Un sistema fondato su società “apri e chiudi”, fatture false, estorsioni e scommesse clandestine, capace di accumulare decine di milioni di euro di debiti fiscali e di infiltrarsi nel tessuto economico tra Prato, Firenze, Montecatini e la Valdinievole. È il quadro ricostruito durante il processo Endgame, l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Pistoia Leonardo De Gaudio, che ha portato nel 2024 all’esecuzione di 12 misure cautelari e al sequestro di patrimoni e aziende per circa 2 milioni di euro.
Nel corso dell’udienza, il luogotenente Michelangelo Gentile, sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio all’ufficio di polizia giudiziaria della procura di Pistoia, ha ripercorso davanti ai giudici gli esiti delle indagini sull’uomo di origine cinese imputato nel filone pistoiese dell’operazione.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, le società formalmente intestate al cittadino cinese avrebbero accumulato, dal 1999 in poi, circa 34 milioni di euro di debiti con il fisco. Per gli investigatori, però, l’uomo avrebbe controllato occultamente almeno altre sei società tra Firenze, Prato e Montecatini, pur senza comparire ufficialmente negli assetti societari.
L’indagine aveva preso avvio all’inizio del 2022 dopo la denuncia presentata da una coppia di imprenditori che gestiva due locali di ristorazione e intrattenimento tra Montecatini Terme e Pieve a Nievole. I due, dopo avere inizialmente ceduto a richieste di denaro e pressioni, si erano rivolti al commissariato di Montecatini denunciando minacce continue e tentativi di costringerli a cedere le proprie attività commerciali a un soggetto di origine cinese appoggiato da due pregiudicati italiani.
Da quella denuncia, la Squadra Mobile della Questura di Pistoia e il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza hanno sviluppato un’articolata attività investigativa durata oltre un anno, basata su intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che su continui riscontri sul territorio. Le indagini hanno consentito di ricostruire non solo un consolidato sistema estorsivo, ma anche una rete di sale utilizzate per la raccolta clandestina di scommesse.
Secondo gli investigatori, le scommesse venivano gestite sia online, attraverso siti clonati, sia in luoghi fisici costituiti da sale slot nel territorio pratese. Formalmente intestate a cittadini cinesi, queste attività sarebbero state di fatto controllate da alcuni degli indagati italiani, che ne gestivano direttamente il funzionamento attraverso collaboratori fidati.
La parte economico-finanziaria dell’inchiesta ha permesso di far emergere il presunto ruolo centrale del quarantatreenne cinese, descritto dagli investigatori come una sorta di “primula rossa” capace per oltre vent’anni di acquisire e gestire attività economiche tramite prestanome, svuotandole progressivamente del patrimonio ed evitando il pagamento dei tributi.
Gli investigatori ritengono che il sistema si fondasse sul meccanismo delle società “apri e chiudi”. Le imprese venivano create, spesso intestate a teste di legno, e in poco tempo sviluppavano volumi d’affari elevatissimi. Nel frattempo omettevano sistematicamente il versamento di Iva, contributi e ritenute fiscali. Prima che partissero controlli approfonditi o procedure esecutive, le società venivano liquidate, abbandonate o fatte fallire, mentre attività, dipendenti e contratti passavano a una nuova impresa formalmente pulita.
Dal 2017, secondo l’ipotesi investigativa accolta dal giudice per le indagini preliminari, l’uomo avrebbe gestito occultamente sei società, cinque delle quali ancora attive, utilizzando parenti e conoscenti di origine cinese come intestatari fittizi. Attraverso false fatturazioni incrociate, in parte predisposte – secondo l’accusa – con il supporto di un commercialista pratese, sarebbero stati generati imponibili fittizi per oltre 460mila euro e Iva evasa per circa 92mila euro.
Le indagini hanno inoltre documentato il trasferimento in Cina di oltre 544mila euro attraverso documentazione ritenuta falsa, mentre l’indagato avrebbe mantenuto un elevato tenore di vita, utilizzando auto di lusso in leasing intestate alle aziende controllate e frequentando località turistiche esclusive.
Nel corso dell’operazione sono state eseguite 12 misure cautelari personali, nove in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti di cittadini italiani e cinesi ritenuti coinvolti, a vario titolo, in esercizio abusivo di scommesse, estorsione continuata, traffico di droga, frode fiscale e falso. Contestualmente sono stati sequestrati beni immobili, disponibilità finanziarie e società per oltre 2 milioni di euro.
Tra i sequestri figurano anche cinque aziende affidate a un amministratore giudiziario: una società con sede a Firenze che gestisce due hotel e un bed and breakfast nel centro storico, tre società della ristorazione tra Prato e Firenze e un’impresa attiva nel settore dell’abbigliamento a Campi Bisenzio.
L’operazione aveva coinvolto circa 90 poliziotti e 40 militari della Guardia di Finanza, con il supporto delle Squadre Mobili di diverse città italiane, del Servizio Centrale Operativo, di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante e di apparecchiature tecnologiche come il georadar, utilizzato per individuare eventuali intercapedini nascoste e vani occultati.







