HomeAttualitàRiordino del gioco 2025: ha regolamentato i bookmaker e liberalizzato i tipster?

Riordino del gioco 2025: ha regolamentato i bookmaker e liberalizzato i tipster?

Quarantasei concessionari autorizzati, sette milioni di euro per ottenere una licenza e un’aliquota GGR sulle scommesse sportive salita al 24,5 per cento. Sulla carta, il mercato italiano del gioco d’azzardo online sembra uscito dalla riforma del 13 novembre 2025 molto più sorvegliato rispetto al passato. Esiste tuttavia un segmento che quella legislazione non ha intaccato: la Tipster Economy, quell’ecosistema di community digitali dove figure con centinaia di migliaia di follower distribuiscono consigli di gioco senza licenza, senza obblighi di rendiconto sulle proprie performance e senza essere soggetti al Decreto Dignità che vieta la pubblicità ai bookmaker. Vale la pena chiedersi, dati alla mano, se il sistema normativo attuale abbia generato un’asimmetria strutturale tra gli attori del mercato anziché ridurla.

Un mercato concentrato, non necessariamente riequilibrato

Il consolidamento da circa ottanta a quarantasei concessionari è l’esito più visibile della riforma. La logica dichiarata era eliminare gli operatori meno strutturati, garantendo l’accesso al mercato solo ad aziende con un fatturato minimo certificato di tre milioni di euro negli ultimi due esercizi e sede nello Spazio Economico Europeo. I numeri, però, descrivono un mercato tutt’altro che in contrazione. Il volume di gioco complessivo nel 2024 ha raggiunto 157 miliardi e 453 milioni di euro, pari al 7,1 per cento del PIL nazionale, con una raccolta online che supera i 92 miliardi. Meno operatori muovono oggi una quota crescente di denaro.

L’abolizione del modello skin ha comportato la chiusura di circa 350 siti secondari che, nella loro funzione originale, servivano da laboratori di segmentazione del pubblico. Quella funzione non è scomparsa: si è semplicemente spostata. Telegram ha raggiunto nel 2026 il miliardo di utenti attivi mensili, con una concentrazione particolarmente alta nella fascia 18-34 anni, il core target dell’intero settore. Il consolidamento del mercato autorizzato non ha ridotto la domanda di informazione sul betting. L’ha indirizzata verso canali che il regolatore fatica a presidiare.

Il paradosso della compliance asimmetrica

Un operatore autorizzato non può acquistare spazi pubblicitari televisivi, sponsorizzare eventi sportivi o comparire sulle divise delle squadre. Il Decreto Dignità del 2018 ha tracciato confini precisi che la riforma del 2025 ha confermato, aggiungendo l’obbligo di destinare lo 0,2 per cento dei ricavi netti a programmi di prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo. Per un concessionario con 50 milioni di GGR, questa cifra si traduce in circa centomila euro annui: una somma che copre a malapena una campagna digitale di medio livello nel contesto di un mercato da 157 miliardi.

Un tipster con 350.000 follower su Instagram e un canale Telegram attivo non è soggetto ad alcuno di questi vincoli. Può pubblicare un’analisi prepartita ogni mattina, costruire un’estetica di competenza attraverso riferimenti agli Expected Goals e ai modelli tattici, orientare la propria audience verso specifiche piattaforme di gioco attraverso il registro tecnico del consiglio sportivo, senza che questo configuri formalmente pubblicità al gioco. L’indagine avviata da AGCOM su DAZN nel settembre 2025 per presunta violazione del divieto pubblicitario dimostra che la zona grigia esiste ed è monitorata. Riguardava però un broadcaster, non un creator individuale. La differenza non è di poco conto, perché il primo è un soggetto identificabile con obblighi editoriali chiari, il secondo opera in un perimetro normativo ancora privo di definizione precisa.

Il risultato è un’architettura della responsabilità costruita in modo inversamente proporzionale alla capacità di presidio: il peso maggiore della compliance grava sull’operatore, il soggetto più tracciabile del sistema; la libertà d’azione più ampia appartiene al tipster, il soggetto più influente nella fase di acquisizione dell’utente.

La filiera che si interrompe al momento giusto

Descrivere la Tipster Economy come un fenomeno separato dagli operatori autorizzati sarebbe una semplificazione fuorviante. I due sistemi sono funzionalmente connessi, anche quando non lo sono contrattualmente in modo esplicito. Il tipster non promuove un bookmaker: analizza una partita e suggerisce un mercato di scommessa, ad esempio Multigoal 3 a 5 o Risultato esatto 1 a 2. L’utente che vuole seguire quel consiglio accede autonomamente alla piattaforma di propria scelta. La filiera si interrompe tecnicamente nel punto che interesserebbe al regolatore.

