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Paesi Bassi, studio shock sul gioco online illegale: “Meta incassa fino a 10 milioni l’anno da pubblicità di casinò senza licenza”

Oltre 15mila pubblicità illegali di gioco online rivolte agli utenti olandesi in un solo mese. Una platea di decine di milioni di visualizzazioni, migliaia di domini collegati a operatori non autorizzati e ricavi pubblicitari stimati fino a 10 milioni di euro l’anno per le piattaforme del gruppo Meta. È il quadro emerso da una nuova analisi pubblicata dal Keurmerk Verantwoorde Affiliates in collaborazione con l’associazione degli operatori di gioco online autorizzati olandesi.

Lo studio prende in esame le inserzioni apparse nel marzo 2026 su Facebook e Instagram rivolte al mercato olandese del gioco online. Attraverso il monitoraggio della libreria pubblicitaria pubblica di Meta, i ricercatori hanno identificato almeno 15.114 annunci riconducibili a operatori privi di licenza nei Paesi Bassi.

L’analisi stima che queste campagne abbiano generato circa 75,8 milioni di visualizzazioni verso utenti olandesi in un solo mese, di cui 5,8 milioni rivolte alla fascia più giovane tra i 18 e i 24 anni. Su base annuale il dato potrebbe arrivare a circa 71 milioni di visualizzazioni per quella sola categoria considerata vulnerabile dalla normativa nazionale.

Il report assume particolare rilevanza perché arriva in un momento in cui nei Paesi Bassi è in corso un forte dibattito sull’inasprimento delle restrizioni pubblicitarie per gli operatori legali. Gli autori dello studio evidenziano infatti il rischio che un eccessivo irrigidimento verso il mercato regolato finisca per favorire indirettamente la crescita dell’offerta illegale, molto più aggressiva e meno controllabile online.

Secondo la ricerca, Meta non fornirebbe dati ufficiali sui ricavi pubblicitari legati al gioco, ma utilizzando i parametri medi del costo per mille visualizzazioni il volume economico stimato sarebbe compreso tra 7,2 e 13,6 milioni di euro annui, con una stima ritenuta “realistica” di circa 10 milioni di euro.

Lo studio sottolinea comunque che Meta dispone di sistemi di moderazione e meccanismi di segnalazione contro contenuti illegali e che il report non intende sostenere l’esistenza di una facilitazione intenzionale del gioco illegale da parte della piattaforma. Tuttavia, gli autori ritengono che la scala del fenomeno dimostri come gli strumenti di controllo attuali non siano sufficienti a intercettare tempestivamente le campagne abusive.

Particolarmente interessante è la parte dedicata alle tecniche utilizzate dagli inserzionisti illegali. Il report descrive un ecosistema estremamente dinamico, basato su campagne pubblicitarie di brevissima durata — spesso inferiori a tre giorni — create per sfuggire ai controlli automatici. Una volta rimossi gli annunci o chiuse le pagine, le stesse campagne riapparirebbero rapidamente con nuovi domini, identità differenti e pagine ricreate.

Tra le pratiche più diffuse emergono l’utilizzo di link apparentemente diretti agli store ufficiali di Google o Apple che in realtà reindirizzano verso casinò illegali, e il ricorso a marchi famosi olandesi utilizzati impropriamente per aumentare la credibilità delle inserzioni. Il report cita anche l’uso di falsi profili personali con testimonianze inventate di vincite milionarie per simulare contenuti organici e attirare utenti verso siti non autorizzati.

I dati mostrano inoltre che il 65,4% degli annunci illegali individuati aveva un’età minima di targeting inferiore ai 24 anni. Un elemento particolarmente delicato alla luce delle regole olandesi entrate in vigore nel 2023, che vietano agli operatori autorizzati di indirizzare pubblicità verso giovani adulti.

Il dossier si inserisce così in una discussione sempre più ampia sul rapporto tra regolamentazione del gioco, piattaforme digitali e mercato illegale. Il messaggio lanciato dagli autori è chiaro: limitare ulteriormente la visibilità degli operatori autorizzati senza affrontare contemporaneamente la crescita dell’offerta illegale rischia di produrre un effetto opposto rispetto agli obiettivi di tutela del consumatore.

Redazione Jamma
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