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Pubblicità delle scommesse nello sport in diretta aumentano le puntate del 24%, uno studio lancia l’allarme in vista dei Mondiali 2026

Gli spot televisivi sul gioco d’azzardo trasmessi durante eventi sportivi in diretta aumentano in modo significativo l’attività di scommessa. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Sheffield, che analizza l’impatto delle pubblicità durante i Mondiali di calcio Fifa 2022 in Qatar e solleva preoccupazioni in vista dell’edizione 2026.

Secondo la ricerca, la frequenza delle puntate è risultata fino al 24% più alta durante le partite trasmesse su canali che mandavano in onda spot sul betting rispetto a quelle su emittenti prive di pubblicità sul gioco.

Più scommesse anche senza intenzione iniziale

Lo studio ha esaminato il comportamento di uomini tra i 18 e i 45 anni in Inghilterra nel corso del torneo. I risultati indicano che non solo gli spettatori erano più propensi a scommettere quando gli annunci venivano trasmessi durante le partite in diretta, ma tendevano anche a piazzare un numero maggiore di puntate complessive, indipendentemente dall’intenzione iniziale di giocare.

“Questi spot televisivi possono agire come potenti fattori scatenanti durante le partite, incoraggiando le scommesse anche tra persone che non avevano pianificato di giocare”, ha spiegato Ellen McGrane, autrice principale dello studio.

Un altro elemento chiave emerso dalla ricerca è che la pubblicità non si limita a spostare i giocatori da una piattaforma all’altra, ma aumenta il volume complessivo del gioco. Secondo gli accademici, un incremento della partecipazione al gambling a livello di popolazione è associato a una crescita dei danni correlati, suggerendo che le attuali restrizioni potrebbero essere “insufficienti” a proteggere le persone più vulnerabili.

Regole sotto esame

La ricercatrice ha sottolineato come le limitazioni pubblicitarie possano rappresentare uno strumento efficace per ridurre i rischi, richiamando modelli già adottati in diversi Paesi europei, tra cui Spagna e Italia, dove vigono restrizioni sulla pubblicità del gioco durante le trasmissioni sportive in diretta.

Nel Regno Unito, le recenti revisioni della normativa sul gioco hanno introdotto modifiche alla tassazione, un contributo obbligatorio dell’industria per finanziare prevenzione, ricerca e trattamento, nonché limiti alle puntate su alcuni prodotti.

La replica dell’industria

Il Betting and Gaming Council (BGC), organismo che rappresenta e regola l’industria del gioco, ha respinto le critiche, affermando che i bookmaker autorizzati sono già soggetti “ad alcune delle regole pubblicitarie più severe al mondo” e che il volume della pubblicità è diminuito negli ultimi cinque anni.

Un portavoce ha ricordato l’introduzione volontaria del cosiddetto “whistle-to-whistle ban”, il divieto di trasmettere spot sul betting durante le partite in diretta, che avrebbe ridotto del 97% il numero di annunci televisivi visti dai minori in quelle fasce orarie.

Secondo il BGC, il vero rischio proviene piuttosto dai siti illegali, che operano senza controlli sull’età, senza tutele per i giocatori e con una forte presenza pubblicitaria online.

Con l’avvicinarsi dei Mondiali 2026, il dibattito sull’equilibrio tra libertà commerciale, tutela dei consumatori e prevenzione del gioco problematico è destinato a intensificarsi.

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