ADM è stata autorizzata dalla riforma a utilizzare l’intelligenza artificiale per il monitoraggio dei social network, con l’obiettivo di individuare siti illegali e comportamenti anomali. È una direzione che ha senso, ma la distinzione tra analisi tecnica e promozione commerciale occulta all’interno di un Reel da sessanta secondi richiede una sofisticazione interpretativa che nessun sistema automatico ha ancora dimostrato di possedere con affidabilità sufficiente.

I dati social confermano la portata del fenomeno. I creatori che pubblicano Reels con regolarità crescono del 25 per cento più rapidamente rispetto alla media della piattaforma. Il 55 per cento delle visualizzazioni proviene da utenti che ancora non seguono l’account: il funnel di acquisizione è permanentemente attivo. Figure di punta del panorama italiano gestiscono community tra i 300.000 e i 400.000 follower con visualizzazioni annue che superano i 10 milioni. I canali autorizzati sono costosi, vincolati e tracciati; i canali informali prosperano senza limitazioni comparabili.

L’esposizione delle fasce vulnerabili

La spesa pro capite in Campania ha raggiunto i 3.692 euro annui per abitante nel 2024; a Prato il dato sale a 4.298 euro per residente, un primato nazionale nelle perdite medie. Quindici miliardi di euro è il denaro effettivamente perso dai cittadini italiani nel corso dell’anno. Secondo il dossier Azzardomafie di Libera, pubblicato nel novembre 2025, circa 1,5 milioni di italiani sono già classificabili come giocatori patologici, con altri 1,4 milioni in una condizione di rischio moderato.

L’Age Verification introdotta da AGCOM con la Delibera 96/25/CONS, attiva dall’aprile 2025, risponde a una parte di questo problema. Il sistema a doppia anonimizzazione impedisce ai minori di registrare un conto di gioco e garantisce una tracciabilità completa dei flussi finanziari. Un minore non può aprire un profilo su un bookmaker autorizzato aggirando la verifica tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica. Può però seguire quotidianamente un canale Telegram di betting, ricevere analisi pre partita ogni mattina e costruire nel tempo una propensione al rischio che nessun meccanismo di verifica dell’accesso alla piattaforma è in grado di intercettare.

L’intervento normativo presidia la transazione. Non presidia l’esposizione al messaggio. Quello spazio intermedio, tra la ricezione del consiglio e l’apertura del conto, è esattamente dove si forma la propensione al gioco nelle fasce più giovani. Applicazioni come Betty, lanciate nell’estate del 2025 con funzionalità di tracciamento delle performance dei tipster, cercano di portare trasparenza in questo segmento. Si rivolgono però, per forza di cose, a un utente già orientato al pensiero critico, che cerca la verifica prima di affidarsi a una fonte. L’utente più vulnerabile, statisticamente, non cerca quella verifica.

Le implicazioni economiche di un sistema a due velocità

Nel 2024 lo Stato ha incassato 11,5 miliardi di euro di tasse sul gioco, un importo che con l’aumento delle aliquote introdotto dalla riforma dovrebbe crescere nel biennio successivo. Questa dinamica, però, si applica esclusivamente agli operatori in regola. Il gettito fiscale non intercetta nulla dei movimenti indotti dalla Tipster Economy, che orienta una raccolta da decine di miliardi senza contribuire al prelievo erariale né agli obblighi di prevenzione.

C’è un rischio aggiuntivo che alcune associazioni di categoria hanno già segnalato. Più è oneroso operare legalmente, maggiore diventa il vantaggio competitivo dei circuiti non regolamentati. L’aumento delle licenze a sette milioni di euro e il maggior prelievo fiscale sul GGR potrebbero tradursi in un abbassamento dei payout offerti ai giocatori, rendendo la scommessa su piattaforme autorizzate meno conveniente rispetto a quelle clandestine. La riforma mira alla sicurezza del mercato, ma potrebbe accelerare la migrazione verso le sue zone meno controllabili, almeno per la fascia di utenti più attenta al valore economico della quota. La riforma del novembre 2025 è un intervento articolato e, su alcuni punti, senza precedenti nel quadro normativo italiano del settore. Introduce standard di accesso più alti, obblighi di prevenzione, strumenti di monitoraggio basati sull’intelligenza artificiale e sistemi di Age Verification tecnicamente sofisticati. Sarebbe scorretto non riconoscerne il perimetro di efficacia.

Quello che i dati suggeriscono è che quel perimetro si arresta prima di raggiungere i meccanismi attraverso cui si costruisce la domanda di gioco: la distribuzione del consiglio, la formazione della fiducia, l’appartenenza alla community. Quella parte del ciclo non ha ancora un interlocutore normativo chiaramente definito. Nei prossimi mesi, mentre ADM affina i propri strumenti di monitoraggio dei social e AGCOM consolida i criteri sulla pubblicità occulta, la domanda che resterà aperta è se l’architettura attuale sia progettata per governare un mercato dove chi non ha licenza può fare, nei fatti, ciò che chi ce l’ha non può più permettersi di fare.

Redazione Jamma
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