo potrebbe essere il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio oppure, qualora il confronto politico dovesse protrarsi oltre l’estate, direttamente la manovra finanziaria per il 2027.

Non è esclusa nemmeno l’ipotesi di una nuova estensione della delega legislativa, anche se una scelta di questo tipo richiederebbe un intervento parlamentare specifico e rischierebbe di alimentare ulteriori critiche verso un percorso di riforma già considerato eccessivamente lungo.

La situazione appare ancora più evidente se confrontata con il comparto online, che ha già ottenuto una nuova architettura concessoria attraverso il decreto di riordino e il successivo bando di gara. Il settore terrestre, invece, continua a operare in un regime sostanzialmente transitorio, con effetti che non riguardano soltanto gli operatori ma anche gli enti locali.

Comuni e Regioni continuano infatti a rivendicare un ruolo nella definizione di orari, distanze e luoghi sensibili, contestando anche l’ipotesi di una compartecipazione diretta ai ricavi del gioco. Tuttavia, in un mercato sempre più orientato verso il digitale, queste discussioni rischiano di perdere progressivamente rilevanza: il gioco online è sempre fruibile in ogni parte del Paese e continua a crescere grazie all’innovazione tecnologica e alle nuove abitudini dei consumatori, mentre il gioco fisico arretra, frenato sia dalle restrizioni territoriali sia dall’assenza di un riordino nazionale capace di favorire il rinnovamento dell’offerta.

Salvo un’improvvisa accelerazione nelle prossime settimane, il calendario sembra dunque giocare contro il Governo. Più si avvicina la scadenza di agosto e più la proroga delle concessioni appare una scelta obbligata per garantire continuità a un settore che genera ogni anno decine di miliardi di euro di raccolta.

Se questo scenario dovesse concretizzarsi, agosto 2026 rischierebbe di essere ricordato non come il mese della riforma del gioco pubblico terrestre, ma come quello dell’ennesimo rinvio, lasciando ancora una volta irrisolte tutte le questioni che la delega fiscale avrebbe dovuto affrontare e risolvere.

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