HomeAttualitàMusacchio (giurista): "Scommesse online e criptovalute, così le mafie 4.0 ripuliscono il...

Musacchio (giurista): “Scommesse online e criptovalute, così le mafie 4.0 ripuliscono il denaro”

Dalle criptovalute ai mixer, dai wallet anonimi fino agli NFT: la criminalità organizzata sta imparando a muoversi con crescente disinvoltura nel mondo della finanza digitale. È qui che le cosiddette “mafie 4.0” stanno trovando nuovi strumenti per riciclare denaro, spostare capitali e infiltrarsi nell’economia globale. A spiegare come funzionano questi meccanismi è il giurista e criminologo Vincenzo Musacchio, che analizza i nuovi scenari tecnologici della criminalità e le difficoltà investigative e normative nel contrastare il fenomeno.

Secondo Musacchio, le criptovalute rappresentano certamente uno strumento appetibile per le organizzazioni criminali, ma non soltanto per il presunto anonimato. Il vero vantaggio sta soprattutto nella possibilità di eliminare ogni intermediario. “Le mafie non hanno più bisogno di corrompere direttori di banca o trasportare valigie piene di contanti oltre i confini”, spiega in una intervista a Presa Diretta. “Oggi possono spostare milioni di euro semplicemente con uno smartphone e un computer, evitando controlli fisici o doganali”.

Eppure la blockchain, per sua natura, registra ogni transazione. Per aggirare questa apparente trasparenza, le organizzazioni criminali utilizzano strumenti sempre più sofisticati. Tra questi ci sono le cosiddette tecniche di “rimescolamento”: sistemi informatici che mescolano bitcoin di provenienza illecita con quelli appartenenti ad altre migliaia di utenti, restituendoli in seguito come fondi apparentemente puliti. Un’altra soluzione è rappresentata dalle “privacy coin”, come Monero, progettate proprio per nascondere mittente e destinatario delle transazioni.

Il passaggio decisivo, tuttavia, è quello che trasforma il denaro digitale in ricchezza spendibile nell’economia reale. “La sfida più importante oggi è il cash-out”, osserva il criminologo. “Le criptovalute devono essere convertite in investimenti, beni o contanti”. È in questo passaggio che le mafie dimostrano grande capacità di adattamento, investendo in zone grigie dell’economia o utilizzando prestanome. Talvolta ricorrono anche a circuiti alternativi come le valute dei videogiochi o le scommesse online, trasformandole in strumenti per ripulire il denaro illecito.

Nonostante il crescente livello tecnologico delle organizzazioni criminali, anche le forze investigative stanno sviluppando nuovi strumenti. Negli ultimi anni sono stati creati nuclei specializzati all’interno della Guardia di Finanza e di Europol, dotati di software avanzati di blockchain analytics. Questi sistemi permettono di seguire il cosiddetto “filo di Arianna” delle transazioni digitali attraverso migliaia di passaggi. Il problema, però, non è soltanto tecnico. “La vera difficoltà è legislativa”, sostiene Musacchio. “Servirebbe una cooperazione globale immediata, perché i bit non si fermano alle dogane e non conoscono confini”.

Le tecniche di riciclaggio utilizzate nel mondo delle criptovalute sono numerose e in continua evoluzione. Una delle più diffuse è la stratificazione, che consiste nel frammentare una grande somma di denaro sporco in migliaia di microtransazioni, ciascuna diretta verso indirizzi diversi. Il processo viene ripetuto rapidamente, creando catene di passaggi talmente lunghe da rendere quasi impossibile seguirle manualmente. In questi casi, solo strumenti forensi avanzati consentono di ricostruire l’intero percorso dei fondi.

Un’altra tecnica sempre più diffusa è il cosiddetto “salto della catena”. In questo caso il denaro viene convertito ripetutamente da una criptovaluta all’altra, ad esempio da bitcoin a ethereum e poi a monero, spesso attraverso exchange decentralizzati che non richiedono procedure di identificazione degli utenti. Ogni conversione spezza ulteriormente il tracciamento della transazione, rendendo più difficile per gli investigatori ricostruire il flusso finanziario.

Accanto a questi sistemi si stanno diffondendo anche modalità di riciclaggio legate all’arte digitale. In pratica viene creato un NFT, cioè un’opera digitale dal valore iniziale nullo, che viene poi acquistata dallo stesso soggetto tramite un altro portafoglio contenente denaro di provenienza illecita. Se l’opera viene venduta, ad esempio, per un milione di euro, il guadagno apparirà formalmente come il risultato legittimo di una transazione artistica registrata sulla blockchain.

Le indagini su questi fenomeni raramente partono direttamente dall’analisi della blockchain. Più spesso il primo segnale arriva dal sistema finanziario tradizionale. “Sono banche e intermediari finanziari a segnalare movimenti sospetti legati alle criptovalute”, spiega Musacchio. Una volta accertato il collegamento tra denaro pulito e fondi di origine illecita, scatta il reato di autoriciclaggio. Le autorità possono quindi sequestrare conti correnti, chiavi private dei wallet e persino gli NFT coinvolti, congelandoli su portafogli giudiziari.

Quando i flussi finanziari attraversano più paesi, intervengono anche le nuove strutture europee dedicate alla lotta al riciclaggio. In questi casi può entrare in gioco la Autorità europea antiriciclaggio (AMLA), che coordina il blocco dei fondi destinati a paradisi fiscali e supporta le indagini transfrontaliere.

Guardando al futuro, Musacchio individua due frontiere principali: la finanza decentralizzata (DeFi) e il mercato degli NFT. Entrambi offrono nuove opportunità di anonimato e di manipolazione dei valori digitali. “La mafia non si affida più soltanto ai colletti bianchi”, osserva. “Oggi può contare anche su ingegneri informatici e hacker tra i migliori sul mercato”.

Le organizzazioni criminali, in particolare la ’ndrangheta, stanno progressivamente integrando le cripto-attività nelle proprie strategie economiche. Le criptovalute vengono utilizzate per pagare forniture di droga, per riciclare proventi illeciti e per investire capitali nei paradisi fiscali. Il risultato è una trasformazione profonda delle strutture criminali, sempre più simili a conglomerati finanziari globali.

Per magistratura e forze di polizia si tratta di una sfida complessa, che non riguarda soltanto il contrasto al crimine organizzato, ma anche la capacità delle istituzioni di adattarsi a un mondo finanziario che evolve molto più rapidamente delle norme che dovrebbero regolarlo.

Redazione Jamma
Redazione Jammahttps://www.jamma.it/
Il quotidiano del gioco legale
Altri articoli