Comprendere e misurare il mercato del gioco non regolato per costruire strumenti normativi più efficaci. È questo il focus dell’intervento di Cesare Pozzi, Direttore del GRIF “Fabio Gobbo” della Luiss Business School, durante l’evento “Misurare l’invisibile – Il mercato del gioco non regolato in Italia”, in corso alla Lanterna di via Tomacelli e promosso da Fortune Italia, powered by Novomatic Italia.
Pozzi ha illustrato il lavoro di ricerca e analisi realizzato dal GRIF per cercare di quantificare un fenomeno che, per sua natura, resta difficilmente misurabile. “Non esiste un confine netto tra legale e illegale – ha spiegato – perché esiste un’area grigia che dipende anche da scelte amministrative e politiche. Per questo una stima quantitativa assoluta è tecnicamente impossibile”.
Il direttore del centro di ricerca della Luiss Business School ha sottolineato come l’obiettivo dello studio non fosse tanto individuare un dato definitivo, quanto piuttosto fornire strumenti interpretativi utili a comprendere la dimensione e le caratteristiche del fenomeno. Per farlo, il gruppo di ricerca ha utilizzato tre differenti metodologie statistiche ed econometriche, successivamente integrate tra loro.
La prima analisi si è concentrata sulle variabili considerate più vicine al fenomeno del gioco illegale, con l’obiettivo di individuare i fattori in grado di influenzarne la diffusione. Un secondo modello ha invece preso in esame le specificità territoriali italiane, analizzando regioni, province e comuni per evidenziare differenze culturali e amministrative che possono incidere anche sulle modalità di gioco.
“Abbiamo cercato di capire le caratteristiche specifiche delle diverse aree del Paese – ha spiegato Pozzi – perché esistono elementi territoriali che influenzano anche il comportamento nel gioco”. A queste metodologie si è aggiunto poi un terzo strumento basato sul machine learning, utilizzato per combinare e interpretare i diversi dati raccolti.
Lo studio ha preso in esame differenti verticali del mercato: online, scommesse, lotterie e apparecchi fisici. Ed è proprio sul fronte digitale che è emerso il dato più significativo. “L’online rappresenta nettamente il canale dove il gioco illegale ha maggiore spazio”, ha affermato Pozzi, evidenziando come il comparto online pesi per circa l’85% del totale del mercato illegale in Italia, mentre l’incidenza dell’illegalità nel segmento online raggiunge il 45%.
Numeri che, secondo il direttore del GRIF “Fabio Gobbo”, devono essere interpretati con cautela. “La matematica non è un’opinione, ma i modelli matematici sì – ha precisato – e questi studi servono soprattutto a inquadrare il fenomeno e ad aiutare chi deve gestirlo”.
Pozzi ha inoltre richiamato l’attenzione sulla rapidità con cui evolvono tecnologie e comportamenti sociali, fattori che rendono necessaria una regolazione costantemente aggiornata. “Cambiano le tecnologie e cambia anche il rapporto delle persone con il gioco, soprattutto tra i più giovani e nell’utilizzo degli strumenti digitali. Tutto questo richiede una particolare attenzione nella regolazione del settore”, ha concluso.







