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Rete fisica e canale online, Sozzi (Romagna Giochi): “Servono più confronto e capacità di leggere il cambiamento”

Nel corso del convegno “Rete fisica e canale online: il riordino del retail tra PVR, Awpr e nuovi servizi”, a Enada Primavera 2026, anche Riccardo Sozzi (in foto), CEO di Romagna Giochi, ha posto l’accento su uno degli snodi più delicati per il futuro del settore: il ruolo del regolatore in un sistema concessorio sempre più complesso.

Per Sozzi, il punto di partenza è chiaro: in un mercato come quello del gioco pubblico, il regolatore non è un attore tra gli altri, ma il perno attorno a cui ruota l’intero sistema. È l’istituzione che definisce le regole di accesso, i prodotti, i limiti tecnologici e, in ultima analisi, le condizioni di sviluppo del comparto. Proprio per questo, secondo il manager, è fondamentale che chi regola sia in grado di conoscere a fondo il mercato su cui interviene.

Una conoscenza che non può essere solo teorica o formale, ma deve nascere dalla capacità di cogliere i segnali che arrivano dall’evoluzione dei consumi e dalle innovazioni tecnologiche. Il comportamento dei giocatori cambia, così come cambiano gli strumenti e le piattaforme attraverso cui si accede al gioco. Ignorare o sottovalutare queste dinamiche rischia di produrre norme disallineate rispetto alla realtà.

È qui che entra in gioco un altro elemento centrale del ragionamento di Sozzi: il confronto. “Serve un percorso il più esteso possibile”, è il senso del suo intervento, che evidenzia come oggi il dialogo tra regolatore e filiera appaia ancora troppo limitato. Secondo il CEO di Romagna Giochi, esistono ampi margini di miglioramento nel coinvolgimento delle diverse componenti del settore, dalle associazioni agli operatori, fino ai produttori di tecnologia.

Un confronto più aperto consentirebbe non solo di migliorare la qualità della regolazione, ma anche di affrontare con maggiore efficacia alcune criticità già evidenti. Tra queste, Sozzi cita ad esempio la mancanza di uniformità nei sistemi di pagamento tra i diversi prodotti di gioco, una situazione che genera disparità e riflette, da un lato, lacune normative e, dall’altro, un mancato allineamento con le possibilità offerte dalla tecnologia attuale.

In un contesto in cui l’innovazione corre veloce e permea ogni aspetto della quotidianità, anche il settore del gioco – sottolinea – non può permettersi ritardi o incoerenze. La sfida, ancora una volta, è quella di costruire un sistema regolatorio capace di evolvere insieme al mercato, senza rincorrerlo con affanno ma anticipandone le traiettorie. E per farlo, il dialogo con la filiera non è un’opzione, ma una condizione necessaria.

Il convegno ha poi riportato il dibattito su un tema strutturale: il peso delle scelte politiche e regolatorie nel determinare l’evoluzione dell’intero settore del gioco pubblico.

Per Sozzi, il punto di partenza è netto: in un sistema concessorio, tutto è guidato dalla politica e dalla sua traduzione normativa. Sono le regole a definire non solo i confini operativi, ma anche le caratteristiche stesse dei prodotti e le possibilità di sviluppo per gli operatori. In questo contesto, anche la capacità di rispondere alle esigenze del mercato risulta inevitabilmente condizionata.

Il riferimento al consumatore, sempre più centrale nel dibattito, viene accolto con favore. “Parlare di consumatore è importante”, è il senso del suo intervento, anche per superare un’accezione negativa che negli anni ha accompagnato il termine “giocatore”. I clienti, sottolinea, fanno scelte, esprimono preferenze e cercano esperienze che siano coerenti con le loro aspettative. Intercettare questa domanda è la sfida di qualsiasi impresa.

Eppure, proprio su questo terreno, gli operatori del gioco si muovono con margini di autonomia molto limitati. Dalla definizione del payout alle modalità di gioco, fino alle funzionalità e ai meccanismi di ingaggio, gran parte degli elementi che determinano l’attrattività di un prodotto sono fissati dalla normativa. “Abbiamo poca possibilità di adattare l’offerta al consumatore”, osserva Sozzi, richiamando anche le criticità evidenziate da altri operatori durante il confronto.

Il risultato è un sistema che fatica a evolvere con la stessa velocità del mercato. A livello internazionale, anche nei contesti più maturi, si assiste a un processo di concentrazione e alla nascita di grandi operatori in grado di sostenere investimenti e innovazione. In Italia, però, questo fenomeno rischia di essere amplificato da un impianto regolatorio rigido, che penalizza soprattutto i soggetti più piccoli.

Da qui emerge anche un interrogativo sul futuro della filiera tradizionale. Quale sarà il ruolo dei gestori e degli esercenti? Sozzi invita a non considerarli come elementi marginali o facilmente sostituibili. Al contrario, sono parte integrante del sistema e hanno già pagato un prezzo elevato negli ultimi anni, anche a causa di interventi normativi che hanno inciso profondamente sulla rete fisica.

Il riferimento è, tra gli altri, agli effetti delle normative territoriali, come il distanziometro, che in alcune realtà hanno portato alla chiusura di numerosi punti vendita. Oggi, mentre si discute di una possibile revisione di queste misure, si apre un ulteriore rischio: quello che gli spazi liberati non vengano rioccupati dai piccoli operatori che li avevano originariamente gestiti, ma da soggetti più strutturati e con maggiori risorse.

Il timore, espresso implicitamente, è che il riequilibrio del sistema possa avvenire a vantaggio dei grandi player, accentuando ulteriormente le dinamiche di concentrazione. In un contesto già segnato da forti vincoli regolatori, la capacità di mantenere un tessuto imprenditoriale diffuso diventa quindi una delle sfide più delicate per il futuro del settore.

Redazione Jamma
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