Si allungano i tempi sul contenzioso relativo al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo introdotto dal Decreto Dignità. Il Consiglio di Stato ha disposto il rinvio al secondo semestre del 2026 del giudizio sul ricorso contro la sentenza del Tar Lazio che aveva confermato una sanzione da 388mila euro inflitta dall’Agcom a un operatore del gioco a distanza.
La decisione del Collegio arriva al termine dell’udienza, durante la quale è emersa l’esigenza di attendere un chiarimento decisivo da parte della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Al centro, due questioni chiave: la congruità delle sanzioni previste dal sistema italiano e, soprattutto, il perimetro della responsabilità delle piattaforme online per i contenuti pubblicati dagli utenti.
Il caso esaminato riguarda attività promozionali realizzate attraverso contenuti diffusi anche su piattaforme come Twitch, sempre più centrali nelle strategie di comunicazione digitale. Secondo quanto ricostruito anche da fonti di settore, tra cui Jamma, l’Agcom ha contestato due contratti stipulati dall’operatore Vincitù con la società maltese Top Ads Ltd, finalizzati alla promozione dei siti Wincasino.it e Betroom.it tramite l’attività di un content creator.
Per l’Autorità, al di là della qualificazione formale come “contratti commerciali”, tali iniziative integravano una vera e propria pubblicità vietata, in quanto orientate ad aumentare la visibilità delle piattaforme di gioco e quindi a incentivare le giocate, con un beneficio diretto per l’operatore. La distinzione tra comunicazioni informative lecite e pubblicità vietata – già delineata nelle linee guida Agcom – ha consentito di circoscrivere la sanzione ai soli contenuti ritenuti effettivamente promozionali: due contratti su trenta analizzati.
La quantificazione della sanzione è stata effettuata applicando il 20% del valore delle attività pubblicitarie riconducibili ai due accordi, stimato in circa 1,94 milioni di euro, per un totale di 388mila euro.
Il rinvio deciso dal Consiglio di Stato si inserisce però in un contesto più ampio, legato a un altro procedimento pendente tra Agcom e Google Ireland, relativo a contenuti pubblicitari sul gioco diffusi tramite YouTube. In quel caso, Palazzo Spada ha già attivato un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE.
Le conclusioni dell’Avvocato generale europeo, già depositate, indicano una possibile direzione interpretativa: la responsabilità delle piattaforme sussiste solo quando queste svolgono un ruolo attivo nella creazione o diffusione dei contenuti, mentre resta esclusa nei casi di mera attività di hosting.
Un principio che potrebbe avere effetti rilevanti anche sul caso ora rinviato, soprattutto considerando il ruolo crescente di piattaforme come Twitch nella diffusione di contenuti legati al gioco e nella promozione indiretta attraverso creator e influencer.
La decisione della Corte di Giustizia sarà quindi determinante per chiarire i confini tra attività promozionale vietata, responsabilità degli operatori e ruolo degli intermediari digitali, con possibili ricadute sull’intero impianto del Decreto Dignità e sulla sua applicazione nel contesto dell’economia digitale.







