Il riordino del retail tra rete fisica e canale digitale passa da tre fattori chiave da “mettere in fila”, con un ruolo centrale da riconoscere soprattutto al regolatore. È questo il cuore dell’intervento di Marco Zega (in foto), direttore sviluppo business di Codere Italia, nel dibattito “Rete fisica e canale online: il riordino del retail tra PVR, nuove Awp e nuovi servizi” andato in scena durante Enada Primavera.
Zega ha indicato nella sostenibilità il punto di partenza imprescindibile per il settore del gioco. «Siamo un comparto che produce esternalità negative di tipo sociale – ha sottolineato – e questo ci ha portato anche nella situazione attuale». Da qui la necessità di affrontare una vera e propria sfida reputazionale: riconquistare credibilità e legittimità in un’industria che, per dimensioni e impatto economico, resta strategica.
Secondo il manager, vincere questa “battaglia reputazionale” è condizione essenziale per ottenere il giusto riconoscimento e costruire un equilibrio duraturo tra offerta fisica e digitale. In questo percorso, la tecnologia rappresenta un alleato decisivo. Non solo come leva per migliorare l’esperienza del consumatore, ma anche come strumento per promuovere un modello di gioco sempre più responsabile.
Proprio su questo fronte emerge il nodo del rapporto con il regolatore. «La tecnologia può aiutare a centrare l’obiettivo della responsabilità – ha spiegato Zega – ma serve un utilizzo efficace di questi strumenti da parte delle istituzioni». Un passaggio che oggi, secondo l’analisi proposta, appare ancora incompiuto.
Il riferimento è a un impianto normativo percepito come ancorato a logiche superate, basate su distanze e limiti orari che, oltre a non sostenere l’evoluzione del settore, rischiano di ostacolare il raggiungimento degli stessi obiettivi di tutela. «Mi sembra che siamo ancora fermi a concetti datati – ha concluso – che non fanno il bene del comparto e non aiutano a costruire un sistema più equilibrato».
Il tema della sostenibilità del prodotto e della competitività del gioco terrestre italiano passa anche – e soprattutto – dai parametri fissati dalla normativa.
Zega ha evidenziato come il modello italiano presenti caratteristiche fortemente penalizzanti rispetto al contesto europeo. «Parliamo di macchine con payout al 65% e una vincita massima di 100 euro a fronte di una giocata da 1 euro», ha spiegato, sottolineando come si tratti di valori tra i più bassi in Europa non solo per le slot, ma per l’intero comparto del gioco.
Secondo il manager, questa impostazione dimostra una scarsa comprensione delle dinamiche di mercato e del comportamento dei giocatori. «Il giocatore si sposta anche perché il prodotto che gli viene offerto è inadeguato», ha affermato. Un’offerta che, in termini di esperienza e aspettativa di vincita, non è più allineata agli standard europei né alle alternative disponibili, soprattutto online.
Il confronto con altri prodotti di gioco è inevitabile. «Non possiamo pensare che il giocatore non veda la differenza», ha aggiunto Zega, evidenziando come sul mercato esistano opzioni con prospettive di vincita più elevate e meccaniche più evolute, capaci di attrarre una domanda sempre più orientata all’intrattenimento completo.
Da qui la richiesta, avanzata da tempo dal settore, di una revisione normativa. In particolare, l’innalzamento del payout almeno al 70% e l’introduzione di meccaniche più moderne, come la possibilità di mantenere credito e bonus tra una partita e l’altra, già diffuse nel gioco online. «Serve un prodotto più competitivo», è il senso dell’appello.
Zega ha inoltre messo in discussione l’efficacia dell’attuale impianto regolatorio in chiave di contrasto alla ludopatia. «Si giustificano questi limiti con la tutela, ma poi esistono prodotti con dinamiche e costi ben diversi», ha osservato, citando altre forme di gioco dove la spesa può essere più elevata senza analoghe restrizioni.
Il rischio, ha avvertito, è quello di continuare a penalizzare una sola forma di intrattenimento, senza ottenere reali benefici sul piano della tutela. «Non possiamo essere parte di un sistema che resta costantemente penalizzante», ha concluso, ricordando anche il peso economico del comparto, che contribuisce in modo significativo alle entrate erariali.







