Il confronto tra Romania e Gibilterra fotografa in modo emblematico la fase di transizione che sta attraversando il mercato europeo dei cosiddetti “prediction markets”. Da un lato, autorità che rafforzano il perimetro del gioco regolato, dall’altro giurisdizioni che iniziano a esplorare nuove forme di offerta, cercando di incanalarle in un quadro normativo dedicato.
In Romania, il tribunale ha respinto la richiesta di Polymarket di sospendere la decisione dell’ONJN – l’autorità nazionale per il gioco – che aveva classificato la piattaforma come operatore di gioco d’azzardo non autorizzato. Una decisione che, nelle parole dell’autorità, conferma “la necessità dell’intervento” e la legittimità dell’approccio adottato.
Il caso va oltre il singolo operatore. Al centro non c’è soltanto Polymarket, ma la tenuta stessa del sistema regolatorio. Le autorità rumene hanno chiarito che il rischio principale è quello di una “scappatoia normativa”: la possibilità di riproporre attività assimilabili alle scommesse sotto l’etichetta più neutra di “piattaforme di previsione”.
Se la sospensione fosse stata accolta, si sarebbe aperto un precedente potenzialmente destabilizzante. Anche operatori autorizzati avrebbero potuto aggirare obblighi fondamentali – dalla fiscalità ai sistemi di autoesclusione, fino ai controlli antiriciclaggio e alle procedure KYC – riconfigurando i propri prodotti come mercati di previsione. Un passaggio che avrebbe inciso direttamente sulla capacità dello Stato di contrastare il mercato nero e mantenere un sistema di regole coerente.
Il timore, esplicitato dalle autorità, riguarda anche l’evoluzione tecnologica del fenomeno. Il modello Polymarket, fortemente legato all’ambiente crypto, potrebbe favorire la diffusione di piattaforme decentralizzate difficilmente controllabili, avvicinando il settore a forme di offerta assimilabili a casinò non regolati. In questo scenario, la linea adottata dalla Romania si inserisce in un orientamento più ampio: Polymarket risulta oggi vietato in numerosi Paesi europei, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Francia, Germania, Italia e altri.
Su un fronte opposto, ma complementare, si muove invece Gibilterra. E’ stato annunciato oggi il rilascio della prima licenza europea per un operatore di prediction market, Predict Street Ltd, autorizzato come intermediario di scommesse sotto il Gambling Act del 2005. La piattaforma, che si presenta come partner ufficiale dei prediction market per i Mondiali FIFA 2026, prevede il lancio nelle prossime settimane ed è sviluppata con tecnologia blockchain.
Per il governo di Gibilterra, si tratta di una scelta strategica. Il ministro per Giustizia, Commercio e Industria Nigel Feetham ha sottolineato come i prediction market rappresentino un’area di crescita significativa, anche alla luce delle recenti pressioni fiscali provenienti dal Regno Unito, che rischiano di colpire duramente il settore locale del gioco, pilastro dell’economia del territorio.
La mossa segnala la volontà di adattare rapidamente l’offerta regolatoria per attrarre nuove attività, in un contesto in cui il gaming rappresenta circa un terzo delle entrate fiscali e impiega migliaia di persone. Non a caso, anche Malta ha avviato una riflessione su un possibile quadro normativo dedicato ai prediction market, riconoscendone il potenziale innovativo ma sottolineando la necessità di regole chiare e sostenibili.
Il quadro europeo resta però frammentato. In molti Paesi, i prediction market continuano a essere trattati come gioco d’azzardo illegale o, in alcuni casi, come strumenti finanziari non autorizzati. Germania e Paesi Bassi, ad esempio, mantengono un approccio particolarmente restrittivo, mentre Francia e altri Stati hanno già bloccato operatori come Polymarket.
Eppure, nonostante i divieti, il fenomeno continua ad attrarre utenti. Secondo analisi di settore, traffico e livelli di engagement restano elevati anche nei mercati dove le piattaforme sono ufficialmente interdette.
È proprio questa tensione tra domanda crescente e incertezza normativa a definire la fase attuale. Da un lato, il rischio di erosione del sistema regolato spinge molte autorità verso un approccio prudente e restrittivo. Dall’altro, alcune giurisdizioni iniziano a considerare i prediction market come una possibile evoluzione dell’offerta, da integrare – piuttosto che escludere – all’interno di un perimetro regolato.
Il caso Romania e la scelta di Gibilterra mostrano così le due direzioni lungo cui si muoverà il dibattito europeo nei prossimi mesi: chiudere le maglie per evitare arbitraggi normativi o aprire, ma con regole nuove, a un segmento destinato a crescere.